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Voglia di paradiso? Ecco qualche piccolo assaggio

Gli uomini non pensano al cielo e si illudono di essere felici. Sono come pesci che guizzano nel piccolo vaso, e sono felici perché non sanno che lo sarebbero di più se potessero guizzare nel vasto mare. Se lo sapessero, avrebbero tanta VOGLIA di tuffarsi in esso! S. Giovanni Maria Vianney

Voglia di Paradiso? 

Non stiamo parlando della torta paradiso, ma di quello vero ma per poter avere voglia di Paradiso bisogna  crederci! Due curiosi episodi per introdurre il tema. Sono due episodi veri, anche se curiosi; e mi sembra­no particolarmente efficaci per introdurre il tema del Paradiso.

Un Parroco, un giorno, dopo aver ampiamente illustrato le bellezze del Paradiso e descritti i mezzi per raggiungerlo, volle fare una verifica sull’interesse suscitato, e domandò: «chi di voi ha voglia di Paradiso?».

Tutti alzarono la mano, ad eccezione di un vecchietto, proprio in prima fila.

Il Parroco, sorpreso, volle fare un altro riscontro, e domandò: «e chi di voi vuole andare all’Inferno?», Nessuno alzò la mano, vecchietto compreso.

Allora gli si avvicinò e, con delicatezza, gli chiese: «ma lei dove vuole andare? In Paradiso, no; all’Infer­no, neppure!…».

E il vecchietto prontamente rispose: «il Paradiso sarà bello, ma non ci voglio andare, perché sto proprio bene qui!».

Un frate Cappuccino, confessore del Granduca di Toscana, assistendolo in punto di morte, continuava a dirgli: «Altezza, che bella cosa andare in Paradiso! Com’è fortunato lei che sta per raggiungere il Cielo!». Al che, l’illustre infermo, con disarmante lucidità, ri­spose: «caro Padre, perché non ci va lei in Paradiso? Io sto tanto bene a Palazzo Pitti!».

Il tema del Paradiso

Introdurre un tema impegnativo come quello del Pa­radiso con due aneddoti che si direbbero congeniali più alla letteratura popolare che alla Teologia, sem­brerebbe irriverente e poco costruttivo, ma non è così, perché ci danno la chiara sensazione della diffi­coltà del tema.

Il vecchietto e il Granduca, pur così diversi per men­talità e condizione sociale, di fronte alla prospettiva dei Paradiso, non hanno una reazione positiva, e non mostrano di esserne particolarmente affasci­nati. Concordano nel dire: meglio la terra che il cielo! Meglio un piccolo paradiso quaggiù, che un impalpabile e indefinibile Paradiso lassù! Meglio fare della vita un paradiso terrestre, che rifugiarsi nella speranza di un Paradiso celeste…

Ed è questa la reazione della quasi totalità degli uomini e delle donne di questo mondo: una reazione assurda, se si tiene conto che il tema del Paradiso è il più essenziale, il più urgente, e il più affascinante.

Un tema essenziale ed affascinante

Nessuno nemmeno più i preti parlano del Paradiso: del Paradiso vero (con la P maiuscola), che non deve essere confuso con i tanti paradisi (con la p minuscola) terreni ritenuti tali. Il tema del Paradiso è:

essenziale, perché il Paradiso è:

– lo scopo per il quale siamo stati creati, il fine della vita.

– il premio alla fatica del vivere

– il conforto alle sofferenze

– la piena e definitiva felicità alla quale aspiriamo;

affascinante, perché annunciare il Paradiso significa:

– dare fiducia,

– infondere speranza,

– comunicare ottimismo,

– dare senso e valore ad ogni cosa, anche la più piccola ed insignificante,

– fare della vita la serena attesa di un futuro appagante e felice,

– instillare la certezza che il meglio per noi è riposto nelle realtà che ci attendono, e non in quelle che appartengono al passato.

Un tema disatteso da sempre e dai più

Incredibile, ma vero!

Il tema che dovrebbe maggiormente infiammare gli uomini provati da tante sofferenze e fatiche è quello meno considerato e quindi più disatteso.

E non solo da ora!

Basta ricordare ciò che dice l’Autore dell’Imitazione di Cristo: Il mondo promette beni fugaci e di poco conto, eppure le persone lo servono con grande avi­dità. Dio promette il Bene sommo e imperituro, ma i loro cuori languono nel torpore.

Per un lieve guadagno l’uomo è disposto a correre in lungo e in largo, ma per la vita eterna stenta a muovere un passo.

Ahimé! per il Bene che non perisce, per il valore che supera ogni stima, per il più alto degli onori, per la gloria che non conosce termine sono pigri ad affrontare fatiche anche lievi e di poco conto.

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