Annalisa Colzi

Noi restiamo in piedi per dare una speranza ai nostri nipoti

Dopo l’appovazione della Cirinnà

L’approvazione della legge Cirinnà mi ha lasciato l’amaro in bocca. Mi sono chiesta e ho chiesto a chi, intorno a me, si è impegnato tanto per impedire questo scempio. Se fosse servito a qualcosa far sentire la nostra voce dal momento che tutto sembra caduto nel vuoto.

Un caro amico, per tutta risposta, mi ha mandato questo incoraggiante articolo di Don Fabio Bartoli. Oggi, grazie alla disponibilità dell’autore, posso condividerlo con voi. Si tratta di un articolo pieno di passione e che guarda avanti, dando un senso a quello che ora ho pensato fosse inutile.

una battaglia epica

E così il DDL Cirinnà è legge, come era facilmente prevedibile. Tuttavia è stata combattuta una battaglia epica, con un impeto e una passione che francamente tre anni fa non avrei creduto possibili. È una sconfitta largamente annunciata e tuttavia non meno dolorosa e che deve sinceramente porci una domanda: valeva la pena? Valeva la pena di spendere tanto tempo ed energia e risorse?

Ricordo che il giorno della prima apparizione delle “Sentinelle” a Roma io ero in piazza S. Silvestro a leggere con loro.

È stato lì che per la prima volta ho avuto il piacere di stringere la mano a Mario Adinolfi, sebbene ancora nessuno di noi potesse immaginare tutto ciò che stava per succedere, non esisteva “La Croce”, non c’era ancora stata p.zza S. Giovanni, le “Sentinelle” erano poco più che uno sparuto manipolo ricco di folclore.

una testimonianza per il futuro

Ricordo che già allora in quell’occasione dissi: io non sono qui per combattere questa legge (si parlava del DDL Scalfarotto, poi ritirato, la Cirinnà era ancora di là da venire), io sono qui per dare una testimonianza ai miei nipoti. Verrà un tempo, anzi già viene, in cui i danni dello spaventoso collasso antropologico che viviamo saranno evidenti; verrà un tempo, anzi già viene, in cui l’impero economico e la dittatura imposta dal mercato crolleranno, trascinando con sé migliaia di innocenti, soprattutto bambini; verrà un tempo, anzi già viene, in cui gli uomini e le donne si guarderanno attorno smarriti in cerca di una identità; verrà un tempo, anzi già viene in cui gli uomini cercheranno disperati dei maestri a cui rivolgersi di fronte al fallimento educativo ed esistenziale dell’ideologia del piacere.

la battaglia delle coscienze

In quel giorno a chi potranno rivolgersi? Quali maestri credibili troveranno davanti a sé? Per questo ero lì quel giorno; per questo in questi tre anni, pur con i limiti imposti dalla mia funzione di prete che mi impedisce di fare politica attiva, non ho mai mancato di far sentire la mia voce: non per combattere una battaglia che temevo già persa, ma per vincerne un’altra molto più profonda e segreta: la battaglia delle coscienze e dei cuori.

Questo è stato il grande merito di questi tre anni: un popolo immenso, che cresceva di giorno in giorno fino all’oceanica manifestazione del Circo Massimo, ha gridato che il re è nudo, ha costretto il potere, che voleva far passare sottobanco un cambiamento antropologico radicale con un colpo di mano agostano, a mostrare tutta la sua protervia, fino a dover calpestare in tutti i modi i regolamenti parlamentari e la stessa costituzione pur di evitare un dibattito da cui sapeva di non poter uscire vincitore, ha dovuto orchestrare una campagna di stampa senza precedenti in Italia e alla fine, nonostante tutto questo, ha dovuto mettere due volte la fiducia, sia in Senato che alla Camera, perdendo così ogni legittimazione popolare, mostrando nei fatti che questa legge è voluta da pochi contro la volontà del popolo.

le coscienze svegliarsi

Così ho visto a poco a poco le coscienze svegliarsi, ho visto raccogliersi intorno a noi compagni di viaggio insospettabili, da Diego Fusaro a Paolo Crepet, da Sylviane Agacinski a Monica Ricci Sargentini, tutti che si erano finalmente accorti che le foglie in estate sono verdi dopotutto, un movimento variegato e pieno di distinguo, come è ovvio e naturale in un movimento spontaneo, ma compatto intorno a un paio di slogan evidenti: “i bambini non si comprano” e “le donne non sono forni”, un movimento che non credo che sarebbe nato senza la tenace testarda eroica e sgangherata resistenza di Gandolfini, Mario, Costanza e tutti gli altri (e nel mio piccolo anche mia).

Quando i miei nipoti rialzeranno la testa alla fine di questa sbornia ideologica e si troveranno a contare i cadaveri, cercheranno idee per ricostruire il mondo e a chi le chiederanno? Certo non a quelli che hanno accompagnato questa distruzione. In fondo in questi tre anni quello che ho cercato di fare è solo questo: offrire ai miei nipoti idee per ricostruire il mondo quando tutto questo sarà finito.

Articolo pubblicato su La Croce di sabato 14 marzo.

Foto da http://www.lastampa.it/2016/01/30/italia/cronache/family-day-le-unioni-civili-alla-prova-della-piazza-n6BSawiZIzslJUzLYfsb8I/pagina.html

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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