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SILVIA ROMANO E I DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

Chiunque parta per una missione deve essere preparato. Deve conoscere usi, costumi e pericoli presenti nei luoghi dove sta per essere mandato. Ovviamente ci possono essere sorprese imprevedibili come è accaduto ai sacerdoti Paolo Dall’Olio o Pierluigi Maccalli, ma è impensabile mandare ragazzine di vent’anni senza nessuna adeguata istruzione nei luoghi più a rischio del pianeta.

Silvia Romano fu rapita il 20 novembre 2018 a Chakama che si trova non molto lontano dal confine con la Somalia. Un luogo ad alto rischio terrorismo. Basta leggere su “Viaggiare Sicuri” la pagina della Farnesina per rendersi conto del rischio cui si va incontro quando si intraprende questa strada.

La mia riflessione, in seguito alla liberazione di Silvia Romano, cerco di esprimerla in poche parole.

Ammiro tutti i volontari e i cooperanti che desiderano migliorare le condizioni di vita di coloro che, sotto l’aspetto economico, sono i più indigenti. Ma sono da mettere al bando tutte quelle Ong che si improvvisano missionari.

Silvia Romano se voleva partire per una missione doveva farlo con delle Ong capaci di tutelarla e non si capisce come mai sia partita con una Ong di Fano, piccola e inesperta, e non come una molto più sicura. Naturalmente le Ong serie non fanno partire i ragazzi allo sbaraglio ma vi è, non solo una grande preparazione, ma anche attenzione ai luoghi dove vengono mandati i volontari e se vi sono pericoli come vi sono nella zona in cui fu mandata Silvia, non li fanno partire.

Quindi, secondo il mio punto di vista, occorrerebbe da ora in avanti, far firmare una liberatoria, per chiunque voglia partire allo sbaraglio, in cui viene detto chiaro e tondo che la persona in questione si assume i rischi che in quella zona pericolosa può incontrare.

Detto questo, sono contraria a certi attacchi inumani alla persona di Silvia. Non deve essere per niente piacevole stare per 18 mesi nelle mani di aguzzini.

Il fatto che sia diventata musulmana è una sua scelta. Ma forse Silvia Romano non era neppure una cattolica praticante. E comunque in certe situazioni non possiamo sapere che tipo di lavaggio del cervello gli sia stato fatto. Non credo alla libertà psicologica, in quella situazione di prigionia, cui Silvia parla. L’unica certezza sono i due sbagli fatti:

1°- Silvia, non doveva partire con quel tipo di Ong.

2°- Lo Stato non doveva spifferare della sua liberazione ma semplicemente farla tornare a casa nel silenzio, visto i momenti particolari che l’Italia sta attraversando a causa del Covid-19.

Lo Stato ben sapendo come funzionano i social doveva prevedere un certo tipo di attacco nei confronti di Silvia Romano. Attacco dovuto principalmente ai 4 milioni di euro pagati per il riscatto, soldi che tristemente saranno usati per uccidere cristiani. Non era questo il momento di sbandierare questa spesa a italiani disperati a causa della chiusura delle imprese. Nel silenzio mediatico Silvia avrebbe ripreso lentamente la sua giovane vita spezzata per 18 lunghi mesi.

Se qualcuno desidera partire per Terre martoriate, chiedete prima informazioni a “Aiuto alla Chiesa che soffre” ma prima leggete il bellissimo libro del fondatore. Vi garantisco che ne vale la pena.

Annalisa Colzi

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