Annalisa Colzi
nuovo libro di Papa Francesco quando pregate dite padre nostro
Messaggio Jakov 25 dicembre 2014

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bracciale ave maria

Messaggio Jakov 25 dicembre 2014

Messaggio Jakov 25 dicembre 2014

“Cari figli, oggi in questo giorno di grazia vorrei che i vostri cuori diventino come la grotta di Betlemme, nella quale è nato il Salvatore del mondo. Io sono la vostra Madre, che vi ama con amore immenso; e si preoccupa per voi. Perció figli miei abbandonatevi alla Madre così che posso presentare i vostri cuori e la vostra vita davanti al piccolo Gesù. Perchè solo così figli miei i vostri cuori saranno la testimonianza di Dio in voi. Permettete a Dio di illuminare la vostra vita con la luce e i vostri cuori con la gioia per poter illuminare ogni giorno la via, e di essere esempio di vera gioia per gli altri, per coloro che vivono nel buio e non sono aperti a Dio e alle sue grazie. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Qui il messaggio dato oggi 25 dicembre 2014 a Marija

 

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

il mio cuore trionferà

3 commenti

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  • Se e vero che Maria si preoccuma per me, perché non ascolta le mie preghiere ed è infifferente al mio dolore?

  • Maria non è indifferente al dolore, ma non sempre lo può eliminare: quello che può fare è aiutarci a sopportarlo, perché la croce fa parte del nostro cammino

  • Cara Francesca, chiedi come mai Dio e la Madonna non esaudiscano le tue preghiere. Ho letto lo hai scritto anche riguardo all’altro messaggio, quello dato a Marija. Non ho la presunzione di conoscere la risposta, fra l’altro neanche ci conosciamo, né so cosa tu abbia chiesto Loro, tuttavia, e non mi riferisco tanto a te ma lo dico in generale, c’è sempre un motivo quando il Signore rimane (almeno all’apparenza) “indifferente” alle nostre richieste. A volte, semplicemente, ciò che chiediamo non è conforme alla Sua volontà. Non veniamo accontentati perché pretendiamo che Dio assecondi i nostri desideri, anziché viceversa. Gesù, nel Getsemani pregò dicendo: “Padre, se possibile, allontana da me questo calice però non la mia volontà ma la tua sia fatta”. Gesù fu ubbidiente fino alla morte di croce; e noi? Siamo noi ubbidienti alla volontà di Dio? Le grazie che il Signore ci accorda più spesso hanno natura spirituale mentre, solitamente, chiediamo beni di tipo temporale. Ecco che potremmo finanche chiedere a Dio di farci vincere alla lotteria ma difficilmente verremmo esauditi. Talvolta, per noi, Lui ha programmi diversi rispetto a quanto da noi desiderato. Altre volte, invece, preghiamo male. San Luigi Maria Grignion de Montfort, ne “Il Segreto meraviglioso del Santo Rosario” scrisse che una sola Ave Maria detta bene vale molto più di 150 dette male. Lo stesso santo, nel medesimo libro, raccontò che un giorno la Madonna apparve ad un uomo: un impudico (uno, cioè, che peccava regolarmente contro il 6° e 9° comandamento). La persona in questione recitava però tutti i giorni, costantemente, il Rosario; Maria Santissima gli mostrò allora dei bei frutti in un recipiente sporco di immondizia. Quell’uomo, alla vista di ciò, ne ebbe ribrezzo e fu così che la Santa Vergine gli disse: “Ecco come mi servi, mi offri delle belle rose in un vaso sporco e corrotto. Giudica se posso gradirle”. A Medjugorje la Madonna disse che, affinché le nostre preghiere siano esaudite, è importante vivere in grazia di Dio. Lo stato di grazia lo si ottiene attraverso il sacramento della riconciliazione. Con tale sacramento, infatti, ci riconciliamo col Signore. Dunque, è cosa buona confessarsi spesso, possibilmente ogni settimana, senza tralasciare neppure l’accusa dei peccati veniali. La confessione, però, non basta. Ad essa bisogna far seguire il buon proposito (che non rimanga solo tale ma lo si attui realmente) di cambiar vita, mettendo Dio al centro della nostra esistenza. Ma anche questo non basta; il cosiddetto “comandamento dell’amore”, datoci proprio da Gesù, ci chiede di amare non solo Dio ma anche il prossimo. Inganna gli altri e se stesso colui che dice di amare Dio con tutto il cuore per poi volgere, puntualmente, lo sguardo da un’altra parte quando per strada, ai margini di un marciapiede, vede un senzatetto. David Wilkerson una volta scrisse: “Noi andiamo a Dio come se Egli fosse una specie di parente ricco, che può assisterci e donarci tutto quello che noi gli mendichiamo, mentre noi non alziamo neanche un dito; alziamo le nostre mani a Dio in preghiera e poi le mettiamo nelle nostre tasche”. Parole così sacrosante che non necessitano di alcun commento. Sempre Wilkerson, scrisse anche: “Non incolpare Dio di non voler ascoltare le tue preghiere, se non vuoi ascoltare la Sua chiamata all’obbedienza. Finirai per bestemmiare Dio, accusandoLo di negligenza quando, invece, tu stesso sei il colpevole”. L’impazienza è un altro motivo per cui talvolta le nostre preghiere non vengono esaudite. Ci spazientiamo facilmente a tal punto da dubitare di Dio. Dio, però, come scrisse il profeta Isaia, né pensa, né agisce alla nostra maniera: “i mie pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie”. Ebbene, dubitare di Dio non è cosa buona in quanto sta ad indicare il fatto di avere poca fede. Aver fede non significa solo credere all’esistenza di Dio e della Madonna ma anche, se non soprattutto, aver fiducia. San Giacomo, nella sua lettera apostolica, scrisse che anche i demoni sanno dell’esistenza di Dio, anzi, loro lo sanno ancor meglio di noi, ciò non significa, però, abbiano fede. Proprio Maria Santissima è l’emblema perfetto della Vera Fede. Visto che siamo in periodo natalizio, vorrei, a tal proposito, fare un raffronto sull’atteggiamento avuto da Zaccaria (padre di San Giovanni Battista) e la Madonna al tempo dell’Annunciazione. Il primo fu scettico e per questo punito con la temporanea perdita della voce (la riottenne alla nascita del figlio), Maria, invece, dopo un certo iniziale stupore, rispose: “sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola”. La Madonna, a differenza di Zaccaria, non dubitò assecondando in tutto e per tutto la volontà di Dio. Emblematico fu anche l’atteggiamento di Giuseppe dopo che un angelo gli parlò in sogno. Da notare che l’angelo non gli parlò da sveglio, come fece con Zaccaria e con la Madonna, bensì in sonno. Se la fede di San Giuseppe avesse vacillato, avrebbe potuto pensare fosse stato solo un sogno, una suggestione. Giuseppe, però, era giusto e di retta fede finendo, così, con l’assecondare anch’egli la volontà divina. Talvolta, mal sopportiamo così tanto il dolore, soprattutto quello fisico, da pregare Dio di esserne liberti. In certi casi, però, è Dio stesso a volere, per noi, quel dolore. Spiegare il senso teologico della sofferenza sarebbe lungo e complesso, credo possa aiutare leggere la biografia dei veggenti di Fatima, in particolar modo della piccola Giacinta. Credo di non aver mai letto di una bambina così eroica come lo fu lei. La beata Anna Katharina Emmerick, addirittura, definiva salutare il dolore. Tale affermazione può creare grande stupore perché siamo abituati a pensare al dolore come alla mancanza della salute e non come a qualcosa di salutare. Il dolore, a volte, è retributivo (poiché attraverso di esso acquisiamo meriti agl’occhi di Dio); altre volte ci responsabilizza (la sofferenza, ad esempio, di una persona a noi cara ci avvicina ad essa e, prendendocene cura, impariamo, da scapestrati ed egoisti quali eravamo, cosa voglia dire impegnarsi per gli altri); altre volte ci mette alla prova e ci purifica (espiando, in tal modo, in questa vita colpe che, altrimenti, avremmo dovuto espiare dopo la morte); altre volte ci educa (aiutandoci a vedere le cose nel giusto senso fino a riuscire a discernere le cose importanti da quelle che non lo sono, rendendoci più comprensivi, più umili e più umani). Merita di esser letto, a tal proposito, anche, dalla Sacra Bibbia, il libro di Giobbe che narra la storia di un uomo innocente, di un giusto colpito drammaticamente da una sventura dopo l’altra. Egli perde tutti i beni naturali; muoiono i suoi figli, ed infine è costretto a vivere su “ un cumulo di rifiuti della sua città”. Egli è messo alla prova per verificare la sua fedeltà al Signore. “Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato e il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”(Gb 1,21). L’uomo nel dolore si smarrisce e crede che Dio non se ne curi, invece gli è vicino. Giobbe lo afferma: ” Finora ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono” ”(Gb 42,5). Sia lodato Gesù Cristo.

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