Annalisa Colzi
maternità surrogata

Un figlio ha una sola madre – La vita è una grazia che può dare solo Dio

Anche oggi, come nell’articolo pubblicato ieri, parliamo di figli e di madri. E’ l’intervista alla Dottoressa Elisa Grimi che si occupa di Filosofia morale e non solo. Mi colpisce in modo particolare la risposta all’ultima domanda: finalmente si sottolinea che la preoccupazione e il rifiuto per la maternità surrogata,  non possa essere un pensiero dei soli cristiani, ma convolga invece tutti gli uomini, a prescindere dalla propria fede.

di Giusi Fasano

“«La vita non è un surrogato». Esiste un limite al di là del quale si deve accettare di non avere un figlio? «I calcoli umani non sempre vanno in porto, per quanti ausili si possa disporre».”

Dottoressa Elisa Grimi, lei si occupa di Filosofia morale, dirige la rivista internazionale Philosophical News e insegna all’Université de Neuchâtel. Come definirebbe il concetto di maternità surrogata?

«Da studiosa di filosofia, e dunque amante della verità, la definirei una “bestemmia”. Bestemmia, sì, e non credo in modo esagerato, perché va contro la vita e la vita la dà Dio. La vita non è un surrogato, la vita è una grazia. La vita è un dono e un donarsi: la maternità è un dono e un donarsi. Pertanto la maternità riguarda la vita e non va strumentalizzata».

In Italia è in corso da settimane una discussione fra chi è favorevole e chi no alla maternità surrogata. La sua posizione è molto chiara…

«Io mi schiero dalla parte della vita, cioè di chi è figlia. Perché, vede, qui oltre ad esserci confusione sul concetto di maternità, ve ne è ancora di più sul concetto di figlio e figlia. Non è possibile tracciare i confini di ciò che è umano, e dunque della sua dignità e diritti, senza includere il concetto di “figlio”. Qual è il miglior nutrimento per un neonato se non il latte di sua madre? Con questo non voglio però dire che il latte artificiale non possa essere la migliore soluzione, ma prima viene sempre l’origine della vita, senza la quale l’artificiale non trova neanche la sua definizione».

 Chi è a favore fa esempi concreti: una donna che porta avanti la maternità per la sorella malata, per esempio… Cosa obiettare in casi del genere?

«Questo esempio sembra portare con sé una soluzione. Surrogato, è meglio di niente: forse. Il problema però è di tempo. Perché una gravidanza richiede tempo, e in quel tempo la vita si forma nella vita, in un tutt’uno, infinitamente misterioso, un tempo carico di attesa. Pertanto il presente non può essere salvato da una iniziativa umana, ma dal riconoscere a chi appartiene la vita. E il figlio ha una sola madre. Che questo bambino o bambina sia destinato a vivere un minuto, un mese, un anno, o cent’anni questo è il mistero del tempo. E il tempo non è un surrogato».

 Chi è contrario sostiene che sia inaccettabile fare delle donne oggetti a disposizione del mercato soltanto perché la tecnica oggi lo rende possibile. Lei è d’accordo?

«Mi pare evidente che dalla maternità surrogata derivi una commercializzazione, cioè una strumentalizzazione della donna. E questo, certo, è inaccettabile».

 Esiste un limite al di là del quale si deve accettare di non avere un figlio?

«I calcoli umani non sempre vanno in porto, per quanti ausili si possa disporre. Ci siamo abituati a una società in cui il concetto di sacrificio è visto come nemico dell’uomo, come quello di pazienza. Invece sacrificio e pazienza hanno fatto la nostra storia».

 Quanto conta il pensiero cattolico nell’essere contrari alla maternità surrogata?

«Nulla. Il pensiero è pensiero umano. La fede può essere cattolica o differente. Ma qui si sta parlando di ciò che è umano».

http://27esimaora.corriere.it/articolo/un-figlio-ha-una-sola-madrela-vita-e-una-grazia-che-puo-dare-solo-dio/

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

3 commenti

Rispondi

  • Certamente. Si discute del desiderio di maternità, e va bene parlarne, è un desiderio istintivo e naturale. Bisognerebbe parlarne in termini di vita umana. Ed ecco ci accorgeremo del dono di maternità ai bambini orfani. Non sono forse bisognosi di maternità e famiglia?
    Inoltre, si discute di madri, ma queste persone hanno pensato ai figli che nasceranno? Lo sanno che costoro desidererei no conoscere la propria storia, la propria genesi, dunque la propria identità? Chi si inferiore per il “diritto” di maternità surrogato dovrebbe porsi tali quesiti.

  • A cosa penseranno i figli non ci pensano. Come se la maternità riguardasse solo la madre. Questa è una ben precisa eredità del femminismo gridato “l’utero è mio e lo gestisco io” – per chi non è giovanissimo è memoria comune

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