Annalisa Colzi
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fa'afafine

Fa’afafine ecco cosa ci propina oggi la scuola

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Fa’afafine, come andare a teatro con la scuola e uscirne “edotti” e confusi

Una vera propaganda gender per i nostri figli

Lo spettacolo teatrale “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro” ha vinto nel 2014 il Premio scenario infanzia; è così entrato nella programmazione scolastica come progetto didattico da proporre nelle scuole. Ed ora ci troviamo di fronte ad una fitta rete di appuntamenti programmati per il 2016 a cui hanno aderito numerose scuole.

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Ovviamente il titolo è fuorviante: “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro” e potrebbe anche far pensare ad una bella favoletta a lieto fine, adatta a bambini di ogni età. Peccato però che dietro, sviluppato in maniera lampante, ci sia la storia di un bambino transgender, o gender creative child o, se preferite, un bambino-bambina a giorni alterni (leggere sotto se non ci credete). Un messaggio chiaro e limpido, senza sottintesi. Una vera e propria propaganda alla teoria del gender!

Leggiamo la descrizione del progetto e vediamo quello che la scuola propone oggi ai nostri figli:

Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine“; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. La sua stanza è un mondo senza confini che la geografia possa definire: ci sono il mare e le montagne, il sole e la luna, i pesci e gli uccelli, tutto insieme. Il suo letto è una zattera o un aereo, un castello o una navicella spaziale.

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Maschio i giorni pari, femmina i dispari

Oggi per Alex è un giorno importante: ha deciso di dire a Elliot che gli vuole bene, ma non come agli altri, in un modo speciale. Cosa indossare per incontrarlo? Il vestito da principessa o le scarpette da calcio? Occhiali da aviatore o collana a fiori? Alex ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i giorni dispari è femmina, dice. Ma oggi è diverso: è innamorato, per la prima volta, e sente che tutto questo non basta più. Oggi vorrebbe essere tutto insieme, come l’unicorno, l’ornitorinco, o i dinosauri.

Fuori dalla stanza di Alex ci sono Susan e Rob, i suoi genitori. Lui non vuole farli entrare; ha paura che non capiscano, e probabilmente è vero, o almeno lo è stato, fino a questo momento. Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare.

Alex, Susan e Rob. Questo spettacolo è il racconto di un giorno nelle loro vite, un giorno che le cambierà tutte. Un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, e insegna loro a non avere paura. Quando Alex aprirà la porta, tutto sarà nuovo.

“Siamo incommensurabilmente fortunati ad avere un figlio di genere non conforme. È troppo facile sentirti fortunato quando ottieni quello che desideri. Riesci a sentirti così e continuare ad essere riconoscente quando le cose non vanno come ti aspettavi? Sì, ci riesci. È questo che ci ha insegnato C. J.” (Lori Duron, Il mio bellissimo arcobaleno). (www.associazionescenario.it)

E per non farvi mancare nulla, andate a vedere il trailer dello spettacolo. Pochi minuti, ma chiarissimo il messaggio.

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Aprire gli occhi

Ma qualcuno non aveva detto che la teoria del gender non esiste? Che è roba da poveri bigotti? Genitori svegliamoci e informiamoci su quello che la scuola oggi ci propone. Abbiamo il diritto di dire di no!

P.T.

“Migliaia di bambini e adolescenti saranno condotti dalle scuole a uno spettacolo che ha l’intento dichiarato di mettere in crisi la loro identità sessuale, la loro stabilità psicoaffettiva. Ancora una volta, sulla base della maledetta ideologia Gender: quella per cui nascere biologicamente maschi e femmine non avrebbe niente a che vedere con la nostra “vera” sessualità, che invece può essere scelta, cambiata, modellata e riformulata a piacimento senza alcun punto di riferimento oggettivo; quella per cui l’uomo e la donna non sono naturalmente complementari; quella per cui qualsiasi unione affettiva ha lo stesso valore sociale e antropologico del matrimonio; quella per cui non esistono “mamma” e “papà”, ma “genitore 1, 2, 3, 4…”.

Quella che Papa Francesco, in persona, ha definito “una colonizzazione ideologica”, “uno sbaglio della mente umana”, “il frutto di una frustrazione”, un metodo di propaganda ideologica nelle scuole simile a quello nazista. Quella che negli ultimi anni sta entrando nelle scuole di tutto il mondo grazie alle sponsorizzazioni politiche ed economiche dell’ex amministrazione Obama, dell’ONU, dell’Unione Europea completamente dominata, su questi temi, dalle lobby LGBT. Quella che è stata inserita subdolamente anche nell’ultima riforma della scuola italiana dal Governo Renzi. Quella che spunta fuori da centinaia di corsi, progetti, attività sulla sessualità e sull’affettività nelle scuole di ogni ordine e grado: dagli asili al liceo”. (www.citizengo.org).

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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