benedetta bianchi porro
SANTI IERI E OGGI

L’ascesa passiva di Benedetta Bianchi Porro

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Ogni anima è chiamata, se vuole arrivare alla santità, a vivere una qualsiasi forma di ascesi; che può essere attiva o passiva.

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Attiva= che tu stesso ti imponi.

Passiva= quella che il Signore ti manda attraverso le prove quotidiane che possono essere più o meno pesanti a seconda di ciò che l’anima può sopportare.
La parola ascesi vuol dire “esercitare”. E che cosa si esercita? La pazienza in queste tre discipline: sacrificio – oblazione – olocausto. Questo esercizio finisce nel momento in cui l’anima immersa nella luce di Cristo non ha altra volontà che quella di morire al mondo, o meglio nel momento in cui è già morta al mondo. E l’anima questo lo comprende bene, infatti Benedetta Bianchi Porro ad un certo punto della sua vita ebbe a dire le parole di san Paolo; Alla vigilia della sua morte scriverà ad un amico: «Sai, Roberto, io non amo affatto i complimenti. Anzi, non li voglio. “Poiché non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me” » (17 gennaio 1964).

L’ascesi di Benedetta Bianchi Porro invece è pura passività. Benedetta Bianca Porro, a 17 anni (siamo nel 1953) non comprende subito a quali altezze di santità la chiama il Signore. Infatti all’inizio della malattia scrive due lettere ad una amica piene di amarezza: “desidero abbandonare le onde del mare per rifugiarmi nella quiete di un porto. Ma la mia barca è fragile, le mie vele sono squarciate dal fulmine, i remi spezzati, e la corrente mi trascina lontano”.
«Qua tutto passa e scorre come sempre. Si direbbe che il tempo scivoli istante per istante, silenzioso e riservato: i giorni sono tristi e monotoni, nessuna novità, nessun entusiasmo, un po’ di rassegnazione e molta infelicità. Il lago è grigio, il cielo è nebbioso: talvolta, quando sento gli occhi pieni di lacrime e il pianto che mi chiude la gola, non so se sia il freddo o i ricordi. Sai, Anna, mi sembra di essere in una palude infinita e monotona e di sprofondare lentamente, lentamente, senza dolore o rimpianto, così incosciente e indifferente verso ciò che avverrà quando anche l’ultimo tratto di cielo scomparirà e il fango si chiuderà sopra di me».

Ma più la malattia incombe e più Benedetta si trasforma (ascesi passiva).
“Un giorno forse non capirò più niente di quello che gli altri dicono, ma sentirò sempre la voce dell’anima mia: e questa è la vera guida che devo seguire”.

«Voglio vivere e lottare e sacrificarmi per tutti gli uomini»,

“Il Signore, mamma, vuole da noi grandi cose”.

«Certe volte penso se non sia io una di quelle a cui “molto è stato dato e molto sarà chiesto!”.

1961- «Sì, Dio ci fa capire man mano quello che vuole da noi e quello che dobbiamo fare ».

Alla fine della vita, Benedetta Bianchi Porro è ormai completamente di Cristo, lo si capisce anche dal tenore delle lettere che ella scrive: “… Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista; ora è notte. Però nel mio calvario non sono disperata. Io so che in fondo alla via, Gesù mi aspetta. Prima nella poltrona, ora nel letto, che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli… Le mie giornate non sono facili; sono dure, ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio. Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con lui».

L’11 ottobre 1963 scrive: «Sai, Nicoletta, io più vado avanti più ho la certezza che “grandi cose ha fatto in me Colui che è potente”, e l’anima mia glorifica il Signore. Davvero, in ogni attimo, in ogni soffio, io ho le prove che Dio mi aiuta dolcissimamente”.
I due viaggi a Lourdes la colmeranno di tutte le grazie di cui ha bisogno per portare la pesante croce.
“…ed io mi sono accorta più che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo. E’ stato questo per me il miracolo di Lourdes, quest’anno”.

I santi comprendono che in loro vive qualcosa di grande e non lo nascondono: “Sai, mamma, per molti Benedetta è già morta. Eppure molti mi ricorderanno; rimpiangeranno di non essermi stati accanto in quest’ora. La fine e’ vicina, ma non dovrai mai sentirti sola, mamma; ti lascio tanti figli, tanti figli da guardare”.

Il 1 Novembre ‘63 l’amica Giuliana, di ritorno dalla processione al cimitero, sente di dover passare da Benedetta che, appena sa della sua presenza, si mostra ansiosa di comunicare: “Ti devo dire una cosa importante:… sono entrata in un cimitero di Romagna, c’era una sola tomba aperta, illuminata da una luce tanto forte che la mia vista non riusciva a sostenerla e in mezzo a questa luce ho visto una rosa bianca. Tu cosa ne dici?” A Giuliana che esitava a rispondere, Benedetta soggiunse: “Non parlarne con nessuno.”

Beata Benedetta Bianchi Porro

E’ il 23 gennaio del 1964. La madre le e’ accanto e per parlarle le muove lentamente la mano perché Benedetta appare molto stanca. Un uccellino si posa sulla finestra; la mamma lo comunica a Benedetta che, priva da vari mesi anche della voce ridotta a penoso balbettio, intona una vecchia canzone: “Rondinella pellegrina”. La sua voce limpida e nuova stupisce i presenti. Emilia, l’infermiera, piena di commozione esclama: “Signora, non sente, questa e’ una voce che viene dal
cielo. Benedetta muore!”.
Sono gli ultimi istanti della sua vita terrena.
Una rosa bianca fiorisce fuori stagione nel giardino. Nell’apprenderlo dalla madre, Benedetta le dice, forse ricordando la visione comunicata all’amica Giuliana: “E’ un dolce segno”. Aveva tante volte ripetuto: “Per coloro che credono, tutto e’ segno”.

Analizziamo adesso brevemente la sua malattia e quello che il Signore le ha chiesto. Benedetta forse ha dovuto pagare e riparare ai peccati che vengono fatti attraverso i sensi:

1- Il primo senso che Benedetta perde è l’udito, ella diviene sorda. In riparazione delle parolacce, bestemmie, insulsaggini, maldicenze ascoltate con compiacimento.
2- Benedetta Bianchi Porro rimane paralizzata agli arti inferiori. In riparazione dei peccati che vengono fatti fare a causa dell’abbigliamento e che le donne compiono ogni qual volta ricorrono alla chirurgia estetica per avere gambe perfette.
3- Benedetta perde il tatto. In riparazione del sesto e settimo comandamento: non commettere atti impuri e non rubare.
4- Benedetta perde il gusto. Per i peccati di gola.
5- Benedetta perde l’odorato. Per tutti coloro che si devastano le narici assumendo cocaina.
6- Benedetta diventa cieca. Quanti peccati commessi con lo sguardo! IX e X comandamento. Non desiderare la donna e la roba d’altri.
7- Benedetta non parla più. VIII comandamento: non dire falsa testimonianza. Ma anche i peccati che la lingua commette quando maledice, calunnia, ecc.

Nasce nel 1936 e muore nel 1964 a soli 27 anni.

annalisa colzi
Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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