Annalisa Colzi
schiavi della televisione

Schiavi della televisione a cui affidare il proprio destino

Schiavi della televisione: l’uomo l’accende, si prostra e obbedisce

Davvero siamo schiavi della televisione? Davvero l’uomo vuole affidarle il proprio destino? Vi è mai capitato di parlare con amici o conoscenti e sentirsi dire “L’ha detto la televisione”? Vi è mai successo di ascoltare persone che riportino come loro pensiero ciò che è stato affermato nel piccolo schermo?

Mi sono soffermato a pensare se anch’io non faccia la stessa cosa. E a pensare quale e quanto grande sia il condizionamento della televisione nella mia vita. Siamo arrivati al punto da pensare che “se l’ha detto la televisone”, allora è vero? Siamo davvero arrivati al punto da essere tanto schiavi della televisione da farci guidare la coscienza, le scelte, i rapporti, le opinioni, il futuro?

Se la televisione ha assunto su di sè la verità per guidare e assuefare il “popolo bue” come e dove vuole, allora forse non c’è più spazio per la Verità, l’Unica Verità.

schiavi della televisione

Perché dico questo? Leggendo un romanzo su una storia di famiglia (nulla di spirituale, a dir la verità), mi sono imbattuto in un dialogo che mi ha colpito e che riporto qui di seguito.

Nonno, a cosa servivano i libri?

“Il mio futuro sono i libri” risposi “Non il suo stupido film”. “Oh, la pianti con questi atteggiamenti da rivoluzionario: non incantano più nessuno. Il libro, mio povero Marcus, è il passato”.

“Roy, si rende conto di quello che sta dicendo?”.

“Su, non si abbatta, piccolo Goldman. Tra vent’anni la gente non leggerà più. Questo è poco, ma sicuro. Saranno tutti troppo occupati a fare i cretini con i loro smartphone. Mi creda, Goldman: l’editoria è morta. I figli dei suoi figli guarderanno i libri con la stessa curiosità con cui noi osserviamo i geroglifici dei faraoni. Le diranno: «Nonno, a cosa servivano i libri?». E lei risponderà: «A sognare. O a distruggere gli alberi, non me lo ricordo più». A quel punto sarà troppo tardi per tornare indietro: l’idiozia dell’umanità avrà raggiunto il culmine, e noi ci staremo uccidendo l’un l’altro per colpa della nostra imbecillità congenita (cosa che in parte stiamo già facendo). Il futuro non è più nei libri, Goldman”.

“Ah no? E dov’è il nostro futuro, Roy?”. “Nel cinema, Goldman. E’ il cinema!”. “Il cinema?”.

“Il cinema, Goldman, quello sì che è il futuro! Ormai le persone vogliono immagini! Non vogliono più riflettere, vogliono essere guidate! Sono asservite dalla mattina alla sera e, quando tornano a casa, si sentono smarrite: il loro signore e padrone, la mano benefattrice che le nutre, non è più lì per punirle e guidarle.

schiavi della televisione

Ma per fortuna c’è la televisione

Ma per fortuna c’è la televisione. L’uomo la accende, si prostra, e le affida il proprio destino. «Cosa devo mangiare, padrona?» chiede alla televisione. «Lasagne surgelate!» gli ordina la pubblicità. E allora ecco che lui si precipita a infilare nel microonde il suo piattino nauseabondo. Poi torna strisciando sulle ginocchia e chiede ancora: «E cosa devo bere, padrona?». «Coca ultrazuccherata!» grida la televisione, stizzita. E gli ordina: «Ingozzati, porco, ingozzati! Che le tue carni diventino grasse e flaccide!». E l’uomo obbedisce e rimpinza.

Poi, passata l’ora del pasto, la televisione si arrabbia e cambia tutte le pubblicità: «Sei troppo grasso! Sei troppo brutto! Fila immediatamente a fare ginnastica! Sii bello!». E costringe l’uomo a comprare apparecchi che gli scolpiscono il corpo, creme che gli gonfiano i muscoli mentre dorme, pillole magiche sostituiscono gli effetti di quella ginnastica che non ha voglia di fare perché deve digerire la pizza! E’ così che funziona il ciclo della vita, Goldman.

Assuefazione

L’uomo è debole. Il suo istinto gregario lo spinge ad ammassarsi dentro sale buie chiamate cinema. E bam! Gli scaricano addosso la pubblicità, i pop-corn, la musica, le riviste gratuite… E poi arrivano i trailer che gli dicono: «Povero scemo, hai sbagliato film. Va’ a vedere quest’altro: è decisamente meglio!». Eh già, ma il poveraccio ha già pagato il biglietto per quello spettacolo: è fregato! Perciò dovrà tornare per vedere l’altro film, ma prima ci sarà un trailer che gli dirà di nuovo che ha fatto la scelta sbagliata, e lui, infelice e depresso, durante l’intervallo s’ingozzerà di bibite e gelati al cioccolato venduti a prezzi esorbitanti, cercando di dimenticare la sua condizione miserabile.

Forse, mio povero Goldman, sarà rimasto soltanto lei a leggere libri, insieme a una manciata di altri resistenti. Sarete asserragliati nell’ultima libreria del paese, ma non potrete lottare all’infinito: il popolo degli zombie e degli schiavi finirà per vincere”.

(tratto da: Joel Dicker, “Il libro dei Baltimore”, Ed. La nave di Teseo, p.164)

Schiavi della televisione. Che sia un’esagerazione? O che ci sia un fondo di verità?

Giovanni

Giovanni

Giovanni

Se Dio non esiste allora tutto è permesso. Dostoevskij

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