PAPA FRANCESCO

Vogliamo entrare in Paradiso? Dobbiamo allora prenderci cura dei poveri

Per entrare in Paradiso c’è bisogno di un grande cambiamento personale ed uno di questi è proprio l’amore verso i poveri, verso i più deboli. I Poveri sono un dono prezioso.

Prendendo spunto dal vangelo dove Gesù anticipa la distruzione pietra dopo pietra, del magnifico tempio di Gerusalemme, il Pontefice invita i fedeli a guardare alle cose importanti e domanda: “perché il Signore lascia che crollino delle certezze mentre il mondo ne è sempre più privo?”. La risposta è una sola: perché possiamo imparare a distinguerle da ciò che veramente è certo e dura per sempre. Prima o poi infatti le cose “penultime”, cioè i regni e le vicende dell’umanità, guerre, terremoti, passeranno, anche se si tratta di eventi enormi o definitivi, “da prima pagina”. Ciò che durerà per sempre sono solo Dio e il nostro prossimo che vale, afferma il Papa, “più di tutte le cronache del mondo”.

Da queste parole possiamo dedurre quanto sia importante ed essenziale per entrare in Paradiso, aiutare il prossimo, il più debole, il povero.

Attratti dall’ultimo clamore, prosegue il Papa, non troviamo più tempo per Dio e per il fratello che ci vive accanto. Ma esiste un antidoto al “subito” che Francesco rintraccia nella perseveranza, il dono di Dio con cui si conservano tutti gli altri doni:

Com’è vero oggi! Nella smania di correre, di conquistare tutto e subito, dà fastidio chi rimane indietro. Ed è giudicato scarto: quanti anziani, nascituri, persone disabili, poveri ritenuti inutili. Si va di fretta, senza preoccuparsi che le distanze aumentano, che la bramosia di pochi accresce la povertà di molti… Chiediamo per ciascuno di noi e per noi come Chiesa di perseverare nel bene, di non perdere di vista ciò che conta.

Papa Francesco poi ribadisce che la Parola di Dio, spinge ad una carità non ipocrita, cioè a dare a chi non ha da restituirci, a servire senza cercare ricompense e contraccambi. I poveri infatti sono preziosi agli occhi di Dio proprio perché non parlano la lingua dell’io, ma hanno sempre bisogno di chi li sostenga, e proprio loro, aggiunge il Papa, ci ricordano che il Vangelo si vive come mendicanti protesi verso Dio.

Allora, anziché provare fastidio quando li sentiamo bussare alle nostre porte, possiamo accogliere il loro grido di aiuto come una chiamata a uscire dal nostro io, ad accoglierli con lo stesso sguardo di amore che Dio ha per loro. Che bello se i poveri occupassero nel nostro cuore il posto che hanno nel cuore di Dio! Stando con i poveri, servendo i poveri, impariamo i gusti di Gesù, comprendiamo che cosa resta e che cosa passa. 

E aggiungerei, ed acquisteremo un vero passaporto per entrare in Paradiso.

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