Annalisa Colzi

La regola di San Benedetto illumina anche le famiglie

Intervista a padre Massimo Lapponi

Il reverendo padre Massimo Lapponi, monaco benedettino, ci illustra una splendida iniziativa chiamata Le dodici stelle. Una scuola di formazione on-line per le famiglie che vogliono vivere in pienezza il Vangelo.

Reverendo, prima di tutto, La ringraziamo per quest’intervista. Vorremo cominciare chiedendoLe qualche notizia su di Lei, in particolare sulla Sua vocazione e la Sua vita sacerdotale.

Un tempo si insegnava a non parlare di se stessi, essendo questo contrario all’umiltà e poco conveniente. Oggi, invece, c’è l’uso di chiedere queste testimonianze personali. Probabilmente c’è del buono in ambedue gli atteggiamenti, purché non si esageri in un senso o nell’altro. Penso, dunque, che sia utile riferire che fin dall’adolescenza – parlo degli anni sessanta del Novecento – ho incominciato ad avvertire che la nostra società stava prendendo una pessima strada e ho cercato di capire cosa realmente stava accadendo e quali potessero essere i rimedi.

Da qui venne, in seguito, la scelta della vita benedettina, come modo di vita alternativo a quello quasi universalmente diffuso. Ma, ovviamente, non poteva bastare una scelta personale, se nello stesso tempo tutta la società andava alla deriva – anche perché la deriva minacciava di invadere anche il mondo dei chiostri e della vita religiosa. Rimase, perciò, l’interrogativo: che cosa fare per il mondo?

Può spiegarci com’è nata l’iniziativa “Le dodici stelle” e in cosa consiste esattamente?

Dopo circa quarant’anni di vita monastica, di riflessioni, preghiere, tentativi, fallimenti, incontri, colloqui ed esperienze varie, improvvisamente mi si è accesa una luce. “Ma la regola di San Benedetto” mi sono detto “non insegna a vivere bene insieme la vita di tutti i giorni? Nessuno può vivere da solo, e come può il migliore intenzionato vivere bene se quelli che vivono con lui vivono male? E a che servono le belle conferenze, se non si sa ordinare saggiamente la vita di tutti i giorni?

San Benedetto non fa conferenze, ma insegna praticamente come si organizza la giornata di una famiglia. Egli, infatti, insegna come si dispongono e si rispettano gli orari, come si prega insieme, come si lavora, come si parla, come si mangia, come si dorme, come si veste… E non è proprio questo di cui hanno bisogno le famiglie di oggi, che non hanno più nessuna regola?

Da questa intuizione nacque il volumetto “San Benedetto e la vita familiare”; (Libreria Editrice Fiorentina, 2009), in cui spiegavo punto per punto come si può applicare alla vita di una famiglia moderna la Regola e la tradizione benedettina. Negli anni successivi abbiamo cercato di mettere in pratica il programma illustrato nel volumetto. E per questo abbiamo raccolto un certo numero di famiglie che si sono impegnate a seguirlo. Intanto il libro aveva un notevole successo. Già è stato tradotto in quattro lingue; inglese, francese, portoghese e spagnolo. E si sta pensando anche alle edizioni polacca e tedesca. Ma il lavoro con le famiglie ha rivelato una necessità impellente.

Infatti, il nostro progetto richiede molte cose alle famiglie, e in particolare ai genitori. Ma i genitori di oggi spessissimo sono impreparati a mettere in pratica ciò che noi suggeriamo – e che, a mio giudizio, nella situazione attuale è indispensabile, o almeno estremamente utile e opportuno. Chi, dunque insegnerà ai genitori tante cose? E dove troveranno tutti gli strumenti e i materiali necessari? La risposta a questi interrogativi può essere una sola: bisogna creare una scuola per le famiglie. Non, però, una scuola come le altre, che cioè impartisca nozioni teoriche e dia titoli di studio. Si tratta di una scuola pratica, che insegni come si possono fare determinate cose nella vita quotidiana e che metta a disposizione delle famiglie tutti gli strumenti e tutti i materiali necessari per realizzarle.

Ad esempio, come viene spiegato nel volumetto, è indispensabile che i genitori di oggi conoscano la musica, sia per poter creare una bella preghiera familiare, sia per rallegrare la vita domestica quotidiana con bei canti e belle melodie, evitando, invece una musica distruttiva, purtroppo oggi immensamente diffusa tra la gioventù. Ma chi darà ai genitori la formazione musicale necessaria? E chi metterà a loro disposizione tutto l’immenso patrimonio musicale esistente, a cui attingere per elevare la qualità della loro vita domestica? A questo, e ad altre necessità analoghe, dovrà provvedere la scuola.

Cercando, dunque, quali fossero tutte le materie di cui le famiglie hanno bisogno, ne abbiamo elencate dodici. Per questo le abbiamo chiamate: La Corona di Dodici Stelle. E questo sarà anche un segno che la nostra scuola nasce sotto la protezione di Maria. Fino a poco tempo fa l’idea della scuola era rimasta soltanto un bel sogno. Recentemente la Provvidenza ci ha fatto incontrare qualcuno che si è appassionato dell’idea. E ha suggerito di realizzare l’insegnamento delle dodici stelle online. Ci ha anche fornito tutte le indicazioni e gli appoggi necessari. Per questo abbiamo deciso di partire con l’iniziativa. E abbiamo messo il relativo annuncio sul sito della nostra Abbazia (lo si può vedere con questo link).

Quale difficoltà state affrontando al momento? Quale tipo di aiuto avete bisogno?

Per poter realizzare la nostra iniziativa – che siamo determinati a portare avanti ad ogni costo – abbiamo ora bisogno di raccogliere un numero sufficiente di adesioni. È, cioè, necessario che persone o gruppi interessati ci comunichino la loro volontà di usufruire degli insegnamenti che offriamo. Non necessariamente di tutti, ma di quelli che ritengono utili, fosse anche uno solo. Ci sarà da pagare una quota, che cercheremo di contenere il più possibile per permettere a tutti di approfittare dell’insegnamento.

Persone, gruppi, famiglie, comunità possono mettersi insieme per poter accedere alla scuola con un’unica quota. Vorremmo, infatti, che le famiglie si aiutino tra loro in questa iniziativa. Infatti, se sono molte le famiglie che decidono di seguire il progetto, i figli non si sentiranno a disagio per essere troppo diversi dai loro coetanei, in quanto conoscono altri bambini o giovani che seguono il loro stesso modo di vita. Inoltre, è ovvio che difficilmente una sola famiglia può approfondire tutti e dodici gli insegnamenti.

Ma si può ovviare alla difficoltà organizzandosi in modo che una famiglia si concentri su una materia; e altre famiglie su altre materie; e che poi ci si aiuti scambievolmente. Aggiungo che le comunità religiose, specialmente benedettine, dovrebbero appoggiare l’iniziativa. Fornendo alle famiglie, attraverso un contatto diretto, il modello della loro vita e l’aiuto concreto delle loro competenze. Per questo la scuola si propone anche a religiosi e religiose, claustrali o di altra osservanza; per offrire anche a loro gli insegnamenti e i materiali che possono essere loro utili a questo scopo.

Vuole lanciare un appello alle persone che sono interessate all’opera, in particolare alle famiglie?

L’appello che vorrei lanciare è che, tramite gli indirizzi segnalati nel nostro appello (ripeto il link), tutte le persone interessate – famiglie, fidanzati, gruppi di preghiera, religiose, religiosi, comunità – ci facciano giungere numerose adesioni al nostro progetto. Con questo ci indicheranno la loro intenzione di approfittare degli insegnamenti che offriamo; e ci metteranno in grado di proseguire nella nostra iniziativa.

Ringraziandola ancora, vorremo concludere e domandarLe cosa consiglierebbe a quei fedeli che si sentono disorientati perché molti prelati, per diversi motivi, non seguono pienamente il Magistero della Chiesa riguardo la legge naturale e morale.

Vorrei ricordare a tutti due insegnamenti di Sant’Agostino.

Il primo dice: “Crede ut intelligas”, cioè credi per capire. Prima accogli la fede della Chiesa di sempre integralmente e con tutto il cuore. Poi risolverai a poco a poco i problemi e i dubbi che ogni giorno ti si possono presentare. San Tommaso d’Aquino parte dalla fede, e poi, nella “Summa”, affronta e cerca di risolvere più di diecimila questioni, tra le quali c’è anche: “Videtur quod Deus non sit”, “Sembra che Dio non esista”. Se avesse deciso di credere soltanto dopo aver risolto tutti i problemi e i dubbi, non avrebbe creduto mai!

Il secondo dice: “In certis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”. Cioè: “nelle dottrine o nelle pratiche che fanno certamente parte della fede della Chiesa bisogna essere tutti uniti; nelle dottrine dubbie bisogna lasciare ai fedeli la libertà di seguire le varie opinioni che la Chiesa non condanna; ma in tutto bisogna osservare la carità”. Dunque se una dottrina o una pratica è veramente e certamente parte della fede della Chiesa, nessuno ha il diritto di discostarsene; fosse anche un vescovo.

Se, invece, una dottrina o una pratica è dubbia, cioè ve ne sono altre che la Chiesa non condanna, nessuno ha il diritto di scomunicare chi la segue. Se, perciò, ad esempio, uno crede che sia conveniente celebrare la messa con un rito approvato dalla Chiesa, nessuno che segua un altro rito ugualmente approvato ha il diritto di dire all’altro: tu sei fuori della fede! In ogni caso, sia che si debba riprovare chi si allontana da ciò che è certo, sia che si dialoghi con chi ha un’opinione non condannata diversa dalla nostra, sempre bisogna osservare la carità.

http://www.cooperatoresveritatis.net/it/intervista-a-don-massimo-lapponi

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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