Annalisa Colzi
Medjugorje conversione e vocazione sacerdotale

Medjugorje conversione e vocazione sacerdotale

Medjugorje conversione….

Da Medjugorje una conversione e una vocazione sacerdotale e missionaria tutta orientata all’amore per l’Eucaristia. Questa la storia di p. Justo Antonio Lo Feudo, sacerdote dei Missionari della santissima Eucaristia, comunità francese, il cui impegno è diretto all’instaurazione del Regno di Cristo attraverso la promozione dell’adorazione perpetua.

Abbiamo l’opportunità di chiedere direttamente all’interessato i motivi più profondi che lo hanno spinto a fare una scelta così radicale e singolare nella sua vita.

Non c’è nessun dubbio che il motivo più profondo e personale è stato la chiamata del Signore che si è sviluppata in diverse tappe. La prima chiamata è stata alla conversione, e in questo senso devo dire una conversione radicale perché ero totalmente lontano dalla fede. Ed essa si è realizzata per mezzo della Santissima Vergine, a Medjugorje. Poi, sono venuti quasi in simultanea la vocazione al sacerdozio e l’incontro con il sacerdote che ha iniziato, per ispirazione dall’Alto, questa modalità nuova dell’adorazione perpetua rivolta fondamentalmente ai fedeli laici. A quell’epoca io conducevo diversi programmi radiofonici, tutti mariani, in tre radio confessionali, e ricevetti la richiesta di fare un’intervista al P. Martin Lucia. Da quell’intervista nacquero tre cappelle di adorazione perpetua in Argentina e un grandissimo slancio in me a promuovere, come laico, l’adorazione perpetua. In quel momento non immaginavo che alcuni anni dopo sarei diventato sacerdote missionario nella comunità fondata dal P. Lucia.

Ora, nel Suo cammino di conversione e crescita spirituale, come ha maturato la consapevolezza dell’importanza di operare per l’instaurazione del Regno di Cristo? Forse per molti questo obiettivo non pare nemmeno proponibile in un mondo come questo così invaso dalle tenebre e dal male.

Nel mio caso, io non parlerei di consapevolezza ma piuttosto di docilità allo Spirito; perché ora vedo che è stato lo Spirito a portarmi alla missione quasi senza che me ne rendessi conto. Bisogna dire che questa estensione del Regno eucaristico per via dell’adorazione ininterrotta dell’Eucaristia (ossia l’adorazione perpetua) non è un progetto umano bensì divino. E’ il progetto di Dio per questi tempi confusi e di grande apostasia. Di questo non ho nessun dubbio. E per l’appunto, come lei dice, per molti, fuori e anche all’interno della Chiesa, che ci siano persone, addirittura laici, che adorino giorno e notte e tutti i giorni sembra qualcosa di impossibile, una pazzia. Infatti, soltanto Dio può fare che questa pazzia, questo progetto improponibile divenga realtà. Altrimenti come sarebbe possibile spiegare che ci siano cappelle di adorazione perpetua in luoghi dove i cattolici sono delle minoranze, come ad esempio a Timisoara, in Romania, dove da oltre dieci anni stanno adorando senza sosta greco-cattolici, romano-cattolici e ortodossi? Oppure in parrocchie infime per quanto riguarda il numero di parrocchiani? È il Signore che chiama, che suscita il desiderio di avvicinarsi a Lui nel silenzio della Sua presenza sacramentale. E così come ha chiamato me per diventare un propagatore del suo amore così pure chiama altri a conoscere il Dio con noi e per noi, l’Emmanuelle, presente e vivo nel Santissimo Sacramento.

Come organizzate questo impegno di diffusione dell’adorazione perpetua nelle singole chiese?

Tramite missioni. Questo vuol dire che noi missionari siamo chiamati da un parroco o da un vescovo interessato ad avere l’adorazione perpetua in parrocchia o in una città. Poi si predica in tutte le Messe festive con lo scopo di raccogliere delle adesioni. La richiesta, per iscriversi, è di adorare almeno un’ora settimanalmente. Allo stesso tempo si forma un team di coordinatori (29 in totale) che assicurino la presenza di adoratori ad ogni ora (cioè che il Signore non rimanga mai solo). Una volta che tutte le ore sono coperte si parte.

Da quello che Lei ci ha detto di sé emerge, da un lato, un insopprimibile desiderio del sacro e di Dio, proprio di ogni uomo, dall’altro, il bisogno concreto che vediamo in noi e attorno a noi di formazione autentica in questo senso. Come venite incontro, nel concreto della vostra attività missionaria, a queste richieste dell’anima umana?

E’ parte importante della nostra azione missionaria offrire una vera catechesi sull’Eucaristia, soprattutto in tempi come il nostro, dove essa è stata “cosificata”, si è fatto di essa una cosa, un oggetto e nemmeno un oggetto pregiato. Allora occorre educare, formare su questa realtà misteriosa, fondante della Chiesa in senso proprio; perché è l’Eucaristia, la presenza viva e reale del Signore e del Suo sacrificio, che costituisce la Chiesa. Detto in un altro modo: l’Eucaristia è il principio causale della Chiesa. La Chiesa nasce il primo Giovedì Santo della storia, con l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio. È il Corpo dato in sacrificio per noi, il Sangue versato per noi, per la nostra salvezza, la fonte e il culmine di tutta la vita della Chiesa e della sua stessa missione. Senza Eucaristia non c’è Chiesa, non c`è Presenza, non c`è salvezza, non c’è proprio nulla. Per questo motivo la svalutazione dell’Eucaristia significa il declino della Chiesa. Perciò la missione parte dall’insegnare, ricordare Chi è l’Eucaristia e che l’Eucaristia ci è stata data per essere celebrata e contemplata, adorata.

L’impulso che diede Benedetto XVI allo spirito missionario della Chiesa e alla formazione profonda in campo liturgico ed eucaristico ha portato molti frutti. Che cosa ha potuto costatare Lei, a questo riguardo, tra i fedeli, come effetto della costante pratica dell’adorazione eucaristica da parte di tanti animati da fede viva e sincera devozione?

Certamente, il Papa Benedetto XVI ha insistito molto su quello che lui chiama “la riforma nella riforma”. Già molto prima di essere Papa aveva avvertito che la devastazione liturgica avvenuta nel post Concilio era la principale causa della perdita della fede. Conosciamo l’adagio “lex orandi lex credendi”. Noi celebriamo ciò che crediamo, d’accordo con la nostra fede. La liturgia è un riflesso della fede e la fede si vede rappresentata nella liturgia. L’adorazione e in particolare l’adorazione perpetua ha portato un risveglio della fede. Uno dei frutti più immediati ed evidenti è la partecipazione attiva dei fedeli alla Santa Messa là dove c’è l’adorazione perpetua. E attenzione, per partecipazione attiva deve intendersi essere coscienti del mistero che si celebra e partecipare con tutto l’essere a quel mistero.

Francesca

 

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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