Annalisa Colzi
amore

Ho perso tutto, ma ho trovato Dio

Terza parte

Nell’anno 2000 conobbi Roberto, finalmente l’amore vero. Roberto comprese il perché avevo chiuso le porte all’amore. Aveva scavato dentro il mio cuore, mi curò con tanto amore e tornai a dare senso alla mia vita che era fatta di cose materiali. La mia luce era la lampada a neon dell’azienda dove lavoravo anche sabato e domenica. Andavo a lavorare con il buio, uscivo dal lavoro che era di nuovo buio. Ero diventata un robot che produceva per spendere, ma quel seme messo in me dai miei cari era ancora vivo e con Roberto stava rinascendo. Roberto si rivelò un uomo d’altri tempi. Era ricercato nel mondo dell’imprenditoria per le sue grandi capacità lavorative, ma quello che lo distingueva era il suo modo di amare e di donare senza limiti. Era un uomo d’amore, non seppi riconoscerlo subito, la sua educazione cristiana aveva radici forti.

Abbiamo costruito una nuova vita, un nuovo lavoro insieme. Roberto insisteva dicendomi che non potevo fare una vita senza mai una messa, una preghiera e lamentava il fatto che in casa non volevo neppure una foto della Madonna. Non sapevo che esisteva il nemico dell’amore, così facendo non ho protetto questa unione. Rimasi incinta, scoprendo un tumore in concomitanza. Pensai a me stessa e senza pensarci due volte decisi di affidare alla legge 194 nostro figlio credendo che erano solo cellule, ma queste cellule davanti a Dio si chiamano tuo figlio. Purtroppo non potei più avere figli, quella era stata la mia unica possibilità. Con quel folle gesto mi sono giocata l’anima e la mia generazione. Raggiunsi questa consapevolezza solo dopo la mia conversione. Nell’anno 2007 convolai a nozze civili. Ottobre 2008 l’ultimo regalo per me: una casa in Sardegna.

Avevo tutto: l’amore, un buon lavoro, due case, una bella macchina, un cane che sostituiva nostro figlio. Il nostro amore che era così forte da superare il confine della vita. Avevamo tutto cosa poteva accadere? Eravamo stati bravi, così abbiamo creduto.

Primo dicembre 2008. Ore 4.30 Am.

Abbracci e baci, l’ultimo ti amo, ultima carezza a Briciola che amava Roberto in un modo indescrivibile.
Roberto esce di casa per recarsi in ufficio a Forlì e per non tornare più. Un incidente a Nogarole Rocca spegnerà la sua vita, aveva 37 anni. Due camion escono in contemporanea dall’area di servizio. Il secondo non aspetta di immettersi nella corsia di accelerazione e dall’area di servizio va direttamente sull’autostrada occupando entrambe le corsie di marcia.

Roberto lo evita ma terminata la coda del camion Roberto si trova l’altro che stava per immettersi sulla carreggiata. Roberto tenta ancora di salvarsi; per soli pochi centimetri Roberto non ce l’ha fatta. Il processo si è concluso. L’albanese che lo ha ucciso ha patteggiato dieci mesi di carcere, che non ha fatto, e il ritiro di tre mesi la patente, 74 euro (settantaquattro euro) di multa per aver provocato la manovra che ha ucciso Roberto.

Ancora una volta la strada distrusse la mia vita, come distrusse quella di mia sorella quando un camion uccise suo marito. Questa volta il dolore era diverso e in età diversa, si prese tutta me stessa. Il silenzio in casa mi faceva impazzire, mettere un piatto per mangiare da sola era un incubo, non riuscivo neppure ad entrare nel nostro letto, non credevo esistesse tanto dolore, era come una torta a strati. In poco tempo persi tutto ciò che avevo: Roberto, il nostro lavoro, la nostra casa, e poi Brici che morì dopo avermi salvata da due tentativi di suicidio. Rimasi sola completamente e spogliata di quanto avevo avuto. Iniziai a contare i centesimi, fu terribile.

Rimase solo l’amore che io e Roberto ci siamo dati e Dio. Le cose per cui avevo sacrificato la mia vita per averle non servivano a placare lo strazio. Ero caduta nella rete del male ma Dio vedeva le mie difficoltà e sapeva che non sarei mai riuscita da sola ad uscire dal tunnel in cui stavo precipitando e i miei cari e Roberto hanno interceduto. Ero nel mezzo fra bene e male che mi chiamava al suicidio, dall’altra parte c’era Dio che su una piccola pietra a forma di cuore fermò tutte le mie iniziative per spegnere la mia vita mettendo su di me un progetto per la mia salvezza.

Colui che avevo rinnegato per tutta la mia vita diventò l’unica mia salvezza, ma non lo conoscevo e per conoscerlo dovevo iniziare una scuola speciale di cui il maestro non aveva volto ma sentivo il suo amore guidare me verso la luce . Prese la mia mano attirando la mia attenzione, usando Roberto che si rivelava attraverso i segni che vivevo e che ho documentato nei miei libri, ancora vivo. Dovevo cercarlo, ma ero troppo lontana da Dio per sapere che era con Lui e che l’anima potesse resistere alla morte. Chi ama non muore mai e Roberto amava. Dava a tutti, indipendentemente da chi fosse, amava anche i suoi nemici che diventavano amici per il suo modo di fare.

Dio ebbe pietà di me. Non mi diede denaro per ricostruire la mia vita, ma pietre, l’amore e la Bibbia e segni da decodificare con l’amore fra me e Roberto. L’amore è anche gravità, attira. Roberto era cielo io terra, lui vedeva per me, io camminavo verso la strada che veniva tracciata per la mia salvezza.

Le mie cadute nella mia vita mi avevano resa forte e sono servite nella scalata più grande della mia vita. Volevo fare tutto da sola nel momento in cui ero messa alla prova; ero senza quella forza che serviva per superarla. Non cercavo Dio nemmeno nel dolore, lo avevo nel corso della mia esistenza completamente dimenticato.

Fino al giorno in cui mi resi conto che al mio fianco c’era qualcuno di grande che afferrava la mia vita riscattandola dalle forze del male di cui ero rimasta vittima con la mia ignoranza, salvandomi in corpo e anima, guidando me verso la luce e alla conoscenza dell’esistenza della vita spirituale e che Dio esiste e stava mostrando a me il suo essere Padre.

Lasciò le sue pecore per cercare quella smarrita”. Venne a cercarmi, mi portò a casa. Un’esperienza unica . Roberto alle nostre nozze aveva messo sul mio collo un cuore. Il cuore era il simbolo della nostra unione. Iniziai a trovare nei momenti più difficili cuori di pietra.

Vedevo la macchina di Roberto ovunque andassi, il suo nome era presente in ogni situazione che vivevo. Dio sapeva che avrei risposto a Lui usando Roberto.

Quello fu l’inizio della scuola che ha aperto i miei occhi all’incredibile. Iniziai a vivere numerosi eventi con persone diverse che portavano il nome Roberto. Si rivelarono veri messaggi da interpretare. I testimoni e le coincidenze per attirare la mia attenzione al mondo dell’invisibile li sceglieva Dio, io dovevo solo vivere, interpretare e scrivere la storia che mi ha ridato la vita generando salvezze.

Mi arresi ai segni quando essi si mostrarono l’unica cosa che avevo per sopravvivere allo strazio.

Con la forza dell’amore e lo spirito di sopravvivenza imparai a decodificare un linguaggio che veniva dal cielo. Risposi dopo quasi tre anni di buio e lotta fra bene e male alle numerose chiamate alla Madonna a Medjugorje. Non sapevo cosa accadesse in quella terra. Seguivo i segni che uniti alle coincidenze diventarono un faro nella notte. Non sapevo dove mi portasse questo mio modo di interpretare ogni cosa che mi accadeva. L’amore era così forte da seguire Roberto nell’unico modo rimasto. L’amore che ci univa parlava ai nostri cuori ed io sentivo che Roberto era vivo; l’amore è anche gravità, attira. Seguii una strada che ha formato un cuore anche nella cartina geografica del nostro cammino. Una mappa per ritrovarci nel cuore.

Era tutto incredibile ma lo vivevo e lo posso provare in qualsiasi momento in quanto Dio mi ha dato tutte le prove per mostrarlo. Roberto era il mio porto sicuro in vita e lo era ancora. Dio parla attraverso le sue cose non le nostre, ed ora si trattava di riconoscerlo: ”Nessuno viene a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira, ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno”. La Bibbia divenne per me vita vera. Il Padre aveva attirato la mia attenzione e mi stava preparando a ricevere quel miracolo che avrebbe cambiato la mia vita. Un’emozione che avrebbe potuto farmi morire se non preparata. Dio prepara e avvisa prima dell’accadere di ogni cambiamento.

Dio è amore e con amore mi accompagnava senza spaventarmi a quanto di grande avrei dovuto vivere, vedere e scrivere e alla missione per cui ero nata. Vivevo sulla terra, ma allo stesso mi sentivo avvolta dal mistero. Con il dolore ero salita sulla Croce, ero così vicina a Lui che ora potevo sentirlo. Il dolore mi aveva isolata dai miei idoli e dalle cose del mondo; proiettata in un’altra dimensione e Roberto era con me. Sentivo il suo amore vivo guidare la mia vita e quando ho creduto che tutto era finito è stato l’inizio per ritrovare tutto. Credevo di essere impazzita, eppure ero certa di ciò che vivevo.

– continua-

Prima parte della testimonianza: http://www.annalisacolzi.it/ho-perso-tutto-ma-ho-trovato-dio/
Seconda parte della testimonianza: http://www.annalisacolzi.it/ho-perso-tutto-ma-ho-trovato-dio-2

Foto da http://esseresani.pianetadonna.it/come-sconfiggere-la-paura-della-solitudine

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

2 commenti

Rispondi

  • Grazie per la tua storia… grazie al Padre Misericordioso per il dono della tua vita. Dio è amore… Dio è vita… Dio è Maestro buono che guida ogni nostro passo e cura ogni nostra ferita con il balsamo del suo amore… Lode e gloria al Signore sempre

  • È una lettera bellissima tra le parole scritte si percepisce l’amore che Gesù dona a tutti coloro che gli aprono il cuore.
    Grazie Gesù per questo immenso dono che ci hai dato:”la fede”.

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