RIFLESSI DI LUCE

Riparare è il compito di ogni cristiano

Quando qualcosa si rompe, la prima cosa che facciamo è quella di scoprire come ripararla. Quindi è importante sapere come riparare una cosa guasta così da mettere tutto in ordine. Beh direte; ma cosa vuol dire tutto questo? Perché questo discorso così strano. E avete ragione! E’ un discorso strano ma tra qualche istante capirete tutto.

Innanzitutto se andiamo a leggere il significato di riparare, leggiamo che riparare vuol dire rimettere in buono stato una cosa che non è più agibile, usabile; insomma, è guasta, rotta. Ed il cristiano cosa fa? RIPARA. Gesù cosa ha fatto? Ha riparato quell’umanità ormai distrutta dalla disobbedienza dell’uomo. Ha riparato ciò che era ormai guasto e lo ha riportato al suo splendore. Con il suo sacrificio, ha riparato quel cuore umano ormai incapace di amare, di riconoscere il Suo Dio. Ed oggi quante anime cristiane, con la loro sofferenza diventano riparatrici? Riparano quelle offese che vengono fatte a Dio. Ogni cristiano è quindi chiamato a riparare…San Francesco, iniziò proprio riparando quella chiesa ormai distrutta, decaduta: “Francesco, và e ripara la mia Chiesa”.

Riparare, nel senso cristiano della parola significa: restaurare, compensare, espiare.

Perché Gesù Cristo è venuto sulla terra?

Per riparare; non per altro. Per rimettere la sua opera “divina in quello stato, dal quale era decaduta per il peccato dell’uomo; per restituire all’uomo la vita soprannaturale perduta; per compensare, mediante i suoi meriti infiniti, l’ingiuria recata al Padre nel Paradiso terrestre e le ingiurie che la malizia degli uomini va ripetendo e moltiplicando ogni giorno; per espiare con le sue sofferenze – il presepio, la vita nascosta, la Croce – gli egoismi che dominano fra gli uomini fin dal principio dei secoli.

Nostro Signore poteva compiere quest’opera di Riparazione da solo: ma non lo volle: volle invece avere dei cooperatori: ciascuno di noi, ogni cristiano.

Ecco il punto che dobbiamo comprendere bene, perché costituisce la base di tutta la dottrina della riparazione.

S. Paolo, spiegando ai primi cristiani la dignità sovraeminente che loro proveniva dal fatto di essere stati chiamati a partecipare della stessa vita del Figlio di Dio, diceva loro: “Una stessa vita, la vita del Padre celeste, passa in Gesù ed in voi, in Gesù per natura perché egli è il capo, in voi per adozione perché voi siete le membra che ricevono la vita dal capo, il quale in virtù del suo sacrificio vi ha divinizzati”. Non c’è unione perfetta senza la continuità tra le membra ed il capo, tra il capo e le membra. La persona di Gesù Cristo costituisce il capo; ciascuno di voi le membra, il suo corpo mistico.

All’offertorio della S. Messa il celebrante, dopo aver posto nel Calice il vino, deve aggiungere, qualche goccia di acqua. Ecco il simbolo della parte di Nostro Signore e nostra, del valore proporzionale del concorso suo e nostro. Per la consacrazione basterebbe il solo vino; ma sono richieste anche alcune gocce di acqua, che in forza delle parole divine, saranno mutate col resto nel sangue del Cristo.

Così questo “nulla che siamo noi, unito a Gesù diventerà onnipotente, della potenza stessa che Dio gli comunica (E’ da notare che il paragone non va preso con rigore. La goccia d’acqua non è richiesta per la validità, ma solo per la liceità del Sacrificio della Messa). In virtù di questo nulla diventato qualche cosa, le anime saranno riscattate; senza questo nulla insignificante per sé ma prezioso per la sua unione con Cristo, le anime, forse molte anime, andranno perdute. Il mondo ha bisogno di tutti i suoi salvatori: di Gesù che è il primo di tutti, il Salvatore per eccellenza; e di ciascuno di noi, chiamati a collaborare con Lui nel riscatto del genere umano. Là, dove la solidarietà del male aveva tutto perduto, la solidarietà del bene ha tutto restaurato.

Chi non conosce questo nostro dovere di partecipare all’opera redentrice,, si può ben dire che ignora il meglio della sua grandezza di cristiano. Chi, conoscendolo, cerca di sfuggirlo, viene meno al suo compito più nobile e nello stesso tempo più imperioso.

Con che mezzo Cristo ha compiuto la riparazione?

Col sacrificio. C’è qui un mistero! Il Figlio di Dio per riparare le rovine del peccato, per restaurare ogni cosa, non era tenuto ad imporsi una vita penosa, umiliante, dolorosa; eppure l’ha proprio voluta scegliere per sé, trascurandone ogni altra. Ha voluto riparare soffrendo.

Quindi se ci riteniamo dei cristiani, siamo tenuti a partecipare alla sua missione per la nostra solidarietà con Lui nell’unità del Corpo mistico, eccoci perciò tenuti a partecipare alla sua passione; così si spiega perché l’Apostolo, nell’inculcarci la necessità di collaborare all’opera redentrice del Salvatore, non dice compiere la missione, ma compiere la sua passione.

Dirci cristiani e poi cercare di condurre una vita comoda, suonerebbe abbastanza strano….

Il vero discepolo di Gesù Cristo, sente la necessità di riparare insieme con Gesù che è venuto sulla terra unicamente a questo fine, perché con Lui formiamo una cosa sola.

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Annalisa Colzi
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