Annalisa Colzi
l'aborto non riuscì

Quella volta l’aborto non riuscì e fu il mio errore più bello

Drammatica testimonianza di un medico abortista, l’aborto non riuscì e quell’errore cambiò la sua vita

Ecco alcuni stralci della impressionante testimonianza di un medico abortista, convinto del suo operare fino al giorno in cui sbagliò l’intervento. Infatti si scoprì dopo un mese che l’aborto non riuscì; il bimbo si salvò; lui rischiò la denuncia ma da quel giorno nulla fu più come prima.

Quel giorno si sentì gelare il sangue. L’aborto non riuscì e dopo un mese la signora aveva ancora in grembo il bimbo che non voleva. «Avevo aspirato qualcosa che non era l’embrione, avevo sbagliato», riconosce oggi con onestà Massimo Segato, sessantaduenne vice primario di Ginecologia all’ospedale di Valdagno, Alto Vicentino, medico non obiettore con migliaia di gravidanze interrotte alle spalle. «Una mattina ritrovai quella donna, aveva appena partorito. Mi fermò e mi disse: si ricorda di me dottore? Lo vede questo? Questo è il suo errore».

l'aborto non riuscì

l’errore più bello della mia vita

Il bambino indesiderato, dunque, era nato. «Un bel moretto, aveva già i capelli e poppava pacifico. Lei sorrideva. Fu lì che ho avuto la mia prima crisi di coscienza». (…) «L’errore più bello della mia vita», dice Segato. «Le suore dell’ospedale si facevano la croce quando mi vedevano, il cappellano diceva che al mio confronto Erode era un dilettante, anche se poi pranzavamo insieme ed eravamo diventati amici. Io però rimanevo convinto della mia scelta. La consideravo onesta e piena di senso civico, rispettosa della vita di madri destinate ad abortire clandestinamente. 

C’è molta ipocrisia in questo campo della medicina. La maggior parte di medici fa obiezione, ma ecco cosa dice Segato: «Non ho nulla contro di loro. Ma in mezzo c’è anche l’ipocrita: ne conosco uno, per esempio, che faceva aborti clandestini. Per non parlare dei politici. Ricordo un caso dell’82: il primario mi chiama, mi dice Massimo questo è un caso delicato. Si trattava di un importante uomo politico sposato dichiaratamente contrario all’aborto che aveva portato l’amante. Il primario mi chiese di mettere la ragazza in un camerino a parte perché nessuno doveva sapere».

la signora un giorno ringraziò il Cielo

Dopo l’errore, però, qualcosa cambiò nella sua testa. Segato rivide altre volte la madre. «Il bambino cresceva intelligente e vivace. Un giorno la signora arrivò anche a ringraziarmi del mio errore. Cioè, ringraziò il Cielo. Quando nacque invece voleva denunciarmi».

Segato rimase abortista ma affiorarono i dubbi e ridusse gli interventi. «E ogni volta che uscivo dalla sala operatoria avevo un senso di nausea. Cominciavo a chiedermi se stavo facendo davvero la cosa giusta. Quanti bambini mai nati potevano essere come quel piccolo? Ma mi rispondevo che sì, che era giusto. Lo era per quelle donne». Il convincimento ideologico però vacillava. «Continuavo solo per impegno civile, per coerenza. Qualcuno doveva fare il lavoro sporco e io ero uno di quelli e lo sono ancora». (…)

l'aborto non riuscì

non ho mai visto una mamma felice del suo aborto

Oggi Segato fa interventi ginecologici, parti, ecografie. Ma interruzioni no. «Se posso evito e sono contento. Lo so, dovrei diventare anch’io obiettore ma non lo faccio per non avvilirmi rispetto alla decisione iniziale. La verità è che più vado avanti con gli anni e più sto male e intervengo così solo per emergenze. Se succede però non sono sereno. Come non lo sono le mamme che in tanti anni sono passate dal mio reparto. Non ne ho mai vista una felice del suo aborto. Anzi, molte sono divorate per sempre dal senso di colpa. Quando le ritrovo mi dicono “dottore, ho sempre quella cicatrice, me la porterò nella tomba”. Poi pensi e ripensi e ti dici che per molte di loro sarebbe stato peggio non farlo e vai avanti così, autoassolvendoti».

Dal profondo irrompono domande esistenziali: «Donna o embrione? In quale momento inizia la vita? Nessuno lo può dire, nemmeno la scienza… forse la filosofia». La mamma che non voleva il suo bimbo se ne andò da Valdagno. «Aveva paura di incontrarmi, non voleva che suo figlio sapesse». Segato non li ha più visti né cercati. Ma sono molto presenti nei suoi pensieri e qualche volta, quando viene chiamato per un’emergenza, gli parlano da lontano.

L’aborto non riuscì e il Signore usò questo apparente fallimento per parlare al cuore di Segato. Egli infatti è più intimo a noi di noi stessi, e anche quando cerchiamo di mettere a tacere la nostra coscienza con il sapere, con i ragionamenti politicamente corretti, arriva un momento in cui ci incontriamo con questa voce e la nostra vita non può essere più la stessa.

Fonte: www.corriere.it

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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