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Nostro fratello voleva essere santo

L’intervista alle sorelle di padre Nazareno Lanciotti.

Tutto incominciò quando due uomini con volto coperto e armati di pistola, erano penetrati nella missione. Finte minacce, richiesta di soldi poi la trattativa chiave, per la chiave cassaforte. Tutto si rivelerà una grottesca messa in scena.

Il nervosismo cresceva attimo dopo attimo, poi, i due killer cominciano la roulette russa nella sperenza di qualche reazione. Un solo proiettile nel tamburo del revolver e infine il via al terribile gioco.
Un primo click ad una ragazza, Simona, poi, un altro sulla spalla di Alair seduta accanto, poi la scelta di interrompere il ciclo e di dirigersi dall’altra parte del tavolo dove era seduto il sacerdote. L’attentore si era accorto che il proiettile era pronto in canna; sussurrò qualcosa all’orecchio e dopo poco premette il grilletto. “Avrà detto qualcosa di terribile” riferisce uno dei due amici.

Reclinò il capo come Gesù

Perchè padre Nazareno Lanciotti reclinò il capo (come Gesù), capì che era il momento della sua morte e non disse più nulla. Quel lieve movimento del capo però deviò il colpo e non provocò la morte istantanea, come avrebbero desiderato i due killer che si diedero alla fuga; il sacerdote fu soccorso dai presenti, che gli fecero anche la comunione, poi su una coperta lo trasportarono a piedi verso il vicino ospedale distante meno di cento metri. Qui gli prestarono le prime cure ma per la gravità della situazione e la paura di nuovi attentai fu organizzato il trasferimento verso l’ospedale più grande a Cuiabà.

Un fazenderos, Henrique Duarte, mise a disposizione il suo areo e partirono di notte, contro la volontà dell’autorità preposta ai voli aerei che comminario al pilota una sonora multa. Il giorno seguente il sacerdote venne nuovamente trasferito a San Paolo. Padre Celso ebbe modo di raggiungerlo in ospedale dove raccolse le sue ultime confidenze, e perdonando i suoi attentatori.

Tutti pregarono

I fedeli di Jauru pregarono ininterrottamente per dieci lunghi giorni. In ospedale lo accudirono alcuni amici sacerdoti e laici, il vescovo, padre Celso e padre Stefano Gobbi. Fu lui stesso a raccontare ai confratelli, con un filo di voce, quello che il killer aveva sussurrato: “Io sono il demonio, sono venuto ad ammazzarti perchè tu qui ci dai troppo fastidio”. Il 22 febbraio, alle sei del mattino, padre Nazareno morì nella sua stanza di ospedale a San Paolo. I suoi funerali furono un trionfo e il suo corpo fu deposto nella sua Chiesa parrocchiale, accanto all’altare, sotto lo sguardo della Vergine che aveva tanto amato e fatto amare.

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