ARTICOLI

Ubriaco a 14 anni, la mamma denuncia chi l’ha fatto bere

La schifosa legge del branco

“non vuole che sporga denuncia per paura di essere deriso”

«Prima ti chiedi dove hai sbagliato poi dopo, solo dopo, ti rendi conto che là, fuori, c’è chi non rispetta le regole e che nessuno interviene per punire certa gente. E questo è inaccettabile».

Sabato notte Laura – nome di fantasia – e suo marito hanno vissuto ore di angoscia: hanno trovato il loro figlio, appena quattordicenne, in mezzo ad una strada in stato confusionale dopo aver bevuto cocktail alcolici a base di vodka, «tre o quattro mi ha poi detto» e tre bottiglie di birra. «Gridava frasi senza senso, stava male. Lo abbiamo portato a casa: è svenuto. Abbiamo avuto paura: non reagiva a nessuna sollecitazione. Poi grazie alle cure del medico di famiglia la situazione è migliorata. Lo abbiamo sottoposto ad alcuni esami clinici: sono emersi problemi al fegato, dovranno fare degli approfondimenti. Ha solo 14 anni…».

Laura sospira: ha la voce rotta. Scuote la testa più volte. «È come se lo avessero avvelenato, mi è stato detto da uno specialista. Lui, adesso, sta meglio, ma ha paura e si vergogna. Paura e vergogna di noi, ma anche dei suoi amici – continua la mamma – che lo hanno lasciato solo in quelle condizioni. Ma la colpa principale è evidentemente di noi genitori: abbiamo sempre privilegiato il dialogo, mai una punizione, in famiglia si parla di tutto. Eppure non è servito a niente, purtroppo. E quindi abbiamo sbagliato qualcosa.

Lunedì scorso, di fronte al suo mutismo in risposta ai nostri perchè ho perso la pazienza e gli ho dato uno schiaffo. Ho sbagliato, lo so – racconta Laura – però devo capire. Dobbiamo capire. E non sto drammatizzando un bel niente. Mio figlio ha camminato lungo l’Aurelia, di notte, in stato di semi- incoscienza: poteva finire travolto da un’auto. Si ricorda di una moto che ha frenato a due passi da lui».

Laura ritorna a sabato sera, ai momenti che hanno preceduto l’uscita del figlio da casa. «La scorsa estate era andato ad una festa sul mare con alcuni amici: si ubriacarono tutti. La birra l’avevano comprata in un supermercato – ci aveva poi raccontato – un loro amico più grande, non ancora maggiorenne. Nessuno, alla cassa, aveva chiesto a quel ragazzo un documento. “Fanno tutti così, se vuoi fregarli non c’è problema. Mandi uno che sembra 18enne ed è fatta: ma a me non riaccadrà più” disse allora mio figlio. Non abbiamo sottovalutato l’episodio, io e mio marito, ma abbiamo anche cercato di dargli il giusto peso.

Fino a sabato scorso: l’ho accompagnato in auto all’appuntamento con gli amici fissato per le 9 di sera. Sarebbe tornato mio marito a prenderlo per le 11 e mezzo. In tasca aveva 10 euro. Ma alle 11 e mezzo, non c’era. Mio marito ha cominciato a cercarlo, a chiamarlo al telefonino che suonava però a vuoto. A chiamare un suo amico che aveva il cellulare staccato. Lo ha cercato in lungo e largo a piedi: ha incontrato due suoi compagni di classe, ma non avevano idea di dove fosse finito.

Avvisata ho raggiunto mio marito: abbiamo fatto alcuni giri con l’auto, via Aurelia, la Sarzanese, via Marconi. Siamo tornati a casa. Niente: il cellulare continuava a squillare a vuoto. Stavamo per chiamare la Polizia, perchè era quasi l’una: poi ce lo siamo ritrovati davanti, lungo il viale Apua. Stava cercando di tornare a casa. La nostra abitazione sta in tutt’altra zona di Pietrasanta».

Laura sospira di nuovo: in scia un filo di voce. «Ci ha poi raccontato che lui e i suoi amici avevano trascorso la serata davanti ad un bar che vende senza troppi problemi anche ai minori e che hanno cominciato a bere appena si sono incontrati. Uno di loro aveva portato un cartone di birre il resto se lo sono comprato: evidentemente roba alcolica a due spiccioli. Ci ha confessato che era già accaduto in passato, non ce ne eravamo accorti, e che “fanno più o meno tutti così. Che se non fai così, se resti sobrio fai la figura dello stupido e ti lasciano solo” sono state le sue parole.

E allora ci chiediamo: ma questa o queste persone che vendono alcool ai minori si rendono conto del danno che possono procurare a dei ragazzini? Lo sanno o non lo sanno che infrangono la legge? E ancora: se dei ragazzini sanno che in un determinato bar possono bere alcool senza alcun problema possibile mai che chi di dovere, mi riferisco alle istituzioni, agli organi di controllo, non ne siano a conoscenza e non intervengano cogliendo sul fatto questo esercente?»

«Mio figlio non vuole che sporga denuncia al barista; ha paura che i suoi amici lo deridano e lo mettano in disparte. È la schifosa legge del branco. Ma io e mio marito andremo a parlare con il titolare del bar, nei tempi e nei modi dovuti e cercando di non coinvolgere il ragazzo e poi, successivamente, lo segnaleremo a chi di dovere. Serve l’esempio. Serve il pugno duro e lo dice una che da sempre è stata per il dialogo. La stragrande maggioranza degli esercenti è seria e consapevole del proprio ruolo, ma se ci sono delle eccezioni e vanno perseguite. Mettendoli nelle condizioni di non nuocere di più. Non puoi rischiare la vita di tuo figlio per l’irresponsabilità altrui. Non andrà sempre bene e allora è giusto e doveroso agire con fretta e senza sconto alcuno per chi sbaglia».

Luca Basile

http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2015/05/14/news/ubriaco-a-14-anni-la-mamma-denuncia-chi-l-ha-fatto-bere-1.11418955

OCCORRE CAPIRE I MECCANISMI CHE SPINGONO I GIOVANI AD UBRIACARSI E AD ASSUMERE DROGHE. PER QUESTO MOTIVO VI INVITO TUTTI, SOPRATTUTTO I GENITORI A PARTECIPARE ALL’INCONTRO CHE FARO’ A MANTOVA LUNEDI’ 25 MAGGIO 2015

2 volantino

Commenta con facebook
Tags

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.