RIFLESSI DI LUCE

I pregiudizi sono quelli che ci rovinano veramente

Intorno al peccato veniale abbiamo dei veri e propri pregiudizi, che creano un grande danno al nostro profitto spirituale. Perchè dico che è un pregiudizio sbagliato? Perchè sentendo la parola peccato veniale, ci si immagina come qualcosa di futile che si può commettere con tanta facilità. Niente di più sbagliato!

Persuasi quindi che sia cosa da nulla, lo commettiamo ogni giorno e direi quasi ogni ora, senza pensare alla malizia che racchiude in sé, alle tristi conseguenze che lascia ed ai castighi che ci accumula nell’anima dall’Eterna Giustizia.

«E’ una colpa veniale, diciamo se non con le parole almeno coi fatti; è un’imperfezione che si lava con acqua santa, con un segno di croce o con una giaculatoria; e non dobbiamo essere tanto scrupolosi. Non c’è nemmeno l’obbligo di confessarsi, perchè non ci toglie la grazia di Dio. Se dovessi guardarmi dalle bugie, dal ridere a spalle degli altri, dalle piccole golosità, non la finirei più. Dovrei stare continuamente su me stesso, condurre una vita mesta e noiosa; ed avrei timore di cadere negli scrupoli». Ma tutti sappiamo che non così ragionavano i Santi. Contemplando le cose alla luce divina, essi nutrivano un orrore estremo al peccato veniale, per loro aveva lo stesso peso del peccato mortale, erano pronti a subire qualunque pena, piuttosto ché commetterlo.

Santa Caterina da Genova pensa al mare di fuoco che sommerge i dannati nell’inferno, come i pesci nell’acqua; ed esclama: O mio Dio, per fuggire un peccato anche lieve, io mi getterei, se fosse necessario, in un abisso di fiamme e vi resterei per tutta l’eternità, piuttosto che commetterlo per uscirne.

La serafica vergine di Siena, Santa Caterina, uscita da un’estasi in cui aveva contemplata la bellezza di un’anima in grazia di Dio e la miseria di quella macchiata di peccato, scriveva: « Se l’anima, di sua natura immortale, potesse morire, basterebbe ad ucciderla la vista di un peccato veniale che ne scolorisce la bellezza! ».

Sant’Ignazio di Loiola insegnava spesso ai suoi discepoli: « Chi è geloso della propria purezza di coscienza deve confondersi alla presenza di Dio per i peccati veniali, considerando che, Colui contro cui sono commessi è infinito nelle sue perfezioni ».

Ammaestrato da questi santi princìpi sant’Alfonso Rodriguez fece risuonare le mura del convento, di cui era portinaio, con quest’ammirabile ed eroica preghiera, che trova eco fedele in tutti i cuori veramente divorati dallo zelo per la gloria di Dio: « Prima soffrire, o Signore, tutte le pene dell’inferno, che commettere un sol peccato veniale! ».

Nella storia della Chiesa si trovano spesso anime generose che sacrificarono la vita, anziché salvarla con una bugia o con un peccato veniale. E’ ben noto il fatto di quel Santo che, ricercato a morte dall’imperatore, ricoverò in sua casa i soldati che andavano in cerca di lui, li trattò con ogni squisitezza, offrendo loro cibo e ricovero per la notte. Arrivato il mattino, gli domandarono se avesse notizia di un cristiano, che non viveva secondo le leggi dell’impero ed era perciò stato condannato a morte. Ed egli confessò semplicemente che era lui stesso; e si offerse pronto ad accompagnarli alla corte. Ma quei soldati, pieni di gratitudine per le cure ricevute, gli proposero la fuga, assicurandolo che avrebbero riferito di non averlo trovato. Il Santo rifiutò recisamente per non farli cadere in una menzogna; ed andò coraggiosamente incontro al martirio.

Così ragionano e così operano i Santi. Chi ha ragione, il mondo o questi eroi, seguaci delle massime del Vangelo? Noi che valutiamo le cose alla luce del tempo, od essi che le considerano alla luce infallibile dell’eternità? Noi, che con lo sguardo miope vediamo solo la terra coi suoi beni miserabili, o essi che con la pupilla dell’aquila contemplavano il mondo avvenire e le gioie immortali del Cielo?

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