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I quaranta giorni di Quaresima della Sardegna Le pagliacciate delle lesbiche, dei gay e dei trans

Lesbiche, gay, transessuali, queer

carnevalate e ostentazione

E’ del 14 maggio la notizia pubblicata dalla Nuova Sardegna dei 40 (dico 40) giorni di festa che si terranno, appunto, in Sardegna in occasione del Gay Pride.

Leggo: Saranno quaranta giorni di dibattiti, mostre, cinema, teatro, presentazioni di libri che si chiuderanno il 27 giugno con il Sardegna Pride, per la prima volta con la sfilata nel centro di Cagliari. La Queeresima è un progetto curato e coordinato dall’associazione di Cagliari per Promuovere i diritti e la cultura delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer.

Quando ho letto Queeresima ho pensato ad un errore di battitura; e mi sono chiesta cosa centrasse la nostra Quaresima con tutto questo. Invece non si tratta di un errore perchè la parola deriva (come vediamo continuando al leggere) dal termine queer. Questo mi mancava, ho abbastanza chiare le altre terminologie: lesbiche, gay ecc., ma queer mi è del tutto nuovo. Quale identità non è stata ancora definita? Mi pare che nulla sia stato scordato, e invece no! Ci sono i queer. Vado a cercare il significato: queer è un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava “eccentrico”, “insolito”. Il termine a sua volta deriva dal tedesco “quer” che significa “di traverso, diagonalmente”.

Trovo poi questa definizione: “sessualmente, etnicamente o socialmente eccentrico rispetto alle definizioni di normalità codificate dalla cultura egemone”. Quindi, parliamo in questo caso di persone sessualmente eccentriche rispetto alla normalità? Non ho ancora capito bene e vado a leggere: “la realtà queer è vissuta da chi rifiuta le categorie dell’orientamento sessuale come gay, lesbica, bisessuale ed eterosessuale”.

Sono ancora confusa, ma nel cercare chiarezza mi imbatto in un articolo di Maria G. di Rienzo che dice tra le altre cose: “i teorici (e le teoriche) queer sono molto attenti a descrivere non il soggetto, ma cosa il soggetto predilige per ottenere il piacere (feticismo, autoerotismo ecc.) e come ciò sia legato a circostanze storiche ed a dinamiche di rappresentazione”. Ok, in un certo senso mi sembra più “chiaro”. Ma, in realtà, che cose complicate… mi imbatto a un certo punto nella domanda di un giovane ragazzo che chiede: “io sono gay. Ma sono anche queer?” e si aspetta che in rete altri gli diano una risposta su quello che lui è.

Ma torniamo alla Sardegna e alla sua festa. Non solo la città di Cagliari sarà coinvolta ma le iniziative, una quarantina circa, coinvolgeranno tutta l’isola. In programma ci sono appuntamenti a Sassari, Orani, Nuoro, Oristano, Tortolì.

Ma se qualcuno avesse organizzato una cosa di queste dimensioni a tutela dei diritti della famiglia, tutte queste città avrebbero aperto le loro porte con lo stesso entusiasmo? Non sono poi così ottimista…

Continuo a leggere l’articolo: I carri passeranno per le strade principali della città sino al traguardo di via Roma.

I carri passeranno per le strade… mi dispiace, non voglio ferire nessuno, perché sono certa, che le persone che vivono queste realtà, facciano davvero tanta fatica e che soffrano profondamente, ma i carri… i carri no! Perchè no? Perchè mi fanno pensare al carnevale; perché sopra quei carri vedo delle persone mascherate, spesso in maniera veramente imbarazzante, comportarsi con volgarità; ostentando la sessualità in maniera disgustosa, e cercando in tutti modi di dare scandalo senza curarsi della presenza di bambini, famiglie, ecc. Perché su quei carri e in tutta la sfilata ci saranno, come sempre, innumerevoli cartelloni e slogan contro la Chiesa. Torrenti di calunnie, accuse, insulti e derisioni sul Papa, sul Clero e sull’intera Chiesa.

Ecco, io penso che tantissimi gay, lesbiche, trans ecc. non si ritrovino in questa carnevalata. Perchè sono persone intelligenti, sensibili, dignitose, rispettose, che desiderano ottenere dei diritti in altro modo. Se quelli che sfilano ai gay pride sono i primi a non rispettarsi come individui, come possono sperare che queste esibizioni oscene, portino loro il rispetto di chi li osserva? Ci sarà la festa, è vero; con musica, balli, alcool, droga, trucchi e costumi colorati. Ci si sfogherà per bene. Ma alla fine della giornata, quando calerà nuovamente il silenzio, tolto il costume con i lustrini e pulito il viso, ci si accorgerà che nulla è cambiato. E che domani in giacca e cravatta si tornerà a lavorare in ufficio, dove nessuno conosce la tua realtà.

Sabina Cantoni Tognetti

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