Annalisa Colzi

Statue ed immagini sono idolatria? No! Ecco il perchè

NON SONO NE’ IDOLATRIA NE’ ANTIBIBLICHE! E SPIEGHIAMO IL PERCHE’…

Tra i luoghi comuni conditi da accuse ingiuste e infondate che oggi vanno di moda contro la Chiesa Cattolica, vi è una che è diventata ormai un “mantra” tra gli ambienti anti-ecclesiali, anzi un vero e proprio cavallo di battaglia da giocarsi (da parte dei protestanti e dei testimoni di geova in primis) nelle discussioni o anche nelle semplici ma “accese” chiacchierate di strada: stiamo parlando dell’idolatria, un tema importante e ricorrente nella Sacra Scrittura, che nella sua pratica è condannata da Dio stesso, in numerosi passi biblici, come un peccato grave. Coloro che militano tra i Testimoni di geova e tra le sette protestanti, osservando nelle chiese cattoliche statue, immagini, processioni, venerazioni di reliquie di santi, incensazioni..etc.. sono convinti di poter evidenziare una contraddizione tra questi elementi e il divieto che sussiste nel Primo Comandamento dato da Dio: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto terra” (Es 20,4). Ma andiamo ad analizzare se le cose stanno davvero così, e cioè se la Chiesa Cattolica pecchi davvero di idolatria, o abbia invece la piena comprensione del significato di questo comandamento.

 venerare immagini sacre idolatria

Anzitutto ci chiediamo: perché Dio comanda tali cose?

Perché pronuncia questi divieti di “rappresentazione” di tutto ciò che è nel cielo e di tutto ciò che è sulla terra e sotto terra? Semplice: presso gli ebrei era diventato piuttosto ricorrente cadere nell’idolatria, anche per via del contatto con i popoli vicini ed influenti. Un esempio? Non appena Mosè scende dal monte essi si erano già costruiti un vitello d’oro da adorare e che aveva preso il posto di Dio. Data la recidiva di questo atteggiamento, il Signore decreta di non farsi immagini di questi dèi per non adorarli, e dice: “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Es 20,5). Qui precisa il perché del divieto di immagini o sculture: non bisognava correre il rischio (che era già ricorrente) di servire falsi dei e pertanto il fine era quello di evitare l’idolatria, ed è proprio questo il punto: Dio non condanna le immagini, le statue o le sculture in se stesse ma il loro uso e significato, tant’è che appena passato tale pericolo, Dio stesso comanda di fare immagini.

Sorpresi? Diamo voce alla Sacra Scrittura e sentiamo cosa il Signore dice a Mosè nel Libro dei Numeri: “Fai un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Nm 21,8). Come vediamo, il serpente è un animale che striscia sulla terra e perciò stando al comandamento non poteva essere raffigurato, e invece Dio chiede di farlo, e Mosè lo fa di bronzo. Ma ecco che quando gli israeliti lo chiameranno Necustan e perciò lo adoreranno, Ezechia lo farà a pezzi e questo gesto viene lodato, perché si è trasformato in un mezzo per fare idolatria, e pertanto anche qui il problema non sussiste nella scultura in se stessa ma ancora una volta nel suo uso e significato.

Ma proseguiamo: Dio dice ancora a Mosè di fare statue come quando gli ordina di mettere cherubini sopra il coperchio dell’arca: “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio” (Es 25,19); essendo i cherubini degli angeli e pertanto esseri spirituali, come faceva a disporli sull’arca se non costruendo due statue? Anche qui il dato è evidente: Il comandamento non diceva di non farsi immagini di ciò che sta lassù nel cielo? Come vediamo qui gli angeli servono per ornare e solennizzare l’arca, così come oggi le immagini e le statue che troviamo nelle chiese cattoliche servono per ornare e conferire sacralità al luogo del culto, richiamando alla preghiera e all’adorazione di Dio.

Ma non è finita: Salomone non fa forse mettere nella cella del tempio due cherubini di legno di ulivo (cfr. 1Re 6,23-28)? Nella sua reggia non ci sono forse immagini, come le statue di 12 buoi in metallo fuso (cfr. 1Re 7,23-26)? Come spiegano i detrattori della Chiesa questi versetti?

Ma soprattutto: con l’Incarnazione di Gesù, l’immagine acquista un significato nuovo. Infatti nell’Antico Testamento Dio non era rappresentabile perché invisibile; ma ora Egli stesso si è reso visibile attraverso Cristo, il Quale dice: “chi vede me vede il Padre” (Gv 12,45). Inoltre San Paolo afferma che Gesù è “l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15). Ed ecco spiegato anche il motivo del perché nei primi secoli Gesù viene raffigurato nelle sembianze del buon Pastore (il rappresentare Dio e i santi era già in uso tra i primi cristiani, tanto stimati dai testimoni di geova e dai protestanti, perché ancora non “contaminati” dall’avvento di Costantino).

 

Insieme a queste motivazioni bibliche ce ne sono altre che seguono la ragione e ne citiamo 2:

1. Come si può verificare, la Chiesa propone queste letture (anche quelle in cui si parla di idolatria) nella Liturgia della Parola, durante la Santa Messa. Se fosse in errore perché non provvede a rimuoverle? Non sarebbe troppo evidente “la contraddizione”? Non lo fa per un semplice motivo: perché tutto questo non c’entra nulla con le venerazioni, il culto e il significato che le immagini rappresentano per un cattolico. La Chiesa ha ben chiara, da sempre, la distinzione tra Adorazione e Venerazione. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, leggiamo che «l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato », e « chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto ». L’onore tributato alle sacre immagini è una « venerazione rispettosa », non un’adorazione che conviene solo a Dio. (CCC 2132). Le immagini, le statue..etc.. sono un segno, un richiamo alla preghiera, alla devozione, al desiderio di entrare in comunione con Dio; e pertanto hanno come fine quello di condurre a Lui e non di distogliere l’adorazione che gli va tributata. Il prostrarsi o il baciare queste realtà rappresentate non sono nient’altro che un segno di affetto verso chi è rappresentato, con il desiderio interiore di trasmetterlo allo stesso.

2. Poiché il comandamento recita di non dover rappresentare nulla di ciò che sta in cielo e di ciò che sta in terra, bisognerebbe bruciare tutte le opere d’arte e le sculture? Bisognerebbe rimuovere ogni quadro o rappresentazione presente in casa? Perfino la carta d’identità stessa non dovrebbe esistere perché vi è la foto della persona stessa (una vera idolatria!). Chiediamo a protestanti o testimoni di geova se possiedono una carta d’identità e se rispondono affermativamente consigliamo loro di dirigersi verso il comune e protestare, o di disfarsi della stessa tra le strade che percorrono spesso. Ma la loro risposta sarebbe: “questa riproduzione del mio volto attraverso la foto non ha come fine l’idolatria, così come i quadri o le immagini che possiedo a casa mia”. Ebbene; in quello stesso istante, con grande imbarazzo rischiano di darsi la zappa sui piedi ammettendo che il problema non è l’immagine stessa ma la sua finalità. E pertanto non possono più accusare le intenzioni dei cattolici nel venerare statue, immagini e quant’altro nelle loro chiese, in quanto cadrebbero nel peccato del giudizio temerario; e dato che dicono di amare molto la Scrittura ed essere fedeli ad essa sola, ricordiamo loro che in essa è scritto: “Non giudicate e non sarete giudicati” (Lc 6,37).

Autore: Fra Andrea

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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