Annalisa Colzi
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I siti internet pro-life sono fuorilegge perché condannano l’aborto

La legge bavaglio ai siti pro-life

Il 16 febbraio 2017 è stata approvata in Francia la legge che estende il reato di “ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza (IGV)” ai siti web nati in Francia, soprattutto grazie ai movimenti pro-life cattolici, con lo scopo di dare alle donne in attesa un luogo di ascolto.

La pena massima prevista è di 30mila euro di multa e 2 anni di galera per chi è giudicato responsabile di “diffondere affermazioni o indicazioni tali da indurre intenzionalmente in errore, con scopo dissuasivo, sulle caratteristiche o le conseguenze mediche dell’IGV”.

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Il reato di ostacolo all’aborto

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In Francia esiste già il “délit d’entrave” fin dal 1993, cioè il reato di “ostacolo all’aborto”; reato che punisce chi intralcia materialmente l’aborto e chi lo ostacola psicologicamente.

Tale legge finora ha sempre punito i tentativi materiali di opporsi agli atti abortivi; impedendo ad esempio, l’accesso alle strutture opedaliere. Ma in un processo di rinnovamento della struttura sanitaria francese, dall’inizio dello scorso anno è stata soppressa la settimana obbligatoria di riflessione prima di un eventuale aborto e introdotta la possibilità di eseguire aborti chirurgici  anche in centri sanitari esterni alle strutture ospedaliere.

Cari pro-life, ora tacete!

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Ora il reato è esteso a internet, con il chiaro obiettivo di tappare la bocca ai movimenti pro-life.(Ricordiamo che in Francia si attuano oltre 200.000 aborti l’anno). Una legge ideologica che mette il bavaglio alla libertà di espressione colpendo gravemente la libertà di coscienza delle donna. Ma soprattutto una triste pagina non solo per la libertà, ma per la vita.

Ovviamente la rivolta dei movimenti pro-life non si è fatta attendere, rifiutando l’imbavagliamento dei loro siti. E cominciano a porre una serie di interrogativi.

“La testimonianza, dolorosa, su un sito web di una donna che ha abortito, sarà da domani un fatto criminale?”.

“La dichiarazione in un incontro pubblico, secondo la quale l’aborto è l’arresto di un processo di vita, sarà considerata, come ha lasciato intendere il ministro della famiglia, un discorso colpevolizzante e dissuasivo e, pertanto, anch’esso soggetto a pena?”.

Ma credo non servirà a nulla… La notte è sempre più fonda. E nel fondo, a pensarci bene, in Italia ci stiamo andando a grandi falcate…

Giovanni

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Se Dio non esiste allora tutto è permesso. Dostoevskij

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