Annalisa Colzi
nuovo libro di Papa Francesco quando pregate dite padre nostro

Sopravvissuta al genocidio del Ruanda dice: “Non abbiamo ascoltato il richiamo della Madonna” (prima parte)

Trascrizione del testo a cura di Andrea Bianco

Riceviamo questa testimonianza che Immacolet, provveniente dal Ruanda, ha donato alle persone presenti a Medjugorie per l’incontro dei giovani di quest’anno. E’ molto toccante perchè Immacolet ha vissuto di prima persona il genocidio tra Hutu e Tutsi, e in questo massacro ha perso tutti, genitori, fratelli, parenti ed amici. Ma non ha perso la fede!

Ciao a tutti.
E’ una grande gioia essere qui a Medjugorje nel Nome del Signore e della Madonna nostra Madre.
Io sono nata in Ruanda, nel luogo dove è apparsa la Madonna. Il luogo si chiama Kibeho. Lei è apparsa come qui a Medjugorje nel 1981.
Voi siete benedetti in modo particolare ad avere la Madonna oggi qui. La Madonna apppare ancora qui.
Quando le apparizioni sono terminate in Ruanda la Madonna ci è mancata tanto, ma ci ha promesso di rimanere sempre con noi.
Vado a Kibeho molto spesso.

La Madonna è molto particolare. Ha cercato di proteggerci dal genocidio, ma noi eravamo troppo distratti. Lei addirittura ha pianto. La Madonna diceva ai veggenti: “Dite alla gente qui e nel mondo intero amatevi a vicenda, perdonatevi a vicenda. Pregate il Rosario. Andate a confessarvi. Rispettate i Comandamenti”.
Ma non L’abbiamo ascoltata.

Nel 1994 era troppo tardi.
Adesso ci dispiace di non aver ascoltato la Madonna. Tutte le volte che vengo qui a Medjugorje – e sono venuta tante volte – mi sento a casa.
Mi sento abbracciata da mia Madre.

Noi non abbiamo ascoltato in Ruanda, ma possiamo ascoltare oggi qui la Madonna.
Desidero condividere l’esperienza di come sono sopravvissuta al genocidio per grazia di Dio.
La forza che ho avuto l’ho ricevuta dalla preghiera. Sono tanto grata che la Madonna ci ha preparati.
Il Ruanda è un piccolo Paese nell’Africa centrale verso est.
Il genocidio è iniziato nel 1994. Io ero studentessa universitaria.
Ero a casa per le ferie di Pasqua. Era mercoledì 7 aprile quando è iniziato tutto.
Quando mi sono svegliata mio fratello era nella mia camera e mi ha detto che il Presidente del Paese era morto quella notte.

In Ruanda abbiamo due tribù importanti. La tribù alla quale io appartenevo non era vista bene.
La Madonna ci ha preparati ed ammoniti.
Io so che nel senso politico la mia tribù non era amata. Quando ho sentito che il Presidente era morto sapevo che sarebbe successo qualcosa di terribile.
Sono uscita e assieme ai miei genitori ho sentito che avevano già iniziato ad ammazzare le persone della mia tribù. Il governo ha chiuso le frontiere e nessuno poteva uscire.
Ammazzavano famiglia per famiglia: dieci figli, madre e padre; otto figli, madre e padre…
Le notizie arrivavano via tv o via radio. I miei genitori mi hanno detto di nascondermi.
Avevo tre fratelli. Ero l’unica ragazza. I miei genitori erano maestri.
Volevano mettermi al sicuro perchè ero l’unica figlia.

Il secondo giorno da quando era iniziato il genocidio mi hanno mandato da un vicino di casa che apparteneva all’altra tribù. Un uomo buono.
Quando sono andata via di casa mio padre mi ha dato un Rosario. In quel momento mi è sembrato che mi volesse dire: “Prendi questo Rosario, perchè non mi vedrai mai più”. Ho sentito come se avesse voluto dirmi: “Quando hai bisogno di me, quando vuoi chiedermi qualcosa, prendi il Rosario e chiedilo a Dio”.
Sono andata via, ma credevo di tornare dopo due o tre giorni.
Ma nel profondo del mio cuore è come se qualcosa mi dicesse: “Guarda che non li vedrai mai più”.

Io lottavo contro quell’idea. Non volevo accettarla.
Sono andato dal mio vicino di casa e gli ho detto che i miei genitori hanno voluto che andassi da lui. Lui mi ha mostrato un piccolissimo bagno della sua casa. La casa era piccolissima con 4 letti e il bagno era anche molto piccolo: un metro per un metro e mezzo. Gli ho detto: “E’ troppo piccolo. Come ce la farò qui?”

Mentre mi lamentavo lui è andato via e ha portato altre 5 donne e poi altre due.
Il genocidio mi ha dato tante lezioni. Una di queste è: lamentarsi non aiuta a nulla.
Quando le cose cominciano ad andare male respira bene e cerca la soluzione.
Ci ha detto di non parlare tra di noi, di non fare rumore, di non tirare l’acqua del water eccetto quando qualcuno nel bagno affianco non la tiri anche.

Lui ci portava da mangiare, ma ciò che poteva raccogliere erano gli avanzi dei suoi figli.
Alla fine della settimana ero esausta e credevo di non farcela più.
Stavamo sedute l’una sull’altra e mi ricordo che la più giovane aveva 7 anni.

Sono felice di vedere tutti questi giovani. Vi dico: non pensate che le tragedie arrivino solo per gli adulti.
E’ bene che impariate a pregare e sappiate a Chi rivolgervi.
Alla fine di quella settimana ero tanto arrabbiata. Avevo tante emozioni tristi che mi uccidevano dentro. Avevo ira.
Pensavo: “Che cosa succede alla nostra tribù?” Pensavo a come avrei potuto vendicare la mia famiglia. Pensavo che sarei potuta diventare soldatessa e avrei potuto buttare bombe in tutto il Paese.

Il mio cuore batteva forte a causa di questi pensieri cattivi.
Quando quell’uomo ci ha portato da mangiare l’ho preso per una mano e gli ho chiesto di portarci una radio per sentire cosa stava accadendo.
Una settimana era troppo lunga.
Lui ha acceso tre radio su tre canali diversi.
Non potevo credere a ciò che stava succedendo nel Paese. Il governo aveva dato il permesso a tutti di andare ad uccidere chiunque della mia tribù. Mi ricordo un ministro del governo che ha detto alla radio: “Non dimenticate i bambini. Bisogna ammazzare anche loro. Il bambino di un serpente è sempre serpente. Bisogna uccidere tutti”.

Uccidevano le persone in chiesa, nascoste negli stadi. Circondavano lo stadio e vi buttavano dentro le bombe per uccidere tutti. Erano felici di ciò. Pensavano di andare in Paradiso uccidendo le persone cattive. Poi hanno ricevuto il comando di andare di casa in casa per vedere se qualcuno era rimasto nascosto.
Desidero specificare che non tutti quelli dell’altra tribù erano assassini, ma che il governo aveva comandato loro di farlo. C’era tanta gente buona che nascondeva le persone della nostra tribù.

Non dimenticherò mai il  giorno in cui sono venuti a vedere se c’era qualcuno della nostra tribù nella casa in cui ero nascosta. Li ho visti dalla finestra del bagno. Erano vestiti di foglie di banano. Avevano diverse armi.
Sono entrati in casa e hanno rovesciato tutto.

L’unico pensiero che avevo in testa era: “Adesso è finita. Sono venuti per ammazzarmi. Io non ho fatto niente. Sono innocente. Soltanto perchè mi odiano per motivi che non capisco”.
Mentre cercavano in casa ho avuto la sensazione di sentire due voci dietro alle mie spalle. Una voce era come se dicesse che non era nulla di strano e che si trattava di una sfida. L’altra voce mi diceva: “Apri quella porta. Termina questo martirio. E’ troppo doloroso”. Questo mi sembrava giusto. Ma l’altra voce mi diceva: “Non aprire la porta. Prega Dio per ricevere aiuto”. E’ come se quella voce mi avesse detto: “Sai chi è Dio? Dio è Onnipotente” Sai cosa vuol dire Onnipotente? Vuol dire che può fare qualsiasi cosa”.

Voi sapete cosa vuol dire “tutto”? Dio può fare l’impossibile. Cioè: anche se ti vedono non potranno nemmeno toccarti, perchè non ti vedranno.
Ho cominciato a sentire la speranza e volevo ascoltare questa voce bella. Ma la voce brutta e cattiva mi aveva quasi convinto che Dio non esisteva. Ho quasi dimenticato di aver creduto in Dio prima e mi domandavo: “Dov’è Lui? E’ in Paradiso? Mi può sentire? Forse è troppo tardi. Loro sono già qui. Lui sa che sta morendo gente innocente?” Mi sentivo persa.
Ma la voce buona dentro di me diceva: “Chiedi a Dio un segno per indicarti se Lui c’è o non c’è. ChiediGlielo”. Mi ricordo che questa voce gentile mi diceva di cercare Dio con tutte le mie forze.

Ho detto a Dio: “Se Tu esisti, se mi hai creato, se hai creato tutto ciò che esiste, donami un segno. Ti prego!” Mi ricordo di aver chiesto un segno speciale, perchè non volevo essere confusa.
Ho detto: “Se Tu esisti non permettere oggi che vedano la porta di questo bagno”. Nella mia testa era impossibile. Era impossibile che non vedessero quella porta se non lo avesse impedito Dio. Solo Dio avrebbe potuto farlo.
Dopo di ciò ho perso coscienza. Non ho sentito più niente.

Cinque ore dopo l’uomo che ci teneva nascoste è entrato in bagno. Noi eravamo quasi in coma e doloranti. Siamo saltate pensando che fossero gli assassini. Ci ha detto: “I soldati sono andati via tanto tempo fa. Erano 300 o 400 persone. Sono entrati in casa e tanti di loro hanno circondato la casa, in modo che nessuno potesse uscirne. Alcuni sono saliti in mansarda con le pile. Alcuni sono anche andati sul tetto della casa. Hanno cercato le persone sotto i letti, negli armadi. Hanno aperto addirittura le valige per vedere se c’erano bambini nascosti. Alla fine sono venuti fino davanti alla porta del bagno. Uno degli assassini ha preso la maniglia e ha detto: ‘Qui non c’è nessuno. Tu sei un nostro uomo. Tu sei un buon cittadino.” Poi se ne sono andati.
Aveva preso la maniglia del nostro bagno.

Quando ci ha raccontato questo la mia reazione non è stata: “Uau! Siamo salvi!” La mia è stata una reazione di shock. Dio veramente esiste e mi aveva sentito dal bagno. Nel bagno!
Non mi ha sentito nella chiesa. Allora ho capito quando il sacerdote ci diceva che Dio è dappertutto, anche dentro di noi. Tutto questo è verità.
Lui è dentro di noi: nei nostri cuori, nei nostri pensieri. Questo vuol dire che non abbiamo nessuna privacy…

Da quel momento io parlo con Lui come parlo con voi.
Quando sento la rabbia dentro di me so di non poterla nascondere e allora chiedo a Dio: “Cosa devo fare con questa rabbia? Hanno ucciso mia madre, mio padre. Che cosa devo fare?”

Allora ho chiesto all’uomo che ci ha tenute nascoste di donarmi la Bibbia. Avevo quasi perso la mia fede e avevo bisogno di conoscerla.
L’unica cosa che mi ero portata via da casa era il Rosario che mio padre mi aveva dato.
Ho cominciato a pregare il Rosario e a leggere la Bibbia per comprendere la mia fede. Volevo capire tutto ciò che il sacerdote ci aveva predicato ed io non avevo ascoltato. Ma adesso non avevo più questi sacerdoti.

Il primo Rosario è durato circa 25 minuti. Sentivo come se il mio corpo fosse uscito dall’inferno. Sentivo la pace. La paura e l’ira sono passate.
Quando ho finito il Rosario l’inferno è entrato nella mia testa: “Ti uccideranno. Se sopravviverai sarai una nullità. Quando ti troveranno faranno violenza su di te e ti faranno a pezzi”.
Allora ho detto: “Non voglio ascoltare più questa voce. Vado di nuovo a pregare il Rosario”.
Alla fine pregavo il Rosario dalla mattina alla sera.

In questo modo mi nascondevo dal diavolo. Ogni giorno pregavo 27 Rosari.
Non potevo dormire. Ho deciso di offrire anche il Rosario della Divina Misericordia.
Alle 6 del mattino, appena mi svegliavo, prendevo il Rosario prima che il diavolo entrasse nella mia testa. Pregavo fino alle 10 di sera, quando chiudevo i miei occhi. Mi sembrava come se fossi tornata dal lavoro.

Così il Rosario ha cominciato a cambiare le cose nel mio cuore. Perchè all’inizio pensavo che fosse giusto odiare le persone cattive: loro sono cattivi e appartengono al diavolo.
Ma il Rosario mi cambiava. Ogni volta che dicevo il Padre Nostro, e lo dicevo circa 200 volte al giorno, quando dicevo “perdona a noi i nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri debitori” vedevo davanti a me una bandiera rossa. Una voce mi diceva: “Davvero lo pensi? Perdonare a me come io perdono?”
Io odiavo milioni di persone dell’altra tribù. Volevo che andasse la tribù intera nell’inferno. Mi domandavo come avrei fatto a perdonare.

Tutte le volte che ripetevo quella parte del Rosario, “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, vedevo quella bandiera rossa. Credevo che Dio vedeva il mio cuore e sapeva che non dicevo la verità.
Cosa succede quando diciamo le bugie agli amici? Li perdiamo. La cosa fondamentale nell’amicizia è essere sinceri.
Allora mi sono detta: “Devo essere sincera con Dio, perchè Lui è mio amico”. Ma siccome non potevo perdonare l’altra tribù mi è venuta un’idea: “Se non dico più quella parte del Padre Nostro non dico più bugie a Dio”. Allora ho cominciato a saltare quella parte del Padre Nostro e mi sentivo molto meglio.

http://www.infodamedjugorje.altervista.org/

 www.biancoandrea.it

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

1 commento

Rispondi

  • Tantissime grazie per aver condiviso con noi questa storia a buon fine 🙂

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Capodanno Con MariaDic 29, 2017
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