Annalisa Colzi

Il rito magico di quando ero bambina

Usano acqua, gocce di olio o chicchi di grano

Pregano, ma in realtà è un rito magico

Come ho già detto altre volte, vengo dalla Sardegna e nel leggere queste parole mi sono rivista bambina.

Non posso quantificare le volte in cui amici e parenti sono ricorsi a questo rito magico per liberarmi da malesseri, febbri e dolori vari. Avendo io un’origine mista, queste pratiche non appartenevano strettamente alla mia famiglia. Ma come si dice: paese che vai, usanze che trovi.

Così tra le tante, ho trovato anche queste e ricordo con quanta trepidazione si aspettava il ritorno a casa di colui che si recava dall’anziana del paese per chiedere la mia guarigione. Non era necessario infatti essere presenti personalmente, mentre la signora procedeva con acqua, grano, olio.

Ho però il vago ricordo di una volta in cui, pur essendo presente, non riuscii a comprendere quali preghiere e quali parole venissero utilizzate per compiere il rito magico; era infatti una sorta di segreto che doveva essere tramandato solo ad un’erede prescelta.  Il più delle volte quindi aspettavo a casa di sapere cosa aveva visto su di me l’anziana signora. Mi portavano di solito una bottiglietta di succo di frutta, riempita d’acqua, e che aveva nel fondo chicchi di grano, delle volte qualche goccia di olio. Se ero particolarmente sfortunata qualcuno metteva pure del sale.

Il messaggero riferiva

Questo era un problema per me, perchè l’acqua andava bevuta e passata sul corpo. Il “messaggero” riferiva anche qualche informazione, una specie di diagnosi, anche questa molto attesa; ad esempio: “Sì, Sabina ha il malocchio ed è stata colpita alla testa”. Delle volte la cosa mi sorprendeva, e non solo me, perché chi era inviato spesso non sapeva di quale disturbo io soffrissi. Così, quando rientrava a casa con la diagnosi giusta, diventava quasi automatico crederci.

Ora capisco da chi, inconsapevolmente, le anziane del paese ricevessero le dritte. Sinceramente conservo di questi episodi un dolce ricordo. Quasi un legame con la parte più antica della mia isola, che amo molto. Comprendo però che era un inganno, e sicuramente le prime a cadere in questo tranello sono state proprio le anziane signore, che vedevo poi andare in Chiesa tutti i giorni, tenere sempre il rosario tra le dita, convinte di fare solo del bene. Nessuna, che io sappia, ha mai chiesto qualcosa in cambio; penso che veramente credessero di essere uno strumento nelle mani del Signore. Mi dà un po’ di tristezza questa cosa. Un’usanza, tramandata per generazioni e tenuta in grande considerazione nei paesi, si rivela invece una subdola arma del male.

Sabina Cantoni Tognetti

Non si trovi in mezzo a voi

“Molte persone, specie nei piccoli paesi di campagna, dicono di togliere il malocchio ed usano mettere in un piatto d’acqua gocce di olio o chicchi di grano (o cose simili). Anche se sono in buona fede o brave persone, smettano immediatamente di fare cose simili. Perché questo è un rito magico. Ed i riti magici portano poi nelle mani del demonio. Anche se queste persone dicono preghiere o fanno segni di croce, non sanno quello che fanno. La Bibbia è chiara: “Popolo mio, non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, il sortilegio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, Perché chiunque fa queste cose suscita la collera del Signore” (Deuteronomio 18,10-14).

Padre Gabriele Amorth

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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