RIFLESSI DI LUCE

Forse non tutti lo sanno ma esiste un suicidio spirituale

Il suicidio non è solo la morte del corpo ma esiste anche quello che definisco: suicidio spirituale. In pratica chi volontariamente commette un peccato, sta compiendo un suicidio spirituale. Il peccato mortale infatti morta alla dannazione..Ma vediamo più da vicino cos’è il peccato in modo da comprendere più chiaramente:

Che cosa è il peccato mortale?

E’ la morte e la tomba dell’anima. Colui che commette una colpa grave, priva se stesso della Grazia santificante, uccide il suo spirito, lo copre come di un velo mortuario, lo chiude nella fossa; e se non lo risuscita con la penitenza, un’eter­nità di tormenti l’avvolgerà tra le sue fiamme divoratrici. In una parola, il pec­cato mortale è un suicidio spirituale.

Che cosa è il peccato veniale?

E’ la malattia dell’anima, è la lebbra del nostro spirito, che lo rende schifoso. Il peccato veniale non dà la morte all’a­nima, non la priva della grazia di Dio; ma la ferisce, la piaga, la copre come di un’ulcera. E come un’infermità che non è curata può condurre alla fossa, così la colpa veniale può disporre e condurre l’a­nima alla sua morte, cioè al peccato mor­tale.

Ah! se noi sentissimo i mali spirituali, come sentiamo le disgrazie temporali, e fossimo più sensibili dinanzi all’eternità che dinanzi al tempo, muteremmo idea intorno all’offesa di Dio. 

Il suicidio dello spirito è peggio di quello del corpo

Quanta sol­lecitudine per la nostra salute corporale! E quanta noncuranza per la sanità spi­rituale! Appena abbiamo qualche raffred­dore o la febbre, corriamo subi­to dal medico, so­spendiamo il lavoro e sconvolgiamo mez­zo mondo. Invece, se ci accade di cadere in peccato, ci adagia­mo in una deplorevole indifferenza, la­sciando che la nostra povera anima lan­guisca, senza curarci dei rimedi così fa­cili ed abbondanti che il buon Dio ci ha acquistato, a costo del suo preziosissimo Sangue, sul Calvario.

Conosco un sacerdote religioso che fu visitato da Dio con una lunga malattia, la quale lo tiene continuamente sull’orlo della tomba. Molte sono le sue sofferenze fisiche e morali. Egli era nel flore dell’età, aveva le più belle speranze di lavorare nella vigna della Chiesa, sognava infini­te conversioni di anime, quando ad un tratto il Signore lo colpì di una inesora­bile malattia che troncò tutte le sue aspirazioni. Nelle ore di sconforto, nei mo­menti in cui sente tutto il peso dei suoi mali e la natura piange tante belle spe­ranze svanite, egli dice:

«Che cosa è questa mia malattia? E’ una disgrazia inferiore a un solo pec­cato veniale. Dovrei piangere assai più amaramente il più piccolo peccato com­messo, che non la sanità perduta. Corag­gio, dunque, anima mia, che non sei in­felice; più infelice è chi offende Dio».

Questo pensiero lo sostiene, lo conforta e gli rende dolce il patire.

San Domenico Savio, che profumò con le sue virtù l’Oratorio di S. Francesco di Sales, quasi cespuglio di rose nei lieti giorni di primavera, ave­va preso per suo programma queste ge­nerose parole:

«Voglio morire ma non commettere peccati ».

Curiamoci di più della nostra anima, non suicidiamo il nostro spirito perchè una volta morti non potremo più ritornare indietro… Conquistiamo il cielo!

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