“Non commettere atti impuri” è davvero un peccato inventato dalla Chiesa?

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Non uccidere e non commettere atti impuri

da Benigni i soliti attacchi

Il fascino televisivo ha colpito ancora. E ci sono cascati come pere tanti cattolici. Lo prometto, è l’ultima volta che parlo del caso “Benigni e i Dieci Comandamenti”.

Dico subito che Benigni è un grande uomo di spettacolo, intelligente, con la battuta sempre pronta. E’ riuscito a tenere incollati, su un tema piuttosto ostico, dieci milioni di italiani per la modica cifra di 4 milioni di euro (circa 8 miliardi di vecchie lire).

Dieci milioni di italiani che da oggi sanno qualcosa di più su Dio, sull’anima e anche su qualcos’altro… lontano anni luce dalla verità.

A dire il vero ho visto solo la seconda puntata e quindi è solo su quella che mi soffermo e in particolare modo su due Comandamenti: non uccidere e non commettere atti impuri.

Dal quinto Comandamento (Benigni): Non uccidere. “Se uno uccide una persona, nemmeno Dio lo può perdonare. Perché Dio può perdonare le colpe commesse contro di lui, ma non può perdonare per conto terzi. Diciamo che non può perdonare le colpe commesse contro gli altri uomini. Solo la vittima può perdonare ma se la vittima è morta nessuno ti potrà perdonare al suo posto. Nemmeno Dio”.

Ora, l’errore mi sembra palese. Sappiamo bene che anche il più grande omicida della terra, se chiede perdono a Dio, attraverso la confessione, viene perdonato perché “Dio solo perdona i peccati” (CCC 1441).

Nel discorso di Benigni manca la Misericordia di Dio. E questa affermazione è grave, infatti il Salmo ci ricorda: “Se anche i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. Dio è Amore, è Misericordia e l’unico peccato che non può perdonare – ce lo dice Gesù – è il peccato contro lo Spirito Santo.Ricordate il Re Davide? Aveva fatto uccidere, con malizia, Uria l’Hittita per rubargli la moglie Betsabea. Eppure al richiamo di Natan, egli si pente amaramente e Dio lo perdona.

Dal sesto Comandamento: Non commettere atti impuri. “La castità – come sapete – è quella che i preti si tramandano di padre in figlio (e qui parte l’applauso scrosciante)”. Che battutaccia direbbe il toscano Benigni. Già proprio una battutaccia. E  mi meraviglia che sia passato in sordina. In pratica Benigni dice che i preti hanno l’amante con cui procreano figli.

Ancora: “La Chiesa ha fatto una manomissione vera e propria. Perché introduce in questo Comandamento tutti i pensieri che non c’entrano nulla. Il Comandamento originale vieta l’adulterio, non parla per niente di castità né dell’anima né del corpo. Non che la Bibbia non parli di castità, ma non ne parla qui. Quelli che hanno cambiato il Comandamento da: Non commettere adulterio, a: Non commettere atti impuri hanno rovinato generazioni di ragazzi, compresa la mia generazione.

Perché a Catechismo ci dicevano che a Dio quella cosa lì non gli piace. Da grande ho scoperto che questo peccato se l’erano inventati i preti. Nella Bibbia non c’è. Cioé non era peccato fare quelle cose. Si poteva fare tutto. Roba da fare causa alla Chiesa per i patimenti subìti. Si poteva stare bene come Papi (altra battutaccia), come maraja. La Chiesa purtroppo ce l’ha sempre avuta questa paura del sesso, della donna, del piacere”.

C’è bisogno che commenti queste parole di Benigni? Non credo che ne abbiate bisogno. Vi scrivo però quello che il Catechismo scrive a proposito della masturbazione.

2352 Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. “Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”. “Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità”. Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della “relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana”.

“Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale”.

Chiudo l’articolo dicendo di non postarmi lettere e articoli di Vescovi, Cardinali o Papi (che poi la veridicità di certe notizie è tutta da provare) che parlano bene di questa performance. Non mi interessano. La Verità è una e va rispettata. E non sarà certo un personaggio famoso a farmi andare contro la Verità.

Buona vita a tutti.

 Annalisa Colzi

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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