PAPA FRANCESCO

Piangere i propri peccati è una benedizione di Dio

Non sempre il pianto è sinonimo di male, di afflizione ma anche di gioia e liberazione. Piangere i propri peccati è un dono che Dio fa all’uomo.

Una bellissima riflessione sul piangere i propri peccati la possiamo leggere nel discorso di Papa Francesco tratto dalle sue riflessioni sulle Beatitudini, e in particolare sul versetto: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.”

Ma il pianto non ha un unico significato, bensì può essere di due modi dice il Papa rivolto agli altri “per la morte o per la sofferenza di qualcuno” o per se stessi “per il proprio peccato, (piangere i propri peccati) quando il cuore sanguina per il dolore di avere offeso Dio e il prossimo”. E’ importante saper piangere e chiedere perdono, ma non tutti ci riescono e allora se è vero che “ci sono degli afflitti da consolare” è altrettanto vero che “ci sono pure dei consolati da affliggere, da risvegliare, che hanno un cuore di pietra e hanno disimparato a piangere. C’è pure da risvegliare la gente che non sa commuoversi del dolore altrui”.

Il lutto ci insegna ad “ aprire gli occhi sulla vita e sul valore sacro e insostituibile di ogni persona”.

Chi sa piangere per il proprio peccato è benedetto perché “piange per il male fatto, per il bene omesso, per il tradimento del rapporto con Dio. Questo è il pianto per non aver amato, che sgorga dall’avere a cuore la vita altrui.” Il pianto del perdono chiesto, dell’accettazione dei propri errori. L’esempio di Francesco è di due apostoli che peccarono entrambi in modo diverso, come in modo diverso affrontarono la loro coscienza: Pietro guardò Gesù e pianse, il suo cuore è stato rinnovato. A differenza di Giuda, che non accettò di aver sbagliato e, poveretto, si suicidò.”

E’ importante non dimenticare che “ Dio sempre perdona, anche i peccati più brutti, sempre” e quindi il dono più grande per noi è capire il peccato per poi poter piangere di pentimento e ricevere “ la consolazione dello Spirito Santo che è la tenerezza di Dio che perdona e corregge”.

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