Annalisa Colzi

Gender, quali firme per bloccarlo

Uff, che fatica cercare di capire cosa fare e cosa non fare per bloccare la teoria del gender. Ad essere sincera, avendo già molte cose di cui occuparmi, non avevo preso in considerazione tale teoria che, come dico nelle mie conferenze, è il prodotto di una società che già da molto tempo insegna nefandezze e lo fa in particolare modo attraverso i media. Ultimo il video di Jovanotti Sabato in cui, in maniera molto chiara, si cerca di far passare la teoria del gender.

Dicevo di non aver preso in considerazione la possibilità di approfondire tale argomento, ma a causa delle telefonate e richieste scritte da parte di genitori preoccupati sul da farsi, ho pensato di approfondire e poi divulgare.

A questo punto cerchiamo di dipanare la matassa. Per prima cosa: Cosa si intende teoria gender? Con questa teoria si vuole far credere che l’essere uomo o donna in senso biologico potrebbe non corrispondere alla vera identità del soggetto. In pratica una bambina è femmina nel corpo ma potrebbe sentirsi maschio e viceversa. Il compito degli insegnanti è quello di aiutare il bambino ad accettare il proprio orientamento senza problemi poiché l’identità di genere te la senti dentro e non dipende dal tuo dato biologico.

E adesso passiamo alla firme. La prima riguarda il Comune di appartenenza. Fino al 25 settembre vi è la possibilità di firmare presso il proprio Comune di appartenza per indire un referendum abrogativo riguardo alla legge 107, la legge sulla cosiddetta “buona scuola” di Renzi. Occorrono 500.000 firme. Con questo referendum si intende abrogare tutta la legge 107 compreso l’insegnamento gender che non è chiaramente specificato ma lo si capisce da questi passaggi. Leggete attentamente.

Art. 1, comma 16 della legge sulla “buona scuola”: Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunita’ promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parita’ tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.

E fin qui non si legge niente sul gender. Ma vediamo cosa dice l’art.5, comma 2 riportato sul decreto legge della “buona scuola”.

Art. 5, comma 2: promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare,  formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo.

Anche in questa legge non vi è scritto niente che specifichi in maniera chiara l’insegnamento del gender; ma manca ancora qualche pezzo al puzzle. Leggiamo l’art. 5, comma 2 della legge del 15 ottobre 2013, quella riportata dalla legge della “buona scuola”; in pratica la legge n. 93 che è stata modificata dalla legge n.119. Il Ministro delegato per le pari opportunità adotta un Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione dell’Unione europea per il periodo 2014 – 2020. 

Sappiamo bene come la pensa l’Unione Europea, visto e considerato, che la votazione dell’8 settembre, è passata. Ma la cosa su cui dobbiamo focalizzarci per capire le intenzione dell’art. 16 della “buona scuola” è il piano di azione intentato dal Ministro delle pari opportunità poiché si avvale dell’aiuto dell’UNAR nel cui sito potete trovare http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2014/02/LGBT-strategia-unar-17×24.pdf  al cui interno si legge: IDENTITA’ DI GENERE la percezione di sè come maschio o come femmina o in una condizione non definita.

Bene, a questo punto, spero che abbiate capito l’importanza di correre ai ripari. E firmare nei vostri Comuni per ottenere il referendum abrogativo della legge sulla “buona scuola”. Io andrò a firmare e ricordate entro il 25 settembre 2015.

Adesso passiamo ad altri due argomenti. In Internet circola un messaggio che sostiene di non dover firmare il Patto di Corresponsabilità. E’ una enorme bufala. Questo Patto parla dei diritti e dei doveri che regolano il rapporto tra la scuola, le famiglie e gli alunni. Deve essere firmato. Basta leggere quello che c’è scritto per essere sicuri che non c’entra niente con il gender.

L’altro argomento invece riguarda il Piano di Offerta Formativa che ogni scuola presenta in maniera diversa. Qui potrebbe esserci l’inganno. Ed ecco perché prima di firmare occorre leggere con molta attenzione cosa offre ai vostri figli questo Piano Formativo.

Per tutelare maggiormente i vostri figli, oltre a leggere con attenzione prima di firmare qualsiasi foglio, occorre: “Inviare ai dirigenti scolastici una lettera con cui chiedere di essere dettagliatamente informati per iscritto su eventuali progetti relativi all’educazione sessuale ed affettiva, all’identità di genere, o comunque connessi a forme di propaganda ideologica omosessualista, subordinando la partecipazione del proprio figlio minore ad un consenso scritto. L’informazione della scuola dovrà riguardare, in particolare, il programma e il contenuto delle relative attività didattiche, i materiali e sussidi utilizzati, la data, l’ora e la durata di tali attività, e ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione, al fine di valutarne anche i titoli. La richiesta dei genitori si può inviare mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, o attraverso posta elettronica certificata, oppure depositandola direttamente nella segreteria della scuola” (Avv. Gianfranco Amato).

Ricordatevi che in quanto genitori potete avvalervi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dove all’art. 26 comma 3 dice: “I genitori hanno in primo luogo il diritto di scegliere il genere di educazione da impartire ai loro figli”.

RICAPITOLANDO

1. Si deve firmare per il referendum abrogativo delle legge sulla “buona scuola”.

2. Si deve firmare il Patto di Corresponsabilità.

3. Occorre leggere con molta attenzione, prima di firmare, il Piano di Offerta Formativa.

4. Scrivere una lettera ai dirigenti scolastici.

Vi chiedo gentilemente di divulgare il più possibile questo articolo visto il poco tempo a disposizione che abbiamo per fermare questo scempio.

Annalisa Colzi

Link consigliato: http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/09/03/societa/contro-lideologia-gender-a-scuola-7-pratici-consigli-ai-genitori

 

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annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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