Annalisa Colzi
la purezza

La purezza e l’impurità beati coloro che vedranno

La purezza è il dominare di Dio sullo spirito, sul cuore e sul corpo dell’uomo

Beati coloro che vedranno

La purezza è una parola che spesso ci spaventa. Ci sembra troppo grande perché noi, anche se siamo un prodigio vivente, ci sentiamo sempre un po’ “macchiati”.
Non siamo infatti lontano dalla verità e, in genere, funziona un po’ come con la candeggina, che nello sbiancamento dei capi rovinati, sovente ingiallisce; raramente si riesce al ripristino del bianco iniziale.
Il nero è un colore più facile da mantenere; anzi, si può intensificare e, se si macchia, spesso non si scorge. Il bianco no, è un colore difficilissimo da mantenere intatto!
La purezza, dal latino “puritia” cioè “puro”, è una qualità interiore che denota l’essere privo di colpe: integrità morale, onestà, assenza di malizia.
Maria, la “Paraghía” è la Tutta Pura.
Gesù, del resto, indica la purezza nel discorso della Montagna, come una qualità del cuore che consente di vedere Dio (Mt 5,8).

Beati i puri di cuore

La purezza ha dunque a che fare con la vista e si deduce che l’impuro non vede o, meglio, non riesce a vedere Dio.
Gesù considera felice, cioè beato, il puro perché vedrà Dio, ed è molto bella l’indicazione promettente del verbo al futuro: vedranno!
Se da una parte la purezza è un cammino, dall’altra è un premio, cioè beato me perché vedrò.
Lo sguardo torna sempre e ciò che reintegra saranno proprio gli occhi.

la purezza

Dice il Salmo 34 al versetto 14: “Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila. Gli OCCHI del Signore sui giusti, i suoi occhi al loro grido d’aiuto”.

Ci sono occhi e occhi, sguardi e sguardi, l’impurità e la purezza.
L’impurità è il dominare del corpo sul cuore, sullo spirito e sul desiderio.
La purezza è il dominare di Dio sullo spirito, sul cuore e sul corpo dell’uomo.
Occorre allora tornare sullo sguardo perché, per poter cristallizzare la nostra vita, abbiamo bisogno di purificare i globi oculari.
Potremo avere occhi bellissimi, ma non vedenti. Potremo essere ciechi, ma vedere benissimo.

La nebbia, il buio, il giorno

Cos’è che impedisce allora la visibilità?
Possono esserci tre situazioni:
-la nebbia
-il buio
-il giorno

La nebbia è una situazione in cui, padroni di incerta visibilità, procediamo a “tentoni” e, nel guidare un’automobile, siamo facilitati dai cosiddetti fari antinebbia.
La vita spesso è nebbia, è quell’umidita che arriccia i capelli appena piastrati (le donne capiranno) è quell’incertezza nel sostenere una fatica scegliendo o che il banco denso sfoci in uno splendido sole oppure lasciando alla nebbia il sopravvento perché preferiamo brancolare nel “ti vedo e non ti vedo”. La purezza può venire compromessa ma, ancora siamo indecisi, annebbiati, confusi.

Il buio è una situazione in cui la visibilità manca. Tutto è oscuro. Qui non ti vedo. Qui può esserci la tenebra, lo stordimento e lo sguardo si annerisce. Qui mi posso giocare la purezza, ma soprattutto il mio cuore.
È notte, sono solo, disperato, infelice, scoraggiato; i miei occhi, anche quelli della mente, non trovano bagliori.

la purezza

Ma ecco una lampada che ci viene in aiuto:

“La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne” (Rm 13, 12-14).

Oggi è il giorno

«Gettiamo via», ci viene consigliato e «indossiamo» ci viene raccomandato!
Il giorno è la situazione del tuo oggi. Il giorno si riveste di luce e gli occhi ritornano a vedere dall’esterno all’ interno e viceversa.
Il punto non è vivere la nebbia, trovarsi nel buio e sprofondare nella tenebra.
Il punto è scegliere il giorno, che potrà essere un giorno di nebbia, un giorno oscuro, ma con un cuore desideroso di gettare e indossare.
A te la scelta fratello mio, siamo entrambi chiamati alla promessa; BEATI I PURI DI CUORE PERCHÉ VEDRANNO DIO.

Cristina

Cristina Righi

Cristina Righi

Mi chiamo Cristina Righi, sono Umbra e vivo a Perugia. La mia vocazione è anzitutto essere moglie, poi madre di quattro figli e poi figlia di un Padre che mi venne a cercare e mi ha trovata!

Con mio marito Giorgio, proprio perché rinati nella coppia, serviamo a tutto campo la famiglia. In particolare io vivo l'accompagnamento spirituale alle persone ferite per donare la GIOIA e uscire dalla tenebra. Insieme a Giorgio siamo Padrini di battesimo di ben 41 figliocci.

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