Annalisa Colzi
male

Il bivio della vita e l’equilibrio cristiano

Il bivio della vita

la scelta fra il bene e il male

Riceviamo dall’amico Crescenzo Marzano la seconda meditazione dedicata al tema del male, che volentieri pubblichiamo.

Durante un’omelia, ascoltata in questi giorni, il sacerdote analizzando alcuni fatti di cronaca (anche riguardo a crisi internazionali) che continuano a insanguinare il suolo del nostro bel pianeta, non riusciva a darsi pace, incapace di trovare una spiegazione “razionale” al problema male, se non scervellandosi nelle solite motivazioni di degrado sociale o religioso-politiche.

Eppure, lo stesso, durante il rito del sacramento del Battesimo, amministrato a due bambini, invitava i fedeli a rinnovare le promesse che sono alla base anche del nostro battesimo. E, in particolar modo, come recita una parte di queste formule/preghiere, si invita a “rinunciare alle seduzione del Male” e “a Satana, origine e causa di tutti i mali”. Come a dire: so qual’è la causa (anche se indiretta) ma non ne voglio parlare; … faccio finta di niente … meglio addossare tutte le colpe – solo – all’uomo. Il ché in parte è vero, ma solo in parte …

Nella meditazione precedente – che trovate qui – c’eravamo lasciati con una constatazione quanto mai triste e vera; davanti all’argomento diavolo le posizioni “estreme” (entrambe sbagliate e rischiose) sono due: “la negazione della sua esistenza” e il “vederlo solo nelle manifestazioni straordinarie (possessioni, infestazioni, vessazioni ecc.). Per la verità ce n’è anche un’altra, non meno rischiosa, che riguarda fortunatamente un numero minore di persone: “il vederlo dappertutto, e sempre” …

In tutti i casi, tuttavia, c’è un comune denominatore che lega le diverse posizioni: l’uso della ragione. E a proposito di questo, mi farò aiutare per questa meditazione, e anche per le prossime, da un bel testo di Padre Raffaele Talmelli (benedettino, 55 anni, psichiatra, dottore in psicologia della comunicazione, e soprattutto esorcista), “Il diavolo. Riconoscere la sua seduzione, difendersi dai suoi attacchi”, scritto a quattro mani con il giornalista Luciano Regolo. Userò, per questo, il corsivo tra virgolette, quando mi riferirò a questo testo.

Un libro per certi aspetti illuminante, diverso dai soliti clichè e stereotipi di questo genere, che mirano soprattutto all’aspetto soprannaturale e straordinario, appunto… Per carità c’è anche questo, e bisogna tenerne conto, ma per capire l’azione maligna e pervertitrice del diavolo, e come questa influenzi noi e il mondo circostante, bisogna riferirsi soprattutto al nostro ordinario, alla nostra quotidianità.

Oggi si parla tanto di “legge naturale” e di “diritto naturale”. Ma perché è così importante ribadire questi concetti? E, soprattutto, perché c’è tanto astio attorno a questi argomenti? “Già Chesterton, più di un secolo fa, scriveva: “La ragione ha profonde crepe. Basti riflettere un momento sulla lotta “scientifica” scatenata contro quella che tutta la filosofia classica ha considerato la ragione per eccellenza: la natura ut ratio ovvero la “legge naturale” o “diritto naturale”. Ogni minimo accenno all’esistenza di una legge naturale scatena violente rivolte di pensiero, ribellioni di intellettuali, proteste dei movimenti più emancipati. Eppure sembrerebbe così “naturale” e ragionevole che le ali siano fatte per volare e gli occhi per vedere. Ma non si può dire.”

Perché affermazioni così banali ed evidenti non si possono dire; pena l’essere accusati di essere oscurantisti e rischiare il “linciaggio” verbale e mediatico. Semplice, perché nella nostra società sempre più materialista, agnostica ed atea, dire certe cose “implicherebbe un finalismo, un’insopportabile ammissione che esiste un progetto intrinseco alla natura stessa e, se esiste, un progetto, significa che c’è una volontà: Ciò, d’altra parte presupporrebbe un Dio Creatore, la cui volontà si è inserita nella natura”.

Oramai, incoraggiati dal “padre della menzogna”, sono tutti allineati su queste posizioni oltranziste. Eggià, perché anche l’ateismo ha i suoi dogmi e le sue “verità” da difendere strenuamente.

“Incredibilmente, la Chiesa Cattolica, da secoli accusata di voler oscurare il lume della ragione, sembra essere l’ultima paladina in difesa della ragione, come ha mostrato tutto il pontificato di papa Benedetto XVI.

E allora si sa: “Il sonno della ragione genera mostri”. Ovviamente i cristiani non sono rimasti immuni in mezzo a tanti sconvolgimenti culturali”.

Ecco un’altra considerazione scoraggiante, che fa cadere letteralmente braccia: anche “i cristiani non sono rimasti immuni” da questa follia dilagante. Ma come è stato possibile che accadesse anche a noi? Chiaramente, quando si parla di ateismo si fa riferimento non solo a quello pianificato, teorico e militante; ma anche – e soprattutto – a quello pratico. Dopotutto si può anche credere in un certo “Dio”, ma poi di fatto si vive come se… non esistesse. E questo è proprio quello che il diavolo chiede a chi dice di professare una fede solo “verbalmente”, senza usare la ragione e senza essere consapevole del significato e della necessaria mediazione della Chiesa.

Egli è talmente perverso che “trasforma in male tutte le cose più belle che Dio ha creato. Come l’intelletto, la volontà e la libertà. E mentre Cristo fa “nuove tutte le cose” (Ap. 21,5), il Maligno le rende inevitabilmente vecchie e disgustose. Mentre la Grazia di Dio sa ricavare il bene anche dal male, l’azione diabolica sa trasformare tutto in male.”

L’altra volta abbiamo visto che non basta recitare preghiere, salmi, pezzi delle sacre Scritture – estrapolati e interpretati “ad arte” – per avere la sicurezza di essere lasciati in pace dal demonio; soprattutto se ciò assume l’assioma del “fai da te”, senza, appunto, la mediazione della Chiesa di Cristo. Ci sono casi emblematici ed eclatanti, come quello dell’ex vescovo Milingo (tra l’altro “esorcista”) che insegnano proprio questo.

“[…] l’esempio del “vescovo esorcista” diventato eretico e scismatico ci fa riflettere su un’altra realtà; la preghiera, esorcismo incluso, non è una formula magica. Non basta proferire parole per avere l’effetto sperato. Anche il diavolo recita preghiere e salmi. A modo suo.”

Pensiamo a Satana in persona che, nel deserto, parlando con Gesù, cita salmi e preghiere. “Fuori dalla comunione ecclesiale, sia le preghiere sia le Sacre Scritture possono diventare armi del Maligno”. E’ indispensabile comprendere che parlare e agire in nome di Cristo significa anche vivere in profonda sintonia con tutto ciò che “la santa Chiesa ci propone a credere”, come recita l’Atto di fede”.

Insomma, c’è poco da fare. Se vogliamo avere una qualche possibilità di difesa (e di vittoria) dobbiamo rimanere uniti; e all’interno della Ecclesia Catholica. E fare le cose perbene. Iniziando a riporci le domande giuste e trovando le giuste risposte, anche se ciò potrebbe procurarci delle grane. Ma, come vedremo in seguito, non ci sono alternative. Ci sono interrogativi che prima o poi si affacciano alla mente dell’uomo.

“E proprio queste domande pongono sempre davanti a un bivio; l’assurdità dell’esistenza, come vorrebbe il nichilismo, o la visione salvifica della fede. In ogni caso non è una scelta indolore. Decidersi per l’abisso del non senso comporta la disperazione; decidersi a scalare la montagna della fede comporta il rinnegamento di sé (cfr. Lc 14, 27-33)”.

Vedremo, nella prossima meditazione, che, anche se non indolore – e in continuo equilibrio – la seconda scelta è quella più logica, “razionale” e, soprattutto, salvifica.

Crescenzo Marzano

Il bivio della vita e l’equilibrio cristiano

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

2 commenti

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  • TROVO MOLTO INTERESSANTE E CONDIVISIBILE L’APPROFONDIMENTO PROPOSTO grazie

  • Pur condividendo l’articolo, si sono citati gli effetti del male, e non del perché il male.

    Sarebbe più proficuo esaminare prima di tutto l’esistenza del male, le sue cause, del perché Dio non può distruggere il male, e cosa sia il male, se sostanziale o accidentale, in seguito i mezzi per non lasciarci schiacciare dal male.

    Apprezzo molto Annalisa la tua dedizione e l’amore per nostro Signore.
    Tommaso

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