Annalisa Colzi
vivere l'umiltà con san Francesco e san Serafino

Vivere l’umiltà con san Francesco e san Serafino

Vivere l’umiltà nell’intelligenza, nella volontà e nel volere le umiliazioni

Come vivere l’umiltà

Il grande umile nell’Occidente è san Francesco di Assisi, nell’Oriente è san Serafino Sarov, due uomini immersi nella presenza di Dio, consapevoli del proprio nulla, trasparenza assoluta della sua presenza.

Quando la gente vedeva Francesco

rimaneva impressionata dal “senso di Dio” che trasmetteva. Poteva anche non predicare: il solo vederlo era sufficiente.

Conoscete il famoso episodio in cui andò a predicare ad Arezzo con un compagno: fecero il giro della città tra bancarelle, vie, piazze, senza dire una parola. Tornando indietro, il compagno chiese al santo quando arrivasse il momento della predicazione, ed egli rispose: “La predica? L’abbiamo fatta!”. Quando passava Francesco con i suoi frati, le madri di famiglia chiudevano a chiave le figlie in casa, per paura che scappassero dietro a loro, affinché non fossero coinvolte, dice letteralmente il testo delle Fonti Francescane, “nella loro follia”.

Anche in san Serafino di Sarov

la trasparenza di Dio era così evidente che la gente si convertiva senza aver bisogno che egli parlasse. Io mi domando che cosa mai succedesse in quegli incontri… evidente c’era la trasmissione di qualcosa che non aveva ancora bisogno della parola.

I santi umili sono trasparenza di Dio, punto ultimo cammino spirituale, che dovrebbe essere il primo perché senza umiltà tutto diventa fatica. L’esercizio delle varie virtù è pesante, ma io non dovrei nemmeno pensare alle virtù; se io sono umile, Dio stesso viene a vivere in me, quindi io avrò l’assoluta esigenza di vivere e praticare tutte le varie virtù come semplice conseguenza.

Occorre vivere l’umiltà in tre livelli

1) Vivere l’umiltà nell’intelligenza. Io riconosco il mio nulla con l’intelletto; prendo atto del tutto di Dio e della miseria dell’uomo.

2) Vivere l’umiltà nella volontà. Dopo aver conosciuto di essere un nulla, accetto di abitare in questa cella interiore di cui parlava la beata Angela da Foligno, accetto di godere di essere un nulla, come insisteva santa Teresa di Gesù Bambino. Non voglio uscire più da questo mio nulla perché esso è abitato da Dio.

3) Volere le umiliazioni. Conoscete il passo di san Francesco sulla perfetta letizia: egli torna con un compagno al convento dopo essere stato a predicare, stanco, lacero, infreddolito. Bussa alla porta del convento e, dopo essersi presentato, si sente dire dall’interno di andarsene via, che non può essere Francesco, che è senz’altro un impostore. Dopo la grande insistenza, il frate viene fuori arrabbiato e li prende a bastonate. I due allora scappano e rimangono fuori al freddo, feriti e affamati. Ebbene, dice Francesco a frate Leone, se in questo momento saremo felici, scrivi che questa è “perfetta letizia”.

Se arriviamo a questo punto, siamo già maturi per andare in Paradiso. Io al massimo potrei sopportare tale situazione con una grandissima fatica, ma a trovare la mia letizia in questo, non ce la faccio, non sono ancora arrivato a questo. Eppure questo è il traguardo da raggiungere.

Tisbita

Tisbita

“NULLA VOGLIO SE NON CHE ARDA”

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