Annalisa Colzi
nuovo libro di Papa Francesco quando pregate dite padre nostro
games dungeons

Games dungeons spiegato da un cattolico praticante

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Games dungeons crea socializzazione?

Come promesso, posto la risposta sul games dungeons scritta da un giovane cattolico. Ricordo che alcuni giorni fa postai un articolo che parlava del gioco Dungeons e Dragons scritto, da parte mia, in maniera superficiale. Ho pensato quindi di dare voce a quanti, in maniera educata, mi hanno fatto riflettere sul games dungeons. Mi rimane solo una perplessità; Se il games dungeons serve per creare socializzazione, perché molti giocatori hanno fatto commenti da vero e proprio bullismo? Ritornerò sull’argomento nel prossimo articolo in cui inserirò i vostri commenti (educati).

Ciao Annalisa,

sono rimasto un po’ male a leggere ancora un articolo simile riguardante i Giochi di Ruolo, che li descrivono pericolosi e travianti verso le giovani menti. Inoltre ancora più ingiusto è vederli come contro la Chiesa e la Fede. Ho postato sulla pagina della mia associazione, una delle più vecchie d’Italia, arrivata quasi a 30 anni di vita, per condividere le tue parole con spirito critico da parte della comunità dei giocatori di Ruolo Italiani. Dopo il tuo articolo ho postato, per correttezza articoli di risposta a quanto da te scritto e anche la tua decisione di tornare sulle tue idee (cosa che mi ha fatto molto piacere).
Io sono un Cattolico Fervente e Praticante, ho fatto servizio all’altare, catechista, partecipato a ritiri spirituali e pellegrinaggi e sono stato e sono ancora membro di diverse comunità cattoliche, restando orgogliosamente un giocatore di ruolo, sia da tavolo che dal vivo. Come me, molti altri sono in queste condizioni, poiché diverse associazione e gruppi hanno avuto sedi in sale parrocchiali ed oratori, proprio perché sono i luoghi dove è corretto fare attività di socializzazione e comunità.
I giochi di ruolo hanno questo come scopo principe, creare coesione e gruppo ed insegnare in modo ludico a vivere insieme e imparare che per superare una difficoltà (mostro o altro) da soli non si riesce e serve aiuto del gruppo, dove ogni personaggio ha le proprie forze e debolezze che lo rendono unico e utile al gruppo.
Forse non sai che i giochi di ruolo hanno dei padri nobili che sono il teatro a canovaccio e psicodramma.
Il teatro a canovaccio (o commedia dell’arte)… quello delle maschere classiche dove fino al 1700 le compagnie teatrali arrivavano nelle piazze dei paesi e città e permanevano lì diversi giorni e dato che il pubblico era sempre il medesimo dovevano cambiare storia ogni sera… con le stesse maschere.
Il Psicodramma è un modello e un metodo psicoterapeutico storicamente alla base delle terapie di gruppo, ideato a Vienna negli anni Venti da Jacob Levi Moreno dove si faceva vivere ai pazienti episodi che erano per loro duri da comprendere nella parte del proprio antagonista (esempio padre -figlio, marito -moglie….) .

Negli ultimi anni si è sviluppata anche l’idea che il gioco di ruolo può essere utilizzato nelle scuole per aiutare integrazione dei ragazzi, visto che sono sempre più attaccati a consolle e telefonini rispetto ai rapporti umani. Ci sono diversi gruppi in Italia che propongono laboratori di giochi nelle scuole anche per insegnare in modo diverso “la storia” e “letteratura” facendo giocare ai ragazzi episodi storici o personaggi letterari. Questo è provato che permette un miglior apprendimento da parte dei ragazzi (io stesso ho presentato un progetto al ministero e alla regione liguria in tal senso, che è stato molto apprezzato).

Ultima cosa i mostri, magie, demoni… etc sono solo gli espedienti per far andare avanti le storie e creare avventure… non ricerca di chi sa cosa… o modi per traviare le giovani menti.

Un saluto

Simone

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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