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Il San Pietro di Roma

San Pietro

la vita della chiesa

La Cattedrale del mondo è S. Giovanni in Laterano, sede del Papa, ma il centro dal quale irradia la vita della Chiesa in tutto il mondo è San Pietro, il massimo Tempio dell’umanità. E’ necessario che l’anima si trasporti almeno idealmente in questo centro per rinnovarsi nell’amore alla Chiesa ed alla sua unità. E’ un segreto per vivere nel proprio piccolo ambiente, collegati al Pastore supremo. Quel Tempio è come un gran cuore misterioso, avvolto da fiamme di amore universale; è un cuore ricco dei meriti della Passione di Gesù Cristo, dei meriti della Madonna e dei Santi.

Pulsa, e da esso scaturiscono fonti di sangue vivificante: i Sacramenti e la grazia. La porta di questo Tempio è di bronzo; e dà l’idea della saldezza tetragona della Chiesa, incrollabile innanzi agli assalti nemici; contro di lei non prevalgono le potenze infernali, perché Essa è poggiata, anzi è incardinata sopra una pietra massiccia: Tu es Petriis et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

Accostati silenzioso a questa pietra angolare, intorno alla quale si compagina e si eleva l’edificio dei secoli; entraci, prostrati nella polvere, adora Dio che vi è assiso come Verità Eterna. Poiché è qui che non viene mai meno la Fede, per il ministero di San Pietro, secondo la parola di Gesù Cristo. Qui è il trono e la cattedra della verità, questo è il faro del mondo che nessuno ha potuto spegnere, e nessuna tempesta ha potuto abbattere, questa è la bussola che orienta le anime pellegrine al porto eterno.

Entraci tremando per lo stupore, e pieno di filiale fiducia; non guardare a qualche po’di polvere portata qui dal vento del mondo, non essere tanto stolto da scandalizzartene, poiché questa polvere non muta le massicce arcate ed i pilastri giganteschi, né mette in pericolo la salda compagine di quella Cattedra di verità ch’è di bronzo temprato. Entraci adorando, poiché qui c’è la maestà del Signore partecipata all’uomo mortale.

Il Papa sta nel Vaticano quale Vicario di Gesù Cristo, come in un tabernacolo di luce. E’ un piccolo uomo, ma ha nelle mani il deposito infallibile dell’immutabile verità, veste di bianco quasi per simboleggiare lo splendore divino della potestà che lo trasfigura, è il Pastore supremo che conduce al pascolo le pecorelle, e che stende le braccia della sua paternità a tutto il mondo. Entra dunque in San Pietro, e prostrandoti inabissati nella luce dell’Eterna Verità ed esclama: Io credo ciò che crede la Chiesa. Quale sapienza in quest’atto di fede, quale elevazione magnifica dell’umana piccolezza!

Il povero atomo, pieno di tenebre, fallibile, facile preda dei capricci dei sensi e delle oscure nebbie della fantasia, è d’un tratto avvolto dalla luce eterna, è saldo sulla fermezza della pietra angolare della Chiesa, è sicuro nel suo cammino anche quando non vede la via, poiché dà la mano alla madre, maestra di verità che lo guida: Io credo ciò che crede la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.

Tu sei certo che ogni pensiero, anche se orpellato di scienza, è stoltezza se contrasta con questa Fede, tu elimini allora dalla tua mente l’errore con criterio sicurissimo di verità e vivi di celeste sapienza: Io credo ciò che crede la Chiesa, cioè io so, ammetto, sono certo, son persuaso, sono convinto di ciò che credo, nella fede stessa della Chiesa indefettibile, io vivo dell’eterna ed infallibile verità.

Chi non vive di questa fede è come estraneo alla casa paterna; è come l’assetato Ismaele abbandonato nell’arido deserto del mondo; è già preda di satana che può illuderlo come vuole e trascinarlo dove vuole.

Beato colui che non sarà scandalizzato di me, disse Gesù, alludendo agli obbrobri della sua Passione. Questo può dirsi anche della Chiesa, la quale ha la sua passione nelle persecuzioni del mondo e nell’indegnità di alcuni suoi figli. Che importa che sia disprezzata, o che importa che i suoi membri risentano dell’umana fralezza?

Non ci stacchiamo mai dalla sua unità, e serviamola come figli devoti. Alcuni si scandalizzano del fasto di certi suoi abiti. E dimenticano che le insegne di qualunque suo grado gerarchico, sono come abito sacerdotale, non sono segni di vanità. Esse del resto sono accidentali alla vita della Chiesa; e servono solo a quelle distinzioni esterne che sono armonie di ordine in ogni corpo organizzato.

Altri restano perplessi nel vedere spesso l’umiliazione di alcuni buoni e certe apparenti ingiustizie che si commettono a danno di chi opera il bene. Essi ignorano che la Chiesa ha lumi speciali per guidare le anime, e che spesso è crivellatrice ammirabile delle loro virtù – separa il grano dal loglio, e getta via la scoria dal cuore dei suoi medesimi figli con le prove dolorose. Quello che sembra una svista è invece uno sguardo più profondo ed acuto nel fondo stesso delle anime che hanno bisogno di purificazione. Noi guardiamo superficialmente e non intendiamo che certi cuori hanno bisogno di essere temprati, altri hanno tanti debiti nascosti da pagare, per essere più in grado di elevarsi dalla terra al Cielo.

Chi può essere così presuntuoso da indagare o criticare le disposizioni della Chiesa? I Santi hanno cantato il Magnificat nelle loro prove. Ed hanno baciato la mani della Mamma che li mondava di ogni umana debolezza. E noi pretenderemmo mormorare di quello ch’è misterioso lavorio della grazia nei cuori più belli?

Quando il S. Ufficio mandava S. Giuseppe da Copertino sul monte, in un convento isolato come un nido di aquila sulle valli strapiombanti, era strumento della grazia vivificante che isolava sempre più dal mondo un’anima che doveva vivere di mirabili estasi soprannaturali. Che importa che i giudici abbiano preso umanamente una cantonata? Essi non furono ministri di un’ingiustizia, ma servi di una dolce armonia di grazia; perché la Chiesa è sempre ammirabile nella sua vita!

Gesù! Gesù! Dall’alto della Croce, con le mani espanse nella tua misericordia, volgi gli sguardi a noi tuoi Sacerdoti; ricolmaci di grazie; scuoti da noi ogni polvere umana e rendici gloria della tua Chiesa. Stacca una mano dalla tua Croce, abbracciaci. Serraci al tuo Cuore ferito, e nel tuo Cuore stringici tutti nell’unità della Chiesa. Affinché siamo un sol cuore e un’anima sola nel grande combattimento che ingaggiamo col mondo e con l’inferno; e serviamo fedelmente alla Chiesa.

Al buon ladro che dalla sua croce ti supplicava a ricordarti di lui, Tu rispondesti: Oggi sarai con me in Paradiso! Era un peccatore ed era crocifisso con Te. O Gesù, guardami; anch’io sono peccatore e sono crocifisso da tante tribolazioni; non ti domando onori o grandezze terrene, ma domando il tuo regno, il tuo perdono, la tua misericordia: Ricordati di me… nel tuo regno! Oggi sarai con me in Paradiso, così rispondesti al ladro supplicante.

Rispondimi così, o Gesù; voglio essere con Te, con Te nella tua Chiesa, poiché questa è la mia vita e la mia felicità. Chiudimi la mente, perché io non giudichi; aprimi il cuore perché io ami; dilata le mie labbra perché io lodi Dio; rendimi tuo servo nell’unità della Chiesa e nella sua ammirabile disciplina. Senza la tua grazia non posso nulla, e perciò ti ripeto ancora una volta: Ricordati di me, ricordati di me!

Conquidi la mia natura ed il mio carattere, perché io non contrasti mai con l’Autorità; dissipa le mie velleità, affinché, non presuma di far valere il mio giudizio e la mia volontà; e sia come Te, umiliato e fatto obbediente sino alla Croce; disperdi col tuo soffio di vita ogni mia vanità, affinché non desideri onori, ma aspiri solo al supremo onore di essere con Te nel tuo regno e di salvarmi l’anima. Con Te, nel Paradiso, e con le anime che mi hai affidate, con quelle che ho il dovere di cercare col mio zelo, abbracciato dalla tua misericordia, purificato dal tuo Sangue, coronato dai tuoi meriti, illuminato dalla tua luce, beato nella tua felicità, per sempre, in eterno.

del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo

 http://www.dolindo.org/opere.html


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