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Ma nella diocesi di Torino e di Bolzano Bressanone come sono messi?

Torino è una città ritenuta la città magica per eccellenza, la città delle sette sataniche. Sinceramente non so se questi dati corrispondano alla realtà, ma una cosa è certa, nella diocesi di Torino si susseguono sacerdoti che sparano a caso in materia di teologia. Nel leggere le loro tesi si rimane stupiti di come possano essere stati ordinati e di come continuino il loro mandato di sacerdote.

Ho già parlato di don Paolo Scquizzato e delle sue stranezze teologiche lontane mille miglia dalla Fede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Don Paolo è di Torino e, purtroppo, non è l’unico sacerdote sui generis del torinese. Ma, prima di parlare di un altro sacerdote torinese e dei suoi sproloqui, desidero aggiornarvi sul don Scquizzato. Ordinato nella Congregazione del Cottolengo, è stato finalmente sospeso ma, purtroppo, la diocesi lo ha accolto a braccia aperte. E così il don Paolo continua le sue conferenze eretiche con il lasciapassare della diocesi. Alla rovina di tante anime partecipano anche le edizioni San Paolo, le quali hanno avuto l’ardire di pubblicare un testo del succitato sacerdote. A nulla sono valse le mie rimostranze con la San Paolo, il cui responsabile non ha neppure risposto alla mia e-mail.

Don Paolo Zambaldi

Detto questo, passiamo al secondo personaggio che si chiama don Paolo Zambaldi, stesso nome ma cambia la diocesi perché don Zambaldi è della diocesi di Bolzano Bressanone. Nel leggere alcune sue riflessioni si rimane stupiti nel sapere che un vescovo in quel del 2016 abbia avuto il coraggio di ordinarlo. Voglio pensare che lo stesso vescovo non conoscesse pienamente il pensiero distorto fino all’eresia di don Zambaldi, ma almeno, vi supplico, fermatelo.

Leggiamo alcune sue chicche. In una parla della balla del diavolo:

… Anche le sette sataniche non sono che gruppi di gente mentalmente instabili, che usano la paura per costringere le vittime a subire violenze e sottomissioni fisiche e mentali. La scienza e una teologia più onesta, hanno da tempo relegato il demonio a immagine estetica, pittorica, simbolica. Chi, se non psichicamente debole, crede nelle possessioni e nei conseguenti esorcismi? Chi oggi ha paura dell’inferno?
Perché dunque la Chiesa, contraddicendosi, tenta ancora quella carta? Perché Francesco (il papa del “buona sera”) avvalla la presenza di questa figura? Ha una doppia personalità?
O è l’ultimo segnale di un modello ecclesiale ormai cadente e privo di vitalità che cerca di rilanciare se stesso rincorrendo i miti del passato?”.

Tolto di mezzo il diavolo, via il valore del matrimonio cristiano e via alla condanna dell’aborto come assassinio: “… abbiamo avuto un agghiacciante assaggio con le parole di papa Francesco sull’aborto. Accostare le donne ai mafiosi, al più violento e disumano dei crimini (l’assoldamento di un sicario), svela freudianamente, il suo vero pensiero, la volontà di potenza che sottende le regole del Catechismo. Con buona pace della misericordia!”. Quindi, per don Paolo l’aborto non è un crimine.

E la confessione è per lui: “Uno strumento di controllo e ricatto spirituale/sociale… La confessione auricolare infatti che altro è se non un grado di giudizio simile a quello dei tribunali? Accusa/ confessione delle proprie colpe, conseguente assoluzione/non assoluzione, penitenza. Il “peccato mortale” che altro è se non uno strumento per dominare le coscienze angosciandole?
Chi non obbedisce alle regole del Catechismo commette peccato, senza appello, senza possibilità di discernimento, senza la libertà di perorare la propria causa”.

Le diocesi in questione cosa fanno con questi personaggi? Da poco è stato divulgato un documento in cui, il vescovo Nosiglia di Torino, ha bloccato le preghiere di liberazione nella sua diocesi perché scandalizzavano la comunità dei fedeli e vi erano gravi inosservanze delle norme liturgiche e disciplinari.  Adesso, spero che entrambe le diocesi blocchino anche tutti i sacerdoti che scandalizzano le anime con le loro eresie. Grazie.

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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