Annalisa Colzi
comunione

Piegando il ginocchio nel nome di Gesù, la Chiesa compie la verità (terza parte)

di Sergio Russo

LA COMUNIONE IN GINOCCHIO?

NON SOLO NON E’ VIETATA, E’ ANZI L’ATTEGGIAMENTO CHE LA CHIESA AUSPICA, OGGI PIU’ CHE MAI.

A conclusione di questo secondo articolo riporto adesso fedelmente (anche nel suo originale latino) delle neglette quanto sconcertanti esternazioni di Paolo VI, tratte dal “MemorialeDomini” (Congregazione per il Culto Divino, 28 Maggio 1969), le quali mostrano incontestabilmente quale fosse la vera opinione del Papa riguardo alla Comunione sulla mano. Dunque, sono proprio questi stessi pronunciamenti, a mettere chiaramente in luce la contrarietà dell’allora Santo Padre, nel concedere questa “nuova prassi”, poiché Paolo VI la considerò sempre “una prassi praticamente pericolosa e discutibile”.

Eccone i motivi:

– facilita la caduta e la dispersione dei frammenti; espone il Santissimo a furti sacrileghi e profanazioni orrende: “… ut Sacra Communio qua par est reverentia decoreatque dignitate distribuentur ut quodvis periculumarceatur species eucharisticas profanandi…” (cfrMemoriale Domini, 29.5.1969, in “Acta Apostolicae Sedis”, 61, 1969, pagg. 541-545); “… ut denique diligentercura servetur, quam de ipsis panis consecratisfragmentis Ecclesias semper commendavit…”(ivi); ndr vedi articolo pubblicato il 26/11/2015 http://www.annalisacolzi.it/il-grave-sacrilegio-a-pamplona-delle-ostie-rubate/

– perché favorisce la diffusione di gravi errori contro il dogma eucaristico: “… ne scilicet perveniatur (…) ad rectae doctrinaeadulterationem…” (ivi). «C’è pericolo – avvertì infatti il “Consilium” con Lettera del 30.7.1968 – che l’audacia degli innovatori troppo spinti si diriga su altri settori che recherebbero danno irreparabile alla Fede e al culto dell’Eucaristia.» (cfr A. Bugnini, La riforma Liturgica 1948-1975. Ed. Liturgiche, Roma 1983, p. 628);

– perché l’antica consuetudine assicurava assai più efficacemente la devozione e il fervore dei fedeli, una consuetudine che fu il termine di un processo evolutivo della fede della Chiesa, nel più vitale dei suoi dogmi: “In sequenti tempore, postquam mysterii veritas,eius virtus ac praesentia Christi in eo altius exploratasunt, urgente, sensu sive reverentiae oportet,consuetudo inducta est ut per se minister panis consacratiparticulam in lingua Communionem suscipientiumdeponeret” (ivi);

– perché la prassi precedente era già stata collaudata da una tradizione plurisecolare, in base alla quale se ne sperimentarono i benefici: “… mutatio enim in re tanti momenti (…) antiquissimaet veneranda traditione innititur…” (ivi) «Mentre ora – come osservava lo stesso Paolo VI – tale “cambiamento importante di disciplina… rischia di disorientare i fedeli, che non ne sentono la necessità e che mai si son posti questo problema…”» (cfr A. Bugnini, op. cit., pag. 627);

– perché la proposta del “nuovo rito” era stata respinta dalla maggioranza dell’Episcopato mondiale: “… Episcopos longe plurimos consere odiernadisciplinam haudquaquam esse immutandam; quaeimmo, si immutetur, id tum sensui tum spirituali cultuieorundem Episcoporum plurimorumque fi deliumoffensione fore…” (ivi).

Ecco perché, nell’ormai celebre brano che propongo di seguito, è possibile oggi percepire – in tutta la sua carica profetica e di avvertimento – quella pericolosissima deriva a cui la Chiesa si stava drammaticamente avvicinando. Sono queste che seguono, le accorate parole del papa Paolo VI quando, già avanti negli anni, esternava le sue preoccupazioni e la sua amarezza all’amico e confidente Jean Guitton, il quale poi le pubblicò in un libro dal titolo “Paolo VI segreto”: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”.

Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti; che gli episcopati tacciano; che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia. »

NOTE:

7. JEAN GUITTON, Paolo VI segreto, Edizioni Paoline, Milano 1985, pp. 152-153.

Immagine da

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/common/e/ea/Luca_signorelli,_comunione_con_gli_apostoli,_cortona.jpg

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

2 commenti

  • DAL LIBRO “BENEDETTO XVI, LUCE DEL MONDO”.

    Da Papa, Lei ha iniziato ad amministrare la Comunione ai fedeli in bocca, quando essi si inginocchiano. Crede che sia questa la posizione più appropriata?

    (…) Non sono contro la Comunione in mano per principio, io stesso l’ho amministrata così ed in quel modo l’ho anche ricevuto. Facendo sì che la Comunione si riceva in ginocchio e che la si amministri in bocca, ho voluto dare un segno di timore e mettere un punto esclamativo circa la Presenza reale. Non da ultimo perché proprio nelle celebrazioni di massa, come quelle nella Basilica di San Pietro o sulla Piazza, il pericolo dell’appiattimento è grande. Ho sentito di persone che si mettono la Comunione in borsa, portandosela via quasi fosse un souvenir qualsiasi. In un contesto simile, nel quale si pensa che è ovvio ricevere la Comunione –della serie: tutti vanno in avanti allora lo faccio anch’io- volevo dare un segnale forte, deve essere chiaro questo: “È qualcosa di particolare! Qui c’è Lui, è di fronte a Lui che cadiamo in ginocchio. Fate attenzione! Non si tratta di un rito sociale qualsiasi al quale si può partecipare o meno”.

  • Come si fa a prendere la comunione in bocca in ginocchio se nelle chiese ormai non ci sono balaustre? Obblighino i parroci a installare alm,eno una parte di balaustra o un banco con l’inginocchiatotio e poi ne riparliamo. Io prendo la comunione in bocca e faccio prima un inchino non posso fare di più e me ne dispiace.

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