Annalisa Colzi
ramo secco

Il ramo secco

Il ramo secco

innestato di nuovo o gettato nel fuoco

Nel vangelo compare d’improvviso la figura d’un ramo secco. Gesù osservava la natura e narrava le sue parabole: pecore, campi, grano, zizzania, olio, ghiande, eccetera, sono l’oggetto dei suoi racconti. Un giorno, guardando una vite con dei tralci potati e accatastati per farne legna da bruciare, Gesù disse: “Se uno non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, poi viene raccolto, gettato nel fuoco a bruciare” (Gv 15,6). Il senso è chiaro: Egli è la vita, e se io non sono nella vita morirò. Non solo: finirò nel fuoco, con chiaro riferimento al fuoco eterno.

staccarsi da Dio

Staccarsi da Dio… che grande disgrazia! Com’è possibile che un uomo scelga di togliersi dalla vera vita, di rimanere desolato per terra, e finire pian piano col perdere la linfa vitale, seccarsi, e terminare nel fuoco? Eppure è così. Notare i verbi: la conseguenza del “non-rimanere” è seccare, essere raccolti, essere gettati, bruciare. Non-rimanere non significa trovare altro, vivere altrove, essere vitali in qualcosa di alternativo: non-rimanere significa finire nel fuoco.

O con me o contro di me, o nero o bianco. Non vi è una terza via, un’opzione supplementare alternativa: se non accogli Dio di fatto gli dici di no. E il no significa, presto o tardi, seccare e morire disidratati, arsi nel forno.

nuova vita

Gesù è chiaro, ma anche pronto a ridare nuova vita al tralcio gettato per terra se questo viene innestato di nuovo. Li sentiamo, eccome, i lamenti dei tralci tagliati. Sono senza vita e languenti, forse perché hanno seguito i falsi maestri; forse perché non sono mai stati istruiti, sono stati ingannati dal maligno, o forse perché non hanno mai conosciuto la vera vita, sono vittime dell’egoismo altrui. Languono e sospirano. Ma se passa qualcuno e pietosamente li raccoglie, li carica in spalla, li porta di nuovo alla vite vigorosa, li innesta, ecco che avviene il miracolo: la linfa comincia a innervarli e rinvigorirli, a dare loro nuovamente la vita. E il tralcio torna vite.

Il buon samaritano si fermò; mandò all’aria i piani della sua giornata quando vide un pover’uomo incappato nei ladri e ferito sul ciglio della strada. Lo portò alla locanda e lo curò. Se il peso di un uomo è troppo gravoso per le nostre spalle, possiamo raccogliere però qualche ramo secco e portalo alla vite, innestarlo, e curarlo amorevole attenzione.

Il ramo secco cerca disperatamente di fiorire, perché è stato creato per la vita.

Tisbita

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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