Annalisa Colzi

Nuovo disordine Mondiale

Il nuovo disordine mondiale

ovvero la grande trappola per i poveri del mondo

Voglio condividere con voi questa interessante prefazione sul nuovo disordine mondiale dell’allora cardinale Ratzinger al libro di Schooyans. Buona lettura. Annalisa

Michel Schooyans – Il nuovo disordine mondiale


C’è qualcuno che sta progettando un sistema rigido e inattaccabile per governare lo sviluppo del mondo. Organismi internazionali dall’indiscutibile autorità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Banca Mondiale, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNICEF e altri) hanno messo a punto un nuovo paradigma che misura il valore delle persone. Applicando questi “nuovi criteri” si scopre che tutto diventa una questione di costo-rischio-beneficio. Perciò, chi è povero e malato riceverà meno aiuti; chi è ricco e sano riceverà maggiori cure. Questo libro denuncia coraggiosamente la “grande trappola” per i poveri del mondo e la nuova schiavitù al servizio degli imperativi della mondializzazione e della globalizzazione: il “giuramento di Ippocrate”viene di fatto cancellato.

Michel Schooyans, dottore in filosofia e in teologia. Professore emerito all’Università cattolica di Lovanio, ha scritto una ventina di opere tra filosofia politica, ideologie contemporanee e politiche relative alla popolazione. È membro dell’Accademia pontificia di Scienze Sociali (Roma), dell’Institut royal des relations internationales (Bruxelles), dell’Association pour la recherche et l’information démographique (Parigi) e del Population Research Institute (Washington). Ha partecipato a numerose missioni nel terzo mondo.

Il nuovo disordine mondiale

Prefazione del Card. J. Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI°) a:
M. Schooyans, Nuovo disordine mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, Ed. San Paolo 2000.

Sin dagli inizi dell’Illuminismo, la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamente.
La promessa di felicità non è più legata all’aldilà, bensì a questo mondo.
Emblematico della tendenza dell’uomo moderno è l’atteggiamento di Albert Camus, il quale alle parole di Cristo “il mio regno non è di questo mondo” oppone con risolutezza l’affermazione “il mio regno è di questo mondo”.

Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre più incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica.
Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa.
Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali.

non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi

Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo.

Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita.
Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinchè non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto.

la donna deve essere liberata dalla sua specificità femminile, cioè dalla vocazione alla famiglia e alla maternità

La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale (o nuovo disordine Mondiale? ndr), diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia dell’ “Women’s empowerment”, nata dalla conferenza di Pechino.
Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità. Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso senza alcun criterio.

Nella paura della maternità che si è impadronita di una gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in gioco anche qualcosa di ancora più profondo: l’altro è sempre, in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo.

filosofia dell’egoismo

Al giorno d’oggi, non esiste più una “filosofia dell’amore”, bensì solamente una “filosofia dell’egoismo”.
Il fatto che ognuno di noi possa arricchirsi semplicemente nel dono di se stesso, che possa ritrovarsi proprio a partire dall’altro e attraverso l’essere per l’altro, tutto ciò viene rifiutato come un’illusione idealista. E proprio in questo che l’uomo viene ingannato. In effetti, nel momento in cui gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato, in ultima analisi, di essere uomo.

Per questo motivo, a questo punto dello sviluppo della nuova immagine di un mondo nuovo, il cristiano – non solo lui, ma comunque lui prima di altri – ha il dovere di protestare.

Bisogna ringraziare Michel Schooyans per aver energicamente dato voce, in questo libro, alla necessaria protesta.
Schooyans ci mostra come la concezione dei diritti dell’uomo che caratterizza l’epoca moderna, e che è così importante e così positiva sotto numerosi aspetti, risenta sin dalla sua nascita del fatto di essere fondata unicamente sull’uomo e di conseguenza sulla sua capacità e volontà di far si che questi diritti vengano universalmente riconosciuti.

sterilizzazione, aborto, contraccezione sistematica e l’eutanasia

All’inizio, il riflesso della luminosa immagine cristiana dell’uomo ha protetto l’universalità dei diritti; ora, man mano che questa immagine viene meno, nascono nuovi interrogativi.
Come possono essere rispettati e promossi i diritti dei più poveri quando il nostro concetto di uomo si fonda così spesso, come dice l’autore, “sulla gelosia, l’angoscia, la paura e persino l’odio”? “Come può un’ideologia lugubre, che raccomanda la sterilizzazione, l’aborto, la contraccezione sistematica e persino l’eutanasia come prezzo di un pansessualismo sfrenato, restituire agli uomini la gioia di vivere e la gioia di amare?” (capitolo VI).

È a questo punto che deve emergere chiaramente ciò che di positivo il cristiano può offrire nella lotta per la storia futura.
Non è infatti sufficiente che egli opponga l’escatologia all’ideologia che è alla base delle costruzioni “postmoderne” dell’avvenire.
È ovvio che deve fare anche questo, e deve farlo in maniera risoluta: a questo riguardo, infatti, la voce dei cristiani si è fatta negli ultimi decenni sicuramente troppo debole e troppo timida.
L’uomo, nella sua vita terrena, è “una canna al vento” che rimane priva di significato se distoglie lo sguardo dalla vita eterna.

è necessario gettare le basi di un cammino verso il futuro

Lo stesso vale per la storia nel complesso.
In questo senso, il richiamo alla vita eterna, se fatto in maniera corretta, non si presenta mai come una fuga. Esso da semplicemente all’esistenza terrena la sua responsabilità, la sua grandezza e la sua dignità. Tuttavia, queste ripercussioni sul “significato della vita terrena” devono essere articolate.

E’ chiaro che la storia non deve mai essere semplicemente ridotta al silenzio: non è possibile, non è permesso ridurre al silenzio la libertà. E’ l’illusione delle utopie.

Non si può imporre al domani modelli di oggi, che domani saranno i modelli di ieri.
È tuttavia necessario gettare le basi di un cammino verso il futuro, di un superamento comune delle nuove sfide lanciate dalla storia.
Nella seconda e terza parte del suo libro, Michel Schooyans fa proprio questo: in contrasto con la nuova antropologia, propone innanzitutto i tratti fondamentali dell’immagine cristiana dell’uomo, per applicarli poi in maniera concreta ai grandi problemi del futuro ordine mondiale (in modo particolare nei capitoli X-XII).
Fornisce in questo modo un contenuto concreto, politicamente realistico e realizzabile, all’idea, così spesso espressa dal Papa, di una “civiltà dell’amore”.

Per questo, il libro di Michel Schooyans entra nel vivo delle grandi sfide del presente momento storico con vivacità e grande competenza.
C’è da sperare che molte persone di diversi orientamenti lo leggano, che esso susciti una vivace discussione, contribuendo in questo modo a preparare il futuro sulla base di modelli degni della dignità dell’uomo e capaci di assicurare anche la dignità di coloro che non sono in grado di difendersi da soli.

Roma, 25 aprile 1997
Joseph Card. Ratzinger

 

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

13 commenti

  • Vagliele a spiegare queste cose, questi concetti, Annalisa, con un tweet, con un sms, con un whatsapp, ad un adolescente 12-18 anni…..ma che dico, anche ad un quarantenne ‘in carriera’ o un pensionato deluso e stanco.
    Seeee, oggi c’è un muro invisibile, un limite invalicabile oltre il quale non si può andare : SE DEVI DIRMI/SPIEGARMI UNA COSA, CHE NON SIA PIU’ LUNGA DI 4 FRASI ! VADO DI FRETTA E HO DUEMILA COSE DA FARE e MESSAGGIARE !

    Purtroppo pian piano vien fuori nel mondo e nella società questo modo assurdo, gretto, sempliciotto e becero di comunicare : tutto ciò che richiede studio, lettura approfondita, riflessione, ragionamento, calma, ponderatezza, discernimento, ascolto…. E’ BANDITO dalla società, dalla scuola, dalla famiglia, dalle relazioni sociali.
    La gente ha seri disturbi dell’attenzione e non ci sono più scolari e discenti che ‘attaccano’ il sedere sulla sedia per 3 ore di seguito e studiano e leggono un libro/testo sul serio , senza distrazioni. E mò arriva un sms (che sono già paleotecnologia), mò un whatsapp, mò squilla il cell, mò fanno sta cosa in tv, mò c’è la partita, mò la danza, mò la palestra, devo fare la spesa grossa per il mese, mi devo rifare le unghie per sabato, i capelli per il week-end, e il lavoro e la casa e questo e quello…….che dire….. Siamo nel 2015 e l’uomo è andato sulla luna, sì, ma fra poco l’ignoranza, i pregiudizi-prestampati-preconcetti-pronti precotti-preconfezionati-metti-nel-micronde-mangia-e-zitto sono già sulla ‘tavola’ delle nostre menti e dei nostri cuori.
    Non ti si da nemmeno il tempo di sedersi con calma e spiegarti un qualche tipo di concetto : O ME LO DICI IN 5 MINUTI O NON ME NE FREGA NULLA ! Purtroppo – si fa per dire – ci sono cose e concetti che non basta una vita di studio e lavoro per capire e comprendere….altro che 3 ore col sedere attaccato alla sedia ! Mah ! °_°

  • Il nwo (“new world order”, nuovo ordine mondiale o mondialismo, globalizzazione ecc.) ci sta massacrando tutti. Sono ancora troppo poche le persone che se ne rendono conto e accolgono, passive e dormienti, ogni perversione imposta da questo terribile sistema di disordine-disintegrazione. Che distrugge non solo gli esseri umani, ma il pianeta stesso. Lo considero il più grande e potente strumento di satana. Non resta che prenderne coscienza, cercare di aumentarne in qualche modo la consapevolezza sociale (compito veramente arduo e ingrato!) e soprattutto pregare il Dio della Vita… Il mio grazie per questo post su un argomento così scomodo e penoso, ma di importanza capitale per il mondo intero.

  • Caro Pierpaolo vedrai che ora i poveri, gli ammalati ,gli anziani in genere capiranno senza bisogno di leggere trattati ma facendo esperienza sulla propria pelle e nella propria vita. In questo tempo malvagio e anticristiano tutte le persone di cui sopra sono diventate “costi improduttivi “e quindi deleteri, da eliminare al più presto senza dare troppo nell’occhio. Quindi tagli alla sanità e altri metodi ben studiati in segrete stanze e poi applicati da governi pseudodemocratici che debbono fare le “riforme” necessarie a cancellare l’Uomo dalla storia e farne un prodotto usa e getta. A mio avviso certi governi di soli giovani servono bene lorsignori che possono guidarli e far loro approvare leggi contro i loro padri e anziani senza avvertire scrupoli perché un giovane non ha esperienza dei problemi dei vecchi né si pone il problema della morte perché portato a guardare avanti. Questo è il tempo che negando Dio nega l’Uomo!

  • Se tu spegnessi la televisione avresti, approssimativamente, quattro ore in più di tempo utile al giorno. Immagina se in questo lasso di tempo tu potessi allenare il tuo cervello e sviluppare solide relazioni. Non solo aggiungeresti anni alla tua vita, ma quest’ultima potrebbe diventare più interessante, energica e divertente. Dunque, dai uno scossone alla tua vita e prova a non guardare la tivù per una settimana. All’inizio la cosa ti sembrerà strana e ti sentirai a disagio, ma presto ti abituerai e sarai contento di poter disporre di questo tempo extra.

    1. La televisione mangia il tuo tempo

    In media, un adulto guarda più di quattro ore di televisione al giorno. Si tratta del 25% del tempo giornaliero che passi in stato di veglia. Immagina se improvvisamente tu potessi disporre del 25% in più di tempo a disposizione. Sarebbe come avere tre mesi in più all’anno! Potresti dedicarti a tante cose, cucinare i tuoi piatti preferiti o trovare il tempo per scrivere un romanzo. Nel corso della sua vita, un ottantenne guarda in media 116.800 ore di televisione, a fronte di 98.000 ore di lavoro. A livello nazionale, gli adulti passano davanti alla tivù 880.000.000 di ore di televisione al giorno o 321.000.000.000 di ore all’anno. Però…! Immagina ciò che potrebbe essere fatto se tutti noi smettessimo di guardare la tivù.

    2. La televisione ti rende stressato

    Con una media di quattro ore al giorno, non c’è di che stupirsi se la gente si sente stressata ed oppressa. Per poter guardare la tivù, noi trascuriamo i conti da pagare, i progetti da portare a termine, le telefonate da fare e le pulizie di casa. Ci sentiamo sommersi da tutte le cose che dovremmo fare (passare più tempo con la nostra famiglia, mangiare in modo corretto, ecc…) e che non facciamo. E quando ci sentiamo schiacciati, stanchi ed esausti non abbiamo più energia per fare qualunque cosa, ma – guarda caso – la ritroviamo per guardare la tivù. È un ciclo terribile. Quindi, prenditi una pausa di una settimana dalla televisione e vedrai ciò che accadrà alla tua vita.

    la tv stressa

    3. La televisione facilita il sovrappeso

    Mangiare mentre sei distratto limita la tua capacità di valutare quanto stai consumando. Secondo Eliot Blass, dell’Università di Massachusetts, le persone che mangiano mentre guardano la tivù assumono tra il 31 e il 74% in più di calorie. Si potrebbe anche aggiungere, in media, che ogni pasto addizionale davanti alla tivù apporta approssimativamente 300 calorie. Ora, considera che almeno il 40% delle famiglie guarda la televisione mentre cena. É chiaro che la tivù è in gran parte responsabile dell’obesità epidemica di cui è vittima l’Occidente e che ti fà aumentare di peso.

    tv e obesità

    4. La televisione ti rende poco interessante

    Molte persone ripetono intere conversazioni che hanno sentito alla TV nel corso di programmi, di eventi sportivi o di telefilm. Quando chiedete a queste persone qualcosa che riguardi la loro vita reale, c’è poco o nulla da riportare o una sola storia da raccontare (eccetto gli show televisivi che hanno guardato). La vita è troppo interessante e meravigliosa perché tu passi il tuo tempo davanti alla tivù per poi raccontare ai tuoi amici ciò che hai visto sullo schermo. Cerca qualcosa di avvincente da fare: fai del volontariato, leggi, dipingi, fai qualsiasi cosa, ma non guardare più la tivù.

    5. La televisione rovina le tue relazioni familiari

    In molte abitazioni, la televisione rimane accesa in media di 7:40 ore al giorno. Con la tivù a questi livelli, hai poco tempo a tua disposizione da passare insieme ai tuoi cari o ai tuoi figli, per condividere con loro le tue esperienze e sviluppare relazioni più profonde. Guardare la tivù insieme non favorisce la crescita delle relazioni. Spegni la tua tivù e trova qualcosa da fare insieme ai tuoi cari: cucinare, studiare, fare una passeggiata, qualsiasi cosa.

    la tv distrugge le relazioni familiari

    6. La televisione non è rilassante

    La tivù è l’opposto dell’esercizio. Quando guardi la tivù, di solito lo fai da seduto o disteso. Stai bruciando pochissime calorie. Tutto quel cibo extra che mangi mentre guardi la tivù non viene bruciato. Il tuo cervello va in pausa, ma non ti stai rilassando. La tua mente sta ancora ricevendo degli stimoli dalla tivù. Stai elaborando le informazioni e stai reagendo emotivamente. Ti sei mai ritrovato a pensare ai personaggi del piccolo schermo? Sogni mai uno show televisivo? Questi sono segnali che indicano che il tuo cervello sta lavorando sodo per elaborare le informazioni che la tivù ti sta trasmettendo.

    7. La televisione ti fà perdere delle opportunità

    Se stai seduto a guardare la tivù, non può succederti nulla di nuovo o di emozionante. Le nuove opportunità e le nuove idee possono presentarsi solo se sei fuori nel mondo, se stai parlando con delle persone o se leggi cose interessanti. Guardando la tivù ti isoli. Nulla cambierà nel tuo mondo se stai guardando la tivù. Spegni il televisore, vai fuori nel mondo, parla con la gente e vedi quello che accade.

    8. La televisione crea dipendenza

    La televisione può creare assuefazione. I sintomi di teledipendenza includono:
    Usare la tivù per tranquillizzarsi;
    Essere incapace di controllare il tempo di osservazione;
    Sentirsi adirato o deluso a causa del programma televisivo che hai guardato;
    Sentirsi i nervi a fior di pelle perché non è possibile guardare la TV;
    Avvertire una perdita di controllo mentre stai guardando la TV;
    teledipendenza

    Se l’idea di rinunciare alla televisione per una settimana ti fà inorridire, sei sicuramente teledipendente. Fortunatamente, la dipendenza da tivù è un’abitudine e non una dipendenza fisica come il fumo. Dovresti essere capace di controllarla una volta che sei consapevole del problema e decidi di cambiare.

    9. La televisione ti spinge ad acquistare

    All’età di sessantacinque anni, mediamente, un individuo ha visto almeno 2.000.000 di spot pubblicitari. La tua conoscenza dei prodotti e delle marche proviene dalla réclame televisiva. Anche la tua percezione di ciò di cui hai bisogno deriva dalla pubblicità teletrasmessa. Se tu non sapessi che l’iPod può comunicare con le scarpe da corsa, non ti sentiresti frustrato per il fatto che le scarpe che ora indossi non sono tecnologiche. Se tu non sapessi di un aspirapolvere che non perde mai la potenza aspirante, il tuo attuale aspirapolvere ti sembrerebbe eccellente. La nostra percezione dei bisogni è determinata da quello che vediamo. Abbiamo bisogno di guardare meno tivù.

    tv compra

    10. La televisione costa

    Un pacchetto base per la TV satellitare costa circa trenta euro al mese, e i pacchetti aggiuntivi costano molto di più. Ne deriva che si spendono almeno cinquecento euro all’anno per guardare la tivù via satellite. Con tutti quei soldi, tu potresti comprarti un abbonamento per visitare i musei o lo zoo della tua città, iscriverti in una palestra, comprarti una bella bicicletta, investire quella cifra per dieci anni al 10% di interesse, e al termine intascare 10.000 euro.

  • Grazie del consiglio, Andrea. Io guardo solo il TG. Poi essendo solo a badare a me stesso mangio quello che trovo nei supermercati e tutto il resto della giornata prego e soffro. Questo non mi impedisce di vedere e capire come va il mondo guidato dal malvagio. Posso fare meglio?

  • Qualcuno sa se questo libro di Schooyans si trova ancora in commercio? Sul web non lo trovo, sul sito Ed. San Paolo non risulta (è anche di 15 anni fa). Grazie cmq..

  • @ Giuseppe : il ragionamento di Andrea non fa una piega ed è stato esposto con chiarezza e completezza, tu che argomenti porti ?

    @Leopoldo : grazie della tua testimonianza e del tuo coraggio. Prega per me !

  • Caro Pierpaolo che la televisione fa male e’ palese, non ho messo in discussione il senso ma il modo, quell’intervento mi sa proprio di sfotto’ nei confronti di qualcuno che ha capito, come altri in questo blog, i tempi che ci apprestiamo a vivere!

  • Ho letto con attenzione tutti i commenti e concordo con tutti; volevo solo aggiungere che la storia della salvezza con l’esempio datoci da Gesù è storia di sacrificio. A chi ha capito che il sacrificio salva il mondo sostenuto dalla preghiera personale è richiesto di pregare sempre più e di sacrificarsi per coloro che non pregano , non adorano , non sperano come dice anche una preghiera ogni decina, La nostra forza è la parola di Dio attraverso le scritture e di Gesù . Ed è inutile far finta di niente e girarci intorno ; questo sistema di cose finirà per aprirci un mondo nuovo e noi dobbiamo essere strasicuri attraverso la nostra fede che questo succederà. Certo, sarà doloroso e faticoso , ma non si ottiene niente senza passare attraverso tribolazioni. E’ inutile che i mass-media ci rimbambiscano per toglierci questa speranza, tutto avverrà secondo stabilito dalle varie profezie bibliche. Ricordiamoci le parole : la mia parola non tornerà a me senza aver compiuto quello per cui l’ho mandata . Abbiamo paura ? E’ umano, però abbiamo Gesù e Maria e San Giuseppe che ci proteggono insieme alla spada fiammeggiante di San Michele Arcangelo.

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