RIFLESSI DI LUCE

Dobbiamo vivere una vita spirituale per vivere nella gioia piena

Quanti di noi oggi vive una vera vita spirituale? Pochi per non dire pochissimi. Più alimentiamo la nostra vita materiale, più perdiamo di vista le cose dello spirito fino ad avvelenarlo completamente. Eppure chi inizia a vivere una vita spirituale, rimane stupito, accorgendosi della bellezza di un mondo più reale di quello materiale.

Sforzi inutili

Ci sono alcuni che partono con entusiasmo ma poi si perdono per strada perché credono che quella gioia, quel fervore sia per sempre. No, all’inizio possiamo dire che è gratuito, ma poi dobbiamo alimentarlo giorno dopo giorno sennò muore! Ecco perché tanti sforzi sono rimasti sterili in alcune persone che iniziano a vivere una vita spirituale. Ciò che è importante è avere la virtù dell’umiltà perché essa è la benzina che fa camminare questa macchina dell’amore, dello spirito, senza non andiamo lontano.

Un altro errore che si commette, è quello di pensare che il tempo ci fa progredire, invece possiamo progredire solo se siamo uniti a Cristo, solo se ci mettiamo nelle mani di Maria. Sennò carissimi possiamo pensare di correre e percorrere chilometri spirituali ma che in realtà non facciamo altro che il giro intorno a noi stessi.

Dobbiamo ammettere anche dopo tanti anni di vita ascetica, i nostri errori, dobbiamo riconoscere le stesse debolezze, anche se le cadute di 5 anni fa sono le stesse di oggi; non importa; Dio vede la nostra volontà, il nostro desiderio di crescere; Dio ci giudicherà sull’amore. Dobbiamo vivere la nostra vita spirituale non restando concentrati su di noi ma sugli altri. Dobbiamo quindi dire; quanto amore sto dando? Non quanto amore sto ricevendo. Dobbiamo dire, quanta costanza c’è nella mia preghiera e non quanto fervore provo nella preghiera. Quando cadiamo in un gesto di impazienza, di futile umanità, dobbiamo non scoraggiarci perché lo scoraggiamento è il sintomo della nostra superbia. Dobbiamo utilizzare le nostre cadute per umiliarci dinanzi a Dio ed ammettere la nostra miseria e lodare la Sua Grandezza; attraverso questo proveremo l’Onnipotenza di Dio, cambiando il nostro cuore di pietra in cuore di carne; donando ali al nostro spirito, illuminando i nostri giorni terreni spesse volte avvolti nel buio.

Non è necessario vivere di misticismo per vivere una vita spirituale, dobbiamo invece rendere mistico il nostro amore per Dio. Essere santi vuol dire vivere la quotidianità in modo straordinario. Saper rimanere lì dove Dio mi vuole senza sentirmi triste perché vorrei fare questo e quello. Dobbiamo imparare a dire; Sia fatta la tua volontà. Solo allora potremo sentire nel cuore la pace perché compiendo la volontà di Dio, noi portiamo a compimento la missione della nostra vita.

Bisogna, fin dall’inizio della vita spirituale, orientare l’anima verso questa totalità dell’amore, verso Dio solo. Agire in altro modo, significa disconoscere il senso profondo del Cristianesimo.
E c’è di più: per un’anima che ha preso coscienza del suo nulla e del tutto di Dio, le debolezze, le mancanze non devono più rappresentare degli ostacoli: esse si trasformano in mezzi, esse sono un’occasione per mezzo della quale la fede può aumentare con un atto eroico, e la fiducia trionfare davanti alla manifesta sconfitta di tutto ciò che non conduce a Dio: «Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze – dice l’Apostolo – perché dimori in me la potenza di Cristo» (2 Cor 12,9).
Quando veramente si è cominciato ad appoggiarsi così su Dio, e non su sé stessi, si avanza a passi da gigante nelle vie dell’amore.

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