Annalisa Colzi
offrirsi a Dio ecco il nostro compito

Offrirsi a Dio, ecco il nostro compito

Credere l’incredibile: offrirsi a Dio per la salvezza eterna

Offrirsi a Dio per la riparazione dei peccati

Chiedono a Gesù: che cosa dobbiamo fare? Risponde Gesù: dovete credere.

E’ quanto fecero nel 1917 i tre bambini di Fatima quando la Vergine Maria, apparsa improvvisamente loro, chiese se volevano offrirsi a Dio per la riparazione dei peccati e per la conversione dei poveri peccatori. Non chiese la Madonna di fare questo o quello, di compiere un’azione o un’altra, ma di offrirsi. L’uomo subito tende a domandare che cosa deve fare in concreto, ma i bambini non ci pensarono, e risposero immediatamente di sì: accettavano di offrirsi per collaborare a questo piano divino.

In seguito la Madonna dirà loro che occorreva recitare il Rosario, e dopo la visione dell’Inferno i piccoli cominciarono a fare delle penitenze secondo i loro criteri: non mangiare la merenda, non bere nonostante il caldo, mettersi una ruvida corda attorno alla vita… ma le pratiche furono lasciate alla libera iniziativa. Ciò che conta, prima di tutto, è credere.

Che cosa dobbiamo credere?

L’incredibile: la Madonna disse loro (quindi anche a noi) che abbiamo il potere di riparare i peccati degli altri e di collaborare attivamente alla loro salvezza eterna.

Che proporzione ci può mai essere tra una mia piccola mortificazione e il destino eterno di un’anima che, poniamo, vive tutta la vita nel peccato, e tuttavia può salvarsi eternamente grazie alla mia rinuncia al pasticcino o alla mia sopportazione lieta del caldo? Sembra che tra le due realtà l’abisso sia incolmabile. Eppure a Fatima ci viene detto che siamo tutti legati gli uni gli altri, e che noi possiamo agire in ordine alla salvezza eterna dei peccatori

Che poi noi siamo peccatori noi a nostra volta, questo poco importa. Dio non chiede questa collaborazione agli angeli, ma agli uomini, che possono, come il cireneo, portare la croce per un breve tratto di strada aiutando Gesù.

Se io avessi la consapevolezza certa, sicura, che il mio piccolo atto vissuto nel segreto della mia coscienza può realmente aiutare, oggi, un peccatore a tornare a Dio per sempre, mi sentirei certamente onorato di tale privilegio, e aprirei il mio cuore indurito alla carità verso il povero peccatore tendendogli una mano, facendo sacrifici per lui.

Prima di farlo, dobbiamo crederlo

Non un atto d’amore va perduto. Anzi, alla fine saremo giudicati proprio dagli atti d’amore. E non c’è amore più grande che aiutare un peccatore che vive nelle tenebre a trovare il pertugio della luce. Perché qui si tratta di vita eterna, non di star meglio qualche giorno.

Tisbita

Tisbita

“NULLA VOGLIO SE NON CHE ARDA”

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