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Ma è davvero risorto?

Dicono che è risorto.

Ma si, il costruttore di galilea, quello che tutti chiamavano il Nazareno!

Quello che da tre anni girava in lungo e in largo per tutta la Palestina, passando e beneficando tutti quelli che credevano in lui.

Quello che hanno crocifisso, tolto di mezzo con ingiusta sentenza!

Bravi: quello che diceva di essere Dio! Lui, Gesù!

Dicono che è risorto.

Com’è andata? Mah! È cominciato tutto un mattino di primavera di quasi duemila anni fa… e ne parlano ancora!

Quando tutto è cominciato

Dicono che una donna, forse più d’una, siano andate al sepolcro, ben chiuso e sigillato da più di due giorni e l’abbiano trovato aperto. Già. Aperto: una pietra di quasi una tonnellata ribaltata a terra, così, come fosse stata di cartone.

E la tomba era vuota. Si, vuota.

C’era un giovane, forse due, li vicino che gli ha detto… che il morto non è più morto.

Non è li! È risorto.

Per essere sicuro che capissero di chi parlava, ha chiarito: “Quello che è stato crocifisso”. Si, lui, Gesù, non un altro.

C’è stata una delle donne, una certa Maria di Magdala, che piangendo è corsa dagli amici del morto (che non è più morto, ma non si vede da nessuna parte, perciò forse è ancora morto …), insomma corre dagli amici a dire che il corpo è sparito, forse lo hanno rubato e chissà dove l’hanno portato!

…?…

Vabbè, questa delira. Che se ne fanno di un morto?

Ma ce n’è due, di quegli amici, che vogliono vedere coi loro occhi: insomma, la cosa è sospetta. Arrivano di corsa alla tomba. Il più anziano, si chiama Simone ma lo chiamano Pietro, dubita ancora. È il più giovane, che si chiama Giovanni e non ha soprannomi, a farsi coraggio e si avvicina alla pietra dove era stato sepolto il Maestro.

Eh, no. Non c’è proprio.

Però sono rimaste le fasce e il lenzuolo, sgonfi, afflosciati, ma intatti, come se il corpo che c’era dentro ci fosse passato attraverso. Giacenti dice Giovanni nel suo Vangelo.

E poi c’è il sudario, quel fazzoletto che mettono intorno al capo del morto, che Nicodemo (altro amico di Gesù) aveva inzuppato di mirra e aloe la sera della sepoltura: se ne sta li, quel fazzoletto, come se avvolgesse ancora il capo del Maestro, rigido e fermo non giacente come le bende ma arrotolato (così nell’originale greco), in una posizione unica. Cioè: in una posizione incredibile, straordinaria, come se un’improvvisa esplosione di calore avesse cotto in un istante la miscela di profumi, inamidando il fazzoletto dandogli la forma della testa di Gesù.

Giovanni vide e credette.

Solo lui, perché Pietro era ancora stordito, e Maria di Magdala continuava a piangere. Mentre piangeva, hanno detto che si sia imbattuta in un uomo, uno sconosciuto. Forse il giardiniere. Pare che lo abbia affrontato: “Se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo, che andrò a prenderlo”. Dicono che l’uomo si sia rivelato come il Risorto. Eh, si. Proprio lui. Lo stesso che poco dopo parlerà a due disperati sulla via di un paesino, chiamato Emmaus, e nello stesso momento apparirà a Pietro e agli altri, a Gerusalemme.

Il coraggio di parlare

E così un manipolo di undici poveracci sbandati e impauriti comincia a gridare ai quattro venti che è risorto colui che era stato ucciso per mano di empi! Raccontavano di averlo visto, di averlo toccato! E da quel momento, come un fiume in piena, la notizia è corsa di bocca in bocca. C’è chi ci ha creduto. E chi li ha presi per ubriachi. O pazzi.

Ancora oggi c’è chi sentenzia che fossero pazzi o quantomeno esaltati: “Non potevano rassegnarsi a saperlo morto e allora, in preda ad allucinazioni, si sono convinti che sia risorto”.

Qualcuno mi dirà: “Dai, Manuèl, come spiegazione è plausibile”.

Si, certo. Non è male. Ma non tiene conto di un fatto importante: che quegli undici non ci volevano credere che fosse risorto. Dai! Lo avevano visto morto e sepolto! Quando uno è morto, è morto! Quella era gente pratica, abituata a fare i conti con la vita. Le favole, per loro, non esistevano. Era stato un bel sogno, ci avevano creduto fino in fondo, ma ora era tutto finito. Punto. Si torna alla vita di prima. E infatti volevano tornarsene al loro lavoro.

No, mi dispiace: la teoria delle allucinazioni non regge.

Ragioniamo

Insomma. Fermiamoci un po’ e ragioniamo. Seriamente. Chi può aver convinto un gruppuscolo di gente spaurita ad esporsi, anche fino al martirio, per annunciare la resurrezione di un qualunque falegname di Galilea? Non la testimonianza delle donne: a quel tempo non potevano nemmeno testimoniare in un processo, figuriamoci su un fatto così assurdo! Una tomba vuota? Chiunque avrebbe potuto vuotarla. Si, va bene: rimane la pietra di quasi una tonnellata che non si sa chi l’abbia smossa. Ma evidentemente non è bastato nemmeno questo, lo abbiamo visto.

No. Se siamo onesti con noi stessi e usiamo il cervello che Dio ci ha dato (dai, proviamoci: è gratis), dico se ragioniamo, qualcosa di strano deve essere accaduto.

Alla fin fine, la Resurrezione è l’unica spiegazione plausibile e ragionevole, per giustificare duemila anni di annunci, persecuzioni, martìrii. Se davvero usiamo la ragione, ci rendiamo conto che vale davvero la pena credere.

Ma si, diciamocelo francamente: se sono duemila anni che la gente vive e muore per una persona (perché questo è il cristianesimo: una persona, non una semplice religione), qualcosa di vero, qualcosa di grande ci deve essere. Forse questa persona, questo costruttore di Galilea, era, anzi È veramente Dio.

E se Cristo è risorto, allora è vero anche tutto il resto, tutto quello che ha detto: veri i comandamenti, vera la Chiesa, veri i sacramenti, vera l’Eucaristia! E noi siamo davvero stati redenti (=riscattati, salvati) dalla schiavitù di satana.

Ora si che possiamo liberamente scegliere la nostra salvezza!

E soprattutto è vera la promessa di resurrezione e di eternità! Si! Risorgeremo con la nostra pelle, questa pelle, e il nostro corpo sarà davvero sopravvestito di immortalità, come ci assicura San Paolo!

Allora essere cristiani non è solo giusto, buono, vero e bello ma è anche ragionevole. Perché è la sola risposta plausibile al desiderio di immortalità dell’uomo!

O è o non è

Ok. Qualche cristiano “adulto” (!!!) dice che se Cristo non fosse risorto, non cambierebbe nulla del suo messaggio. Dicono che la loro fede non ne sarebbe scossa.

Beati loro.

A me, invece, due chiacchiere e un sospiro non bastano.

O Cristo è risorto, e allora si ragiona e vale la pena di essere cristiani.

O non lo è. Allora è un casino e se tutto va bene siamo rovinati.

Con buona pace dei cristiani adulti (o adulteri?) che non hanno capito una … ehm: non hanno capito niente del cristianesimo e che vogliono una fede privata e una Chiesa che puzzi di sacrestia.

Ora tocca a noi.

Ma guardiamoci intorno: in un mondo pieno del vuoto più assoluto, dove solo il nulla comanda, dove il razionalismo più estremo ha dissolto la ragione e l’intelletto, l’annuncio della Bella Notizia, della Buona Novella è l’unica scelta ragionevole.

Ridare speranza ai disperati, pace ai tormentati, gioia agli afflitti, difendere la vita e la dignità umana dal concepimento al termine naturale dell’esistenza è la sola scelta seria di una vita che altrimenti non avrebbe senso.

Da quel lenzuolo, in una tomba scoperchiata duemila anni fa, attraverso generazioni e generazioni, il testimonio è passato a noi: raccogliamolo. E anche noi, come quei paurosi pescatori di galilea, gridiamo al mondo: Gaude et lætare, quia surrexit Dominus vere! (Gioite ed esultate, che il Signore è veramente risorto!)

Ascoltate!

«Ma si, è davvero Pasqua: gli echi delle campane a festa possono e debbono risuonare nel cuore, non perché si commemori un saggio che ha parlato bene. Ma perché l’Uomo dei dolori profetizzato da Isaia e appeso ad una croce solo tre giorni prima, ha mostrato, risorgendo […], di essere il Dio venuto a “portarci la vita e a portarcela in abbondanza”»! (Vittorio Messori)

Si. Dicono che è risorto.

Io ci credo.

E voi?

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