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Cyberbullismo ragazza si uccide davanti alla sua famiglia

“Sei grassa” e Brandy si uccide

Cyberbullismo e perdita di coscienza

Vittima per anni di cyberbullismo, Brandy non ce l’ha più fatta. Ha puntato una pistola al petto e si è uccisa davanti ai genitori e alla sorella. Un ultimo messaggio pieno di angoscia sul telefonino della sorella Jacqueline: “Ti voglio tanto bene, ricorda solo questo, mi dispiace per tutto”. L’allerta ai genitori, la corsa a casa, l’inutile ultimo tentativo. “Mi sono precipitata nella sua stanza. Lei era contro il muro e aveva una pistola puntata contro il petto. Ho urlato “No, ti prego no!”. Sono arrivati i nostri genitori e anche loro hanno provato a farle abbassare la pistola. Ma non ci sono riusciti…”.

Attacchi continui e falsi account

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Brandy Vela, americana, 18 anni, vittima di bullismo per anni per il suo peso, bullismo dilagato in cyberbullismo negli ultimi mesi. Attacchi continui, ripetuti, offensivi e sistematici attuati mediante la rete. I suoi molestatori hanno creato falsi account sui social network con le sue foto, falsi profili su siti di incontri online. Tramite questi si diffondeva così la notizia che Brandy offrisse sesso gratis, allegando anche il suo numero di telefono.

Inutili sono state le denunce della famiglia; “Abbiamo fatto tante segnalazioni e ci hanno sempre detto la stessa cosa: non possiamo farci niente” ha spiegato la sorella. E Brandy, alla fine, non ha retto.

Violenze indelebili

Di fronte a questo ennesimo terribile fatto di cronaca mi fermo a due considerazioni.

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La prima: quanti ragazzi adolescenti sono vittime di cyberbullismo? Quanti vivono o, meglio, subiscono tali attacchi, soprusi, diffamazioni senza poter far nulla per difendersi? Forse non si arriva a gesti estremi, ma tali violenze psicologiche e non solo potrebbero rimanere indelebili e devastanti nella crescita di un adolescente.

La seconda: il bullismo è terrificante. Il cyberbullismo è terrificante e vile. I pensieri malvagi e cattivi che escono da noi, forse personalmente o faccia a faccia non li esprimiamo. In branco ci facciamo più coraggio e seguiamo le sue leggi, esprimendo (chissà, magari con un po’ di vergogna) giudizi e condanne che uccidono il mio amico, il compagno di banco o di classe. Dietro lo schermo di un PC, nascosti magari dietro a profili anonimi e non rintracciabili, si scatena il peggio di noi. Si uccide colpendo alle spalle, sapendo di non essere mai visti. Si uccide di nascosto e si ride della morte altrui.

Concludo. Questa sera mi fermerò a pregare per gli assassini di Brandy (perché tali sono). Che la loro coscienza si ridesti e non smetta di gridare giorno e notte fino alla fine dei loro giorni. Che aprano gli occhi. Che vedano il loro peccato. E che io veda il mio, che noi vediamo sempre il nostro. E che possano convertirsi, e noi pure. Perché quando ci presenteremo tutti davanti al Trono e al Giudizio dell’Altissimo, il conto potrebbe essere molto salato.

P.T.

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