Annalisa Colzi
omofobia

Omofobia: parola inventata e stra-abusata

Omofobia

di Maria Pia Zanotti

Omofobia (paura del simile) è un concetto inventato diversi anni fa da associazioni omosessuali  militanti per designare coloro che sono critici rispetto all’idea di fare dell’omosessualità un riferimento sociale: essa consisterebbe dunque, per loro, nell’avere una posizione preconcetta contro le persone omosessuali.

Tali  persone si sentono discriminate perché non ottengono ciò che vogliono e assumono allora la posizione di vittime. I militanti fanno appello ai “diritti umani” e all’  “uguaglianza davanti alla legge” in materia di matrimonio e adozione di bambini; così accusano la legge e gli altri di non accettarli e di provare paura nei loro confronti.

da malessere ad aggressione

In realtà lo slogan dell’omofobia non è che un grido di rabbia per non poter superare un divieto strutturante da parte di chi trasferisce sugli altri il proprio senso di colpa, nato dalla propria inadeguatezza. Così essi tentano di screditare l’“altro” attaccandolo nella sua persona o mettendolo in posizione di accusato per colpevolizzare la società al fine di sovvertirla: il conformismo mediatico utilizza lo slogan dell’omofobia e amplifica il fenomeno, così l’intera società viene colpevolizzata, in modo da essere portata a modificare le sue norme in materia sessuale e a trasgredire la realtà della coppia e della famiglia.

Quando le associazioni chiamano a lottare contro l’omofobia, si tratta in realtà della proiezione di un malessere esistenziale del soggetto che si trasforma in un’aggressione contro l’altro, al quale si attribuisce la responsabilità di tutti i propri mali.

I media subiscono una vera e propria pressione perché non venga data la parola a coloro che criticano le rivendicazioni omosessuali, mentre prolificano i dibattiti da parte di coloro che militano per il “diritto” al matrimonio e per l’adozione di bambini, arrivando anche ad aggredire fisicamente, in nome di una supposta omofobia.

la “modernità” dei politici

Ecco perché si vedono politici che si precipitano in prima fila alle manifestazioni e alle sfilate del Gay Pride: per farsi vedere a ostentare la loro “modernità” in tema di omosessualità.

Si instaura così uno stato d’animo di sospetto e di diffidenza, teso a vietare tutti i discorsi che contrastano il tema dell’omosessualità, posizione che ci ricorda le più oscure repressioni per “reato d’opinione”.

Nell’incoscienza dei politici e grazie all’anestesia mediatica, l’attuale democrazia costruisce leggi liberticide che, in nome del contrasto alla discriminazione, impongono un pensiero unico, equiparando l’omofobia all’antisemitismo e al razzismo (!)

Così, mentre la società si impegna sempre più a proteggere gli animali, ignora deliberatamente le conseguenze dell’omosessualità sulla psicologia dei bambini: infatti, gli studi per valutare gli atteggiamenti dei bambini che vivono in un contesto unisessuato si limitano ai dati comportamentali, ma restano in silenzio sulla strutturazione della loro vita psichica.

educazione dei bambini

I bambini si attaccano sempre affettivamente alle persone che si occupano di loro, ma se sono nella omosessualità, queste persone non si trovano nella condizione adatta a fornire loro i materiali di cui hanno bisogno: infatti l’alterità sessuale si interiorizza o diventa conflittuale anche a partire da ciò che il bambino percepisce inconsciamente dal vissuto sessuale del padre e della madre. All’interno di una coppia omosessuale quindi il bambino è quantomeno sminuito e limitato nel suo sviluppo psicologico e crescendo sarà facilmente soggetto ad identificazioni nebulose, a confusione generazionale e a crisi identitarie, fattori di serio disturbo psichico, con conseguente fragilità del sé e con personalità limitate e permeabili a tutte le difficoltà ambientali.

Andando avanti con le generazioni, non si saprebbe più rispondere alle domande: chi è l’uomo, chi è la donna, chi è il padre, chi è la madre e come si concepiscono i bambini e si arriverebbe all’assurdo che la norma procreativa per le persone omossessuali possa essere la PMA (procreazione medicalmente assistita) o l’inseminazione da donatore anonimo.

I militanti a favore della causa dell’omosessualità non sopportano poi di sentirsi dire che essa comporta non solo tali problemi psichici, ma anche problemi sociali e rovesciano questa critica asserendo che sono i loro detrattori ad avere problemi con l’omosessualità.

una società confusa

I paesi che legalizzano il matrimonio e l’adozione non hanno riflettuto seriamente poiché hanno inteso la causa solo in modo sentimentale e compassionevole, ignorandone deliberatamente le conseguenze, che graveranno pesantemente sulle generazioni future: le associazioni militanti vogliono ridurre il matrimonio a un semplice contratto rescindibile e pretendono la collettivizzazione dell’appartenenza dei bambini, per servire l’interesse narcisistico di adulti dal sé insicuro, che cercano l’illusione infantile di un concepimento senza sesso e la soddisfazione del bisogno del proprio riconoscimento sociale.

Così la società, in realtà, rischia di perdersi, confusa nel moltiplicarsi delle situazioni di fatto che dovrebbero essere legalizzate per rispondere alle esigenze soggettive delle persone: sostituire la genitorialità biologica con quella sociale (o parentale) -come nelle famiglie allargate- rischia di rendere illeggibili o irriconoscibili i legami di sangue, fondamentali nella filiazione. Tale sostituzione infatti non può essere un rimedio alla mancanza di un radicamento carnale all’interno di una pretesa ”famiglia” omosessuale.

Le persone omosessuali non possono lamentarsi di essere lese nel diritto del matrimonio e della famiglia in nome della distorsione del diritto dell’uguaglianza dei cittadini, perché matrimonio e adozione da parte di persone dello stesso sesso sono trasgressioni del principio di realtà, prima ancora che un presupposto morale o religioso.

 

Foto tratta dal sito: http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/omofobia-quante-segnalazioni-inventate/

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

4 commenti

  • Per noi sono considerazioni ovvie e condivise; il problema è che mentre con gli omosessuali è possibile un dialogo che li aiuti a sentirsi meno soli, accolti ed amati, come dimostrano tante esperienze ecclesiali, queso non è possibile con quelle organizzazioni LGBT, sostenute da un potere occulto e senza volto che strumentalizza i bisogni e il disagio indirizzandolo verso una lotta di classe sostenuta da cospicui finanziamenti. Ci troviamo quindi di fronte ad uno scontro di civiltà tra la cultura della vita e del dialogo che sostiene la famiglia e la cultura individualista e pragmatica che in realtà vuole distruggere i legami sociali, generando un individualismo esasperato.

  • Prima dice che studi a proposito non vengono fatti e poi elenca gli effetti di questa situazione come se gli studi li avesse fatti lei
    Paradosso.

  • Grazie Annalisa per aver pubblicato questo articolo molto opportuno. Tra i vari taboo in vigore oggi c’è appunto quello voluto dalle organizzazioni omofile: non è possibile discutere criticandole senza essere tacciato di omofobia. quelle organizzazioni sono il contrario della democrazia: chiusura mentale. Omofobia: l’etichetta viene applicata a chiunque si permetta di esprimere delle critiche. Tutta la faccenda è nauseante e delirante.

  • Bisognerebbe cominciare a parlare di ETEROFOBIA.

    La cosa che più mi colpisce è lo scarto tra la civiltà, sensibilità, pacatezza e ragionevolezza delle persone omosessuali che conosco, da un lato, e, d’altro lato l’arroganza ottusa di certe organizzazioni eeterofobe – le stesse che sproloquiano di “gender” con una superficialità da far rabbrividire

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