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Viaggio nei centri sociali occupati, tra droghe, alcol e stanze del sesso

Da Wikipedia: un centro sociale autogestito si caratterizza per le proposte di natura sociale e politica nell’ambito del territorio locale.

Ottima definizione, non c’è che dire. Ora andiamo a vedere le proposte di natura sociale e politica di un centro sociale di Milano.

di Giuseppe De Lorenzo

Una serata al Ri-Make di Milano, durante una festa omosessuale con un unico motto: “Sesso e droghe libere”

“Questa è una festa in cui la normalità resta fuori dalla porta”. Sesso, droghe, musica, alcol, scambi di coppia. I “centri sociali” italiani non sono solo quelli che manifestano in piazza, gli antagonismi vari, noTav e noExpo.

C’è dell’altro, ovvero le attività notturne organizzate durante l’anno. Feste, discoteche, party di autofinanziamento: tutto in maniera più o meno illegale, realizzato senza autorizzazioni di sorta in locali spesso occupati.

Sabato era in programma a Milano un “Queer party”. Non una serata come tutte le altre, ma un momento – si legge nell’invito che mi ha incuriosito – in cui “provare a mettere in discussione la monogamia, le dinamiche di coppia e la sessualità a due”. Orge, insomma. Ma non solo.

Il “Ri-Make”, luogo della festa, è un enorme stabile un tempo sede della Banca Nazionale del Lavoro ed ora trasformato in un centro sociale “occupato, autogestito e antiproibizionista”. Nessun divieto comportamentale. Anche sulle droghe nessun limite: l’odore di marijuana è forte, ma tutto sembra ammesso.

Il collettivo femminista e Lgbt “Le Luccione” che ha organizzato il raduno parla di un “QuEeR Party con ‘Marx, Engels, Lenin & Beyoncè'”, personaggi che campeggiano sulla locandina chi con la barba rosa e chi con le sopracciglia colorate. E’ una serata omosessuale da cui non sono esclusi gli etero. L’importante è “liberare la sessualità e sperimentare i propri desideri”.

Per entrare viene chiesta un’offerta libera, prezzo che comprende anche la libertà di usufruire di preservativi e lubrificanti distribuiti gratuitamente. Come debba finire la serata è chiaro sin da subito. Il foglio informativo sul “Bon ton” da tenere non lascia spazio ad immaginazioni: divertiti, balla e, per una sera, “libera la tua sessualità”. O meglio, come scritto su un cartello, “libera i tuoi orgasmi”.

All’interno trovo anche un bar completo di tutto, tranne che del registratore di cassa. Ma questi son luoghi in cui non ci si formalizza, in cui la vendita di bevande diventa autofinanziamento e atto rivoluzionario.

Mentre provo a bere la mia birra da 2,50 euro si avvicina un ragazzo, di 20 anni o poco più. Parrucca in testa, piumato foulard rosso al collo, tacchi a spillo, calzamaglia nera e minigonna. “Non stare da solo, vieni a ballare con me”. Declino l’offerta, ma sono costretto a fingere di apprezzare la musica e le movenze del ragazzo per non essere scoperto. Tra i ballerini noto anche qualche uomo di mezza età. Uno di loro veste una pelliccia molto appariscente.

La cosa più interessante, però, è nell’angolo della sala da ballo. Una tenda trasparente “nasconde” la “stanza del sesso”, da utilizzare “come vuoi, con chi vuoi”. Prima di entrare bisogna leggere il cartello informativo: “Non esiste alcun divieto – c’è scritto – e il sesso non si può fermare. Stai solo attento alle malattie. Dentro trovi preservativi e guanti in lattice. Usali”. Non ci sono turni. Ognuno entra quando vuole e con chi vuole. Non ci si formalizza nemmeno sul numero di persone che possono consumare il rapporto. Entro nella stanza, è tutta buia ma prima di me sono entrate tre persone.

Ho visto abbastanza. Prima di lasciare la festa (che a seguire prevede gnoccata notturna e sex games), intravedo “l’angolo trucco e parrucco”. Qui chi lo desidera può mettersi cipria e ombretto, e la maggioranza di chi si sottopone al make up è di sesso maschile. Evito di varcare la soglia, per non rischiare di entrare uomo ed uscire donna.

Questa è la Milano notturna nei centri sociali occupati. Che qualcuno si ostina a considerare esempi positivi di socialità.

 

http://www.ilgiornale.it/news/milano/viaggio-nei-centri-sociali-droghe-alcol-e-stanze-sesso-1206834.html

Foto scaricata da http://www.cronachemaceratesi.it/2013/10/03/rave-party-autorizzati-alla-foce-dellasola/382953/

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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