Annalisa Colzi
amicizia

Amicizia, questa sconosciuta fra tanti giovani

E per amicizia

filmo mentre ti stuprano

Apro il DEVOTO-OLI minore che mia figlia usa alle elementari. Vado a cercare cosa leggerebbe a proposito della parola amico: persona legata da un rapporto di amicizia. Ancora poco chiaro. Cerco allora la parola amicizia: reciproco affetto costante e operoso tra persona e persona. Ora è chiaro e credo che, se un giorno andrà a cercarla, sarà facile per lei comprendere il senso di questa definizione. L’amicizia, che bella cosa!

amicizia

violenza filmata tra risate

Quindi quello che leggo oggi sulle pagine di tutti i quotidiani è una menzogna. Perchè se gli amici sono coloro che ti donano un affetto costante e operoso, non possono essere definite amiche le ragazze che a Rimini, invece di aiutare la loro amica di 17 anni che veniva stuprata, hanno preferito filmare il tutto con il cellulare. Avere in quel momento solamente l’istinto di infilarsi in un bagno attiguo e di riprendere quello che veniva fatto alla loro amica non rientra sicuramente nell’affetto operoso.

È un fatto che lascia senza parole, senza fiato, quasi senza speranza. Quasi.

E non solo non sono intervenute (povere ragazze, forse avevano paura? Assolutamente no!) per bloccare la violenza, ma il giorno successivo hanno avuto la genialata di mandare il video all’amica stuprata. Nel video si vede la ragazza completamente inerme (ubriaca, per scelta oppure convinta a farlo dalla stupratore, non si sa) fra le mani del “personaggio”. In sottofondo, chiarissime, si sentono non le grida di aiuto delle amiche disperate, bensì le loro risate.

i nostri figli

Guardo le mie figlie. Provo a immaginare la più grande (ci sono solo pochi anni di differenza) al posto della ragazza di 17 anni violentata. E davvero non respiro più. Ubriaca, in balia di un mostro, circondata da (non esiste il femminile di mostro, vero?) “amiche” di questo tipo, incapace a causa dell’alcool di ricordare cosa è accaduto. La vita distrutta, il dolore, la paura… E prego il Signore che preservi tutte le famiglie da questa tragedia e che arrivi dove io e mio marito non possiamo arrivare.

Ma poi provo a immaginarle al posto delle amiche. E qui mi sento ancora più sconvolta. Donne che ridono e si divertono nell’assistere alla violenza su un’altra donna, per di più loro amica. Com’è possibile. Cosa sta accadendo ai nostri giovani?

Non è un’azione da creature di Dio. Non lo è neppure se fatta da un uomo, intendiamoci, ma fatta da colei che ha il dono di dare la vita, di custodirla in sè, è ancora più orribile. Donne che godono del dolore, del male compiuto su altre donne, davanti ai loro occhi!

Quale voce nel loro cuore può aver approvato una cosa del genere? Quale forza può aver imbavagliato lo Spirito Santo impedendo anche ad una sola ragazza di chiedersi: cosa stiamo facendo? Quale idea della vita, dell’amore, del rispetto, dell’amicizia vive dentro queste ragazze? A cosa sono abituate i loro occhi per non provare dolore davanti a questa atrocità? Quale potenza può aver trasformato la loro natura di figlie di Dio in operatrici di crudeltà, di cattiveria, di sadismo…?

Non Dio. Sicuramente non Dio.

amicizia

l’esempio di Santa Rita

Mi viene in mente Santa Rita. Quando si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, nei confronti di chi aveva ucciso il loro padre, la Santa pregò il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. Ecco, vorrei la sua forza. La forza di una santa madre che con la morte nel cuore, chiede al Signore il bene per i propri figli, anche se questo bene è la fine di questa vita terrena. Capace, davanti all’orrore di vederli soggiogati e posseduti dal male, di pronunciare un fiat così grande e doloroso, ma che li salva per la vita eterna.

Non ci sentiamo forti come Santa Rita? Iniziamo con quello che possiamo fare, ascoltiamoli, accompagnamoli, educhiamoli, e soprattutto consacriamoli al Cuore Immacolato di Maria perchè lei non li lascerà mai soli e si prenderà cura della loro vita.

Sabina

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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