Annalisa Colzi

Sopravvissuta al genocidio del Ruanda dice: “Non abbiamo ascoltato il richiamo della Madonna” (seconda parte)

Continuiamo ad ascoltare quanto Immacolet ha da raccontarci della sua vita, dopo il genocidio.

Trascrizione del testo a cura di Andrea Bianco

Tutte le volte che non pregavo con tutto il mio cuore – e la Madonna qui a Medjugorje dice sempre di pregare col cuore – quella voce cattiva trovava la via verso il mio cuore.
Dicevo “Ave Maria, piena di grazia” e quella voce diceva “li ammazzo tutti, voglio vendetta!” I pensieri cattivi mi giravano per la testa.
Qualcosa dentro di me mi diceva: “Prega con tutto il tuo cuore. Sii presente nella preghiera e non ci sarà più questa voce cattiva”. Ho cominciato a capire che dicevo ancora bugie a Dio, perchè saltavo quella parte del Padre Nostro.

Finchè un giorno, quando stavo per saltare quella parte del Padre Nostro, ho sentito qualcuno che mi toccava le spalle e mi diceva: “Il Padre Nostro non è una preghiera umana. Gesù Stesso ha donato queste parole. Non bisogna cambiare la Sua preghiera”.
Cosa dire a Gesù? Lui è Dio. Lui sa. Lui sa tutto. Se Lui dice di pregare in questo modo devo farlo. Lui mi ha creato. Conosce le mie capacità più di me.
Se Lui dice di pregare in questo modo vuol dire che è possibile farlo, anche se non so come farlo.

Qualcosa dentro di me mi spingeva e mi diceva: “Cerca di aiutarti. Non dire che non puoi, ma di: ‘Aiutami’”.
Vi dico con tutta sincerità: come può Dio aiutarmi a perdonare chi ha ucciso mia madre e mio padre? Come? Allora ho pensato: “Lui è Dio e io sono una persona umana. Gli chiederò aiuto e lascio fare a Lui”.

In quel bagno, assieme a tante persone, l’unica cosa che avevo era il mio Rosario e i miei pensieri di Dio, di Gesù e della Madonna.
Durante tutto quel tempo siamo state nel silenzio. Non abbiamo potuto parlare. Questa è stata una sofferenza pesante. Ogni momento aspettavamo qualcuno che venisse e ci trovasse.
Ma quando è cominciato a cambiare il mio cuore è cambiato tutto. Anche il modo di soffrire è cambiato.

Tutte le volte che arrivavo nel Padre Nostro alla parte “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” dicevo a Dio: “Aiutami”.
Un giorno ho meditato il quinto mistero doloroso: nostro Signore muore sulla croce. Mi piaceva meditare i misteri come se visitassi i luoghi in cui si erano svolti.
Ecco perchè mi piace il Rosario: quando rifletto sui misteri è sempre qualcosa di nuovo.

Mi ricordo che in quel bagno stavo meditando di essere sotto la croce di Gesù. Ho pensato: “Gesù è appeso alla croce con i chiodi. Sua Madre era lì. Come è doloroso. Lui muore e io mi nascondo ancora. Ma almeno mia madre non mi deve guardare in questa sofferenza”. Mentre meditavo quel mistero sono arrivata alle ultime parole di Gesù quando ha detto: “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”. Non la prima parte ha aperto il mio cuore. Io volevo perdonare, ma come? E’ successo nella seconda parte e questo ha cambiato tutto.

“Non sanno quello che fanno”. Era come se Gesù volesse dirmi: “Le persone che vogliono ucciderti non sanno quello che fanno. Non sanno le conseguenze. Sono cieche dall’odio. E tu? Se tu li odi non cambierà nulla. Tu ti aggiungi al numero di coloro che odiano. Ma se tu preghi per loro c’è la possibilità che loro cambino”.
Io pensavo: “Loro non possono cambiare. Sono tanto cattivi”.

Noi facciamo le cose pensando che siano giuste. Una settimana dopo, un mese dopo o un anno dopo diventa chiaro che non era così. Allora dici: “No, non dovevo dirlo!” Quando divento cosciente vado a confessarmi.
Mi confesso ogni settimana o ogni due. Per quanto cerchi di essere buona trovo sempre qualcosa da fare meglio.
Ho compreso che la gente cambia. Oggi puoi fare qualcosa di male e domani puoi fare qualcosa di diverso.

Quando il Signore mi ha mostrato ciò nei miei pensieri allora ho capito che anche gli assassini possono cambiare. Anche se fanno cose terribili. Loro hanno l’opportunità di vedere che cosa hanno fatto e di pentirsi.
Siccome ho capito la forza della preghiera ho capito che se prego loro cambieranno prima. Nel momento che ho cominciato a pregare per loro e a credere che c’è l’opportunità di cambiare non potevo più odiarli. Mi sentivo togliere dalle spalle un peso enorme. Come se un muro fosse caduto. Un muro che divideva odio e amore. E’ come se Gesù mi avesse chiesto: “Da che parte vuoi stare? Dalla parte dell’Amore o dalla parte dell’odio?” Dalla parte dell’amore ci sono persone come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, san Francesco, Mahatma Gandi. E dall’altra parte ci sono le persone che uccidono: Hitler o come me che odiavo e sognavo la vendetta appena liberata.

Le persone che stanno dalla parte del bene e dell’amore sono le persone che hanno sofferto: Madre Teresa, san Francesco, i nostri santi. Ma nonostante la loro sofferenza rimanevano in piedi per l’amore, difendevano la verità. All’improvviso ho detto: “Io voglio essere dalla parte loro. Loro sono i miei eroi. Questa gente crede che anche i cattivi possono venire dalla parte dei buoni, quando c’è qualcuno che li aiuta a riconoscere la verità”.

Quando ho capito ciò ho sentito una pace che non posso descrivervi. Ho pensato: “Questo è il segno del perdono”. Mi sentivo che il mondo era libero. Potevo andare ovunque. Quando esiste l’Amore di Dio tutti noi siamo fratelli e sorelle. Tutte quelle persone che odiavo e non ritenevo essere umani all’improvviso sono diventate per me esseri umani.
Ho scritto nel mio primo libro “Sopravvissuta per raccontare” che mentre ero in bagno cominciavo ad imparare l’inglese.

Dopo aver rifiutato l’odio e l’ira all’improvviso la mia mente è diventata libera. Potevo vedere. Ho chiesto a quell’uomo che ci nascondeva di portarmi un vocabolario, così, tra un Rosario e l’altro, leggevo le parole tradotte dal francese in inglese e le imparavo e le memorizzavo.

Sentivo una pace profondissima, mentre la situazione nel Paese era sempre più difficile. Pensavo a come era potente il Rosario. Volevo dirlo a tutti.
Vorrei parlare alla gente di Gesù. Come Lui è reale, anche quando passi i momenti più difficili.
Noi siamo rimasti in quel bagno tre mesi.

La notte in cui siamo uscite siamo andate verso un campo profughi. Gli assassini si sono salvati e sono scappati dal Paese. Quelli della mia tribù cercavano di trovarli per ucciderli.
Appena arrivata al campo volevo sapere dov’erano i miei genitori. Ho chiesto alle persone che li conoscevano. Ho scoperto che tutti quelli che ho lasciato a casa erano stati uccisi: mia madre, mio padre, i miei due fratelli, mia nonna, mio nonno, i miei zii, i miei vicini di casa, gli amici di scuola. Tutti.
In tre mesi sono state uccise un milione di persone. Tutto ciò che avevamo era distrutto. Qualche volta volevo morire. “Cosa devo fare? Ho perso tutto. Ho perso tutti”.
L’unica cosa che avevo era il Rosario che mi aveva dato mio padre e i vestiti che avevo addosso da tre mesi.

Ho pianto per 5 minuti. Allora ho sentito come una grande Mano di Dio sul mio cuore. Era come se Dio avesse voluto dirmi: “Non morire. Non distruggerti. Sono con te. Prendi il tuo Rosario. Afferra il Rosario e prega. Cerca la Chiesa. Vai e prega”.
Mi pareva che Dio volesse dirmi: “La vita dei tuoi cari è finita qui sulla terra, ma non in cielo. Il tuo viaggio sulla terra non è ancora terminato. Tu non sai quanto lungo sarà”.
Veramente nessuno di noi sa per quanto tempo vivremo.

Avevo la sensazione che Dio volesse dirmi: “Forse hai un giorno, una settimana, un anno, otto anni, ma qualsiasi tempo sia è un dono. La vita è un dono. Dipende da te se usi questo tempo per l’Amore o per l’odio, per essere buono o cattivo. Puoi usare il tempo per fare il male o il bene. Ma se scegli l’Amore ricordati che Io sono con te. Qualsiasi cosa tu chieda Io te la darò. Alzati dalle tue lacrime e guarda attorno a te. Trova qualcuno che soffre più di te e aiutalo”.

Io ho asciugato le mie lacrime e ho trovato una madre che ha perso 10 figli. Ho trovato una madre che aveva perso la mente e non sapeva neppure che giorno fosse.
Sentivo dentro di me: “Vai da lei e chiedile come puoi aiutarla. Cerca un bambino ferito o senza un braccio e domandagli cosa puoi fare per lui, per donargli cibo o curare le sue ferite”.
Alla fine della giornata prendevo il mio Rosario e dicevo: “Oggi ho cercato di fare la Tua Volontà.
Per me questo è il messaggio più grande di tutto il genocidio: la vita è l’Amore. Noi siamo qui in lotta sulla terra. In ogni momento possiamo scegliere l’amore o l’odio. Quando scegliamo l’ira o l’odio succedono le cose come il genocidio.

Ho lavorato all’ONU. Qualche volta si parte da idee grandi come fermare genocidi o guerre nel mondo. Io rifletto sul fatto che noi dobbiamo cambiare i nostri cuori. La gente ha bisogno di amore. Gli uomini hanno bisogno di amore e non di soldi. Credo che ognuno di noi debba decidere.
Dopo alcuni mesi ho trovato qualcuno che mi ha offerto la casa per vivere. Era una donna in carrozzina.

Ancora oggi scrivo le lettere a Dio e Gli chiedo ciò di cui ho bisogno.
Quella donna in carrozzina mi ha detto che conosceva mia madre. Mia madre cinque anni prima le aveva dato meno di un dollaro. Questa donna mi ha detto: “A causa di tua madre non ti lascerò qui tra gli orfani. Vieni con noi”. Si è presa cura di noi e ci ha donato la casa. Ci ha portati via dal campo profughi e ci ha condotti a casa sua.
Questo mi ha insegnato che qualsiasi segno piccolo può dare grande amore.

Quattro anni dopo il genocidio, nel 1998, mi sono trasferita negli Stati Uniti.
Ho anche visitato il mio villaggio e ho incontrato le persone che hanno ucciso i miei genitori. Quell’uomo era in prigione.
Tante persone mi dicevano: “Non puoi perdonarli così velocemente. Sembri felice, ma hai perso tutto”.
A tutt’oggi sento la mancanza dei miei genitori. Queste lacrime sono il segno dell’amore che ho per loro.

Volevo andare in prigione per vedere cosa avrei sentito nel vedere questo uomo. Mi ricordo quando mi sono avvicinata ho visto che era come uno di noi, uno di voi. Era stato vestito bene e molto stimato in passato. Adesso era molto gonfio. I suoi capelli erano disordinati. Viveva in condizioni terribili.
Ho parlato col direttore del carcere che era amico di mio padre. Mi ha permesso di entrare. Quando ho visto quest’uomo è come se il Signore mi avesse detto: “Vedi, loro non sapevano quello che facevano. Se avesse pensato un pò alle conseguenze non lo avrebbe fatto. Prega per lui. Non odiarlo”.
Mi sono avvicinata a lui e gli ho detto che lo avevo perdonato.

Ma questo andava oltre le parole. Volevo liberarlo dal senso di colpa. Lui non aveva nemmeno chiesto il perdono, ma volevo dirgli di continuare la sua vita e di cercare la sua via. Ma non poteva guardarmi in faccia. Si vergognava. Ma io sentivo che nel suo cuore era cambiato qualcosa in meglio e piangevo per lui.
Il direttore del carcere era arrabbiato con me.
Più tardi, invece, mi ha detto che era felice di ciò che era successo.

Questo desidero lasciarvi.
Qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa terribile, ricordatevi: c’è sempre speranza. Continuate a pregare. Afferrate il Rosario.
Se in Ruanda avessimo ascoltato la Madonna non saremmo passati per quella tragedia.
Lei ci ha detto alcune cose molto prima che succedessero, molto prima che la Chiesa avesse riconosciuto Kibeho.
La Madonna oggi è qui. Lei è Madre. Qualsiasi cosa dica fatela. E’ soltanto per il nostro bene.
Lei ha sempre ragione. Semplicemente fatelo.

Desidero dirvi: se io ho potuto dimenticare e perdonare quell’uomo tutti possono perdonare.
Se io ho potuto avvicinare quell’uomo tutti possono farlo. Così arriva una pace incredibile.
Grazie perchè mi avete accolto al festival giovanile.
Incoraggio sopratutto voi giovani. Voi siete la speranza del futuro. Voi siete il domani del mondo.
Le persone con idee cattive possono fare cose come quelle accadute a noi in Ruanda, ma le persone con idee buone, come san Giovanni Paolo II, possono cambiare il mondo.

La Madonna ci chiama. Andate e aiutateLa. Evangelizzate con la vostra vita. Evangelizzate i vostri amici.

Prima di terminare desidero pregare assieme col cuore il Padre Nostro. Quando arrivate a quella parte pensatelo veramente. E se non lo pensate chiedete a Dio che vi aiuti.

Grazie mille.

http://www.infodamedjugorje.altervista.org/

 www.biancoandrea.it

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

5 commenti

Rispondi

  • Ho letto il libro, “Viva per raccontare” consiglio a tutti la lettura… È davvero bello!!!!!!

  • Testimonianza molto toccante.
    Il problema miei cari amici è, che la maggioranza non crede agli avvisi della Madonna, magari si dice “Maria,Maria”, si accarezza qualche sua immagine, magari lo si fa in pompa magna, in mondovisione, però, non si ubbidisce alle sue richieste, adducendo con una sorta di contorsionismo mentale, che essendo rivelazioni private le medesime lasciano il tempo che trova, come dire, abbiamo da pensare al clima del pianeta, alle formiche sfrattate, ecc, di questo ci preoccupiamo molto, ma ubbidire alla nostra Madre Celeste, no, non si può, non è “politicamente corretto”, dimostrazione il terzo segreto di Fatima, ancora da divulgare, quello che veramente interessa.
    Di avvisi la Madonna ne ha dati e ne da tutt’ora in molte parti del mondo, apparizioni esortative come a Medjugorje, di avvertimento come in altre parti del mondo, per quel poco che possiamo fare da parte nostra è ubbidire, per il resto ognuno risponderà davanti a Dio delle proprie azioni, e, se pensiamo che Dio sia solo Misericordia ci illudiamo, Egli è anche Giustizia.

  • Grazie Annalisa di queste meravigliose testimonianze che Dio ti Benedica.
    Monia

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