Dio risorge
RIFLESSI DI LUCE

Dio risorge nel silenzio

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E così abbiamo ricominciato…..

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Dio risorge

Il 18 maggio, centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, le Messe col popolo sono ricominciate.

Una novità attesa e gioiosa. Dopo tanti giorni, dopo tanta solitudine, dopo tanti, troppi morti a cui non abbiamo potuto nemmeno dare l’ultimo saluto, uno spiraglio sommesso e silenzioso di gioia illumina questa primavera umida e piovosa come un autunno fuori stagione. In silenzio, quasi nell’indifferenza di tanti, una nuova “resurrezione” è cominciata. Siamo stati costretti a vivere persino una Pasqua a porte chiuse: una Pasqua senza popolo, cosa mai accaduta in duemila anni di cristianesimo. Solo al tempo di San Carlo Borromeo, a causa della peste (di cui ci parla anche Manzoni), le chiese furono chiuse per settimane e si dovette rinunciare anche alla Messa di Natale. Ma a quella di Pasqua no: una Pasqua a porte chiuse non era mai accaduta. È stato un dolore immenso per i cristiani -quelli che amano davvero Dio- non poter festeggiare pubblicamente la Resurrezione di Nostro Signore, ma soprattutto essere privati dell’incontro con la Carne di Cristo per oltre settanta giorni!

Ma adesso una nuova gioia commuove il nostro cuore.

Certo: è una gioia silenziosa, un inizio un po’ in sordina, come lo fu quel giorno di Pasqua di duemila anni fa. Ma Dio non vince mai nel clamore: il clamore lo usa il diavolo, che non ha nulla di buono da dire e sa di non avere dalla sua parte la verità e la ragione.

Dio risorge

Dio si manifesta quasi sempre nel silenzio e nel nascondimento.

Accadde in quel mattino di Pasqua: Gesù non ribaltò la pietra del sepolcro, non tramortì i soldati, non fece scendere fulmini, fuoco e fiamme. Si risvegliò e sparì dalla tomba, semplicemente. Zitto, zitto. Furono gli angeli, molto più tardi, a ribaltare la pietra del sepolcro, secondo quanto riportato da Matteo: ma il Maestro era già uscito, nella notte, nel più assoluto silenzio.

Con voce sommessa si presenta alla Maddalena: «Chi cerchi?».

Dio risorge

Nel silenzio si affianca ai due che tornano verso Emmaus, parla con loro senza grida e clamori inutili, si rivela senza gesti plateali: spezzando un umile pezzo di pane. È lì, in quel gesto, che la luce invade, anzi si insinua dolcemente nel loro cuore, apre i loro occhi:  «Lo riconobbero nello spezzare il pane». Nel silenzio sparisce alla loro vista, mentre il loro cuore arde di gioia.

Dio risorge

Nel silenzio, Gesù si presenta ai suoi discepoli, che si domandano perché non si manifesti anche al mondo. Cavolo! Ti hanno insultato, umiliato, vilipeso, ucciso: fagli vedere chi sei! Dai, stendili tutti! Macché: niente, silenzio. Saranno loro, i discepoli, a dover annunciare e testimoniare l’amore di Dio: anche gridarlo dai tetti e dalle terrazze (altrimenti grideranno le pietre). Ma Lui, Gesù, il Cristo, la Seconda persona della SSma Trinità, se ne va, si nasconde, sceglie un’altra volta il silenzio: e non sarà l’ultima.

Dio risorge

Nella storia travagliata e tutta storta di questo sgangherato mondo, Dio sceglierà sempre il silenzio.

Il silenzio del dolore innocente e della gioia talmente intensa da perdere le parole, di un essere umano indifeso nel ventre della madre, il silenzio dell’uomo che muore e  scende nel ventre della terra.

Dio è silenzio, potremmo dire parafrasando Giovanni. Perché l’amore è silenzioso. Avete mai visto due persone innamorate? Veramente innamorate, dico; giovani o vecchi tutti sono accomunati da una sola cosa: il silenzio. «Le parole più belle sono quelle che non ti ho detto», dice un poeta americano. In quello sguardo, in quel silenzio c’è tutto quello che si deve dire. Ecco: il nostro Dio è così. Tace, soffre e aspetta. Noi non lo capiamo, il dolore intorno è troppo e troppo forte: perché taci? Già, perché? Lui non ce lo dice: tace anche su questo.

Dio tace, soffre e aspetta: aspetta una mano pietosa mentre muore di fame settemila volte al giorno, senza aver raggiunto nemmeno i sette anni di età; mentre la lebbra e la malaria lo distruggono piano piano nell’indifferenza del mondo ricco, sazio e disperato.

Dio tace, soffre e aspetta sulle strade, costretto a prostituirsi per rimediare un pezzo di pane; o schiavo di trafficanti senza scrupoli; sul ciglio di una strada di periferia, steso dall’ultima dose forse troppo forte di paradiso artificiale; rinchiuso in carcere per spaccio;

Dio tace, soffre e aspetta intubato, in terapia intensiva; o mentre -in camice, veste monouso, guanti e mascherina- gira tra i reparti cercando di salvare quante più vite possibile…

Dio tace, soffre e aspetta anche quando è Lui a tendere una mano alla nostra solitudine e alla nostra disperazione di gente opulenta e vuota.

Ha scelto di tacere anche privandoci della consolazione dei sacramenti, in questo tempo di pandemia; ha scelto il silenzio dell’attesa, quel silenzio che spezza, vaglia, purifica: che ci prepara ad una nuova resurrezione, una nuova visione semplice e profonda della vita spirituale e sociale. Un amico sacerdote mi ha fatto notare quanto sia vero ciò che hanno detto in tanti: i morti sono una ferita che non si rimarginerà (soprattutto perché molti potevano essere evitati agendo con coscienza fin da subito) ma , per contro, abbiamo riscoperto (per tanti è stata una nuova scoperta) quanto sia importante la comunità umana, soprattutto la famiglia (LA FAMIGLIA, non le famiglie ideologiche) e quanto noi italiani siamo capaci di solidarietà.

Ecco. Adesso che possiamo tornare ad incontrarlo, nonostante tutti gli ostacoli che satana ci ha messo sulla strada, approfittiamo di ogni momento  per avvicinarci a Lui vivo e vero, senza scrupoli inutili e deleteri. La Chiesa ci ha dato delle indicazioni: seguiamole. Dovremo ricevere Cristo nelle nostre indegne mani (per me, che lo ricevo sempre in bocca è difficile), ma non preoccupiamoci: l’importante è ricevere questo infinito Dono d’Amore. L’importante è finalmente partecipare all’Assemblea più sacra a cui un mortale sia chiamato. Perché, no, la Messa in streaming o in tv non è la stessa cosa di quella vera. Non è vero che pregare a casa è uguale o addirittura più bello. No. Abbiamo bisogno della Messa vera, dei sacramenti veri, in particolare dell’Eucaristia vera. La comunione spirituale non può sostituire totalmente l’incontro con la vera carne di Cristo. Leggo con orrore discorsi sacrileghi e satanici in cui si invita a non prendere la Comunione fino a quando no si potrà averla in bocca. Ma siamo matti? Ascoltiamo la Chiesa che parla in nome di Cristo, non satana che parla in nome di se stesso e fa di tutto per tenerci lontano dal nostro Salvatore! Non cediamo alle sue lusinghe: facciamo la Comunione con amore e rispetto, tendendo le nostre mani indegne al guanto, ormai sacro e benedetto, che ci dona Cristo. E diciamo, con San Filippo Neri, «Non son degno, né fui mai degno: vieni Amore mio!»

Presto tutto questo finirà, e torneremo a vivere la Messa nel modo migliore, ma non rinunciamo proprio adesso alla gioia di incontrare Cristo vivo e vero: Lui ci aspetta, in silenzio, per parlare ancora al nostro cuore. Saremo consolati dell’attesa, del dolore, delle morti davanti a cui ci sentiamo drammaticamente impotenti. Ci rialzeremo, voleremo finalmente su ali d’aquila e satana si romperà di nuovo le corna! Molto prima di quanto pensiamo.

E Dio, questo Dio che adesso tace, soffre e aspetta con noi, avrà di nuovo scritto dritto sulle righe storte della nostra sgangherata storia.

Manuèl Moschini

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