Annalisa Colzi

2 benefici che acquistiamo quando riusciamo a superare le tentazioni

Superare le tentazioni non è cosa facile ma ogni volta che riusciamo a superarle, otteniamo tanti benefici ma due in particolare:

Tentazione vuol dire prova o lotta, che Dio permette affinché le creature gli dimo­strino amore. Quando un’anima riesce a superare le tentazioni allora guadagna una prova d’amore dinanzi a Dio. In pratica è come dire: Signore ti dimostro quanto ti amo. E sappiamo bene quando un cuore dimostra l’amore all’amato cosa suscita. Le prove d’amore ci ottengono passi in avanti verso il cielo. Ogni prova che superiamo saliamo di un gradino verso il Paradiso.

Non dimentichiamo che furono messi alla prova anche gli Angeli in Cie­lo, prima di essere confermati in grazia. Una parte non superò la prova e divennero demoni.

Ebbero la prova i nostri progenitori, Adamo ed Eva, con la proibizione di man­giare il frutto dell’albero, ch’era nel centro del paradiso terrestre. Cedettero alle insi­die del serpente infernale e perdettero lo stato di grazia.

Noi, discendenti di Adamo ed Eva, abbiamo pure le nostre prove. Beato chi le supera, perché ne avrà premio eterno!

Il secondo beneficio invece non è tanto un merito ma un cambiamento. Ogni volta che l’anima tende a superare le tentazioni, cresce nelle virtù, si accorgerà infatti man mano che le cose che prima l’attiravano, ora non l’attirano più. Si accorgerà che se prima riusciva a mantenere la pazienza per 2 minuti, ora riesce per 20 minuti. Superando le prove, cresciamo spiritualmente.

San Paolo dice: « Non sarà coronato, se non chi avrà strenuamente com­battuto » (II Timoteo, II – 5). Sembrerebbe strano, eppure è così: più si è accetti a Dio e più aumentano le tenta­zioni. I motivi potrebbero essere:

l. – Il Signore vuol dare in Cielo una corona di gloria più preziosa a quelli che predilige, corona che si arricchisce con le ripetute vittorie.

2. – Satana, geloso delle anime che Dio predilige, lancia contro di esse le frecce più velenose, nella speranza di vincerle.

Gli esempi della Sacra Scrittura ce ne danno conferma.

Tobia e l'Arcangelo Raffaele

Tobia

Tobia era un uomo giusto; camminava nella via del Signore. La sua carità toccò l’eroi­smo quando con i suoi connazionali, gli Ebrei, si trovò in esilio sotto il re della Si­ria. Era proibito, pena la morte, seppellire i cadaveri degli Ebrei; invece Tobia li sep­pelliva per spirito di carità.

Mentre una volta si riparava sotto un tet­to, ritornando a casa dopo avere seppellito un morto, perdette la vista di ambedue gli occhi. Buono, pio, caritatevole, eppure do­vette assoggettarsi alla cecità. Non si ribel­lò alle disposizioni della Provvidenza e con­tinuò a vivere nella semplicità del cuore.

Narra la Bibbia che un giorno Tobia do­veva mandare il figlio Tobiolo a Rages per riscuotere denaro. Un bel giovane si prestò spontaneamente a far compagnia al figlio, per guidarlo nel lungo viaggio; per opera sua Tobiolo fu liberato dall’assalto di un grosso pesce; felicemente sbrigato l’affare, tornarono a casa.

Il bel giovane era un Arcangelo, che alla fine si manifestò a Tobia dicendo:

« Io sono Raffaele, uno dei sette che stia­mo davanti al Signore. Ora ti manifesto la verità: Quando tu pregavi tra le lacrime e seppellivi i morti e, lasciato il pranzo, di giorno nascondevi i morti in casa tua, io presentai le tue preghiere al Signore. Ma siccome tu eri accetto a Dio, fu necessario che la tentazione ti provasse. Ed ora il Signore mi ha mandato per guarirti dalla ce­cità » (Tobia, XII -11) .

Dalla dichiarazione di San Raffaele appare che chi è accetto a Dio, necessariamente de­ve subire delle prove o tentazioni. Quindi se siamo tentati non vuol dire che siamo sbagliati, anzi, più tentazioni subiamo e più vuol dire che siamo sulla buona strada.

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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