Annalisa Colzi

Fedeltà fino alla morte, garantisce Dio.

Così due giovani sposi americani si sono “ritrovati” grazie alla fedeltà a una promessa

«Sapevo che Dio mi avrebbe aiutata, non ho pensato che fosse troppo per me»

Non hanno piacere Matt e Danielle che la loro storia di fedeltà sia definita straordinaria, ma come negare che queste testimonianze rappresentino qualcosa di unico in mezzo alla mentalità relativista che ci circonda?

Sembra un film, invece è stata la realtà ad essere riprodotta in una pellicola. E’ la storia di un “per sempre” detto con fedeltà e fede in Dio.

di Benedetta Frigerio

Di «esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita», Danielle lo aveva promesso a Matt il giorno del loro matrimonio, e non ha mai avuto intenzione di tornare indietro. E la sua fedeltà è stata ripagata.

la decisione

Quando Matt Davis nel 2011, dopo soli due mesi di fidanzamento e sette di matrimonio con Danielle, entrò in coma a causa di un incidente stradale, i medici lo diedero per spacciato, invitando la moglie a non ostinarsi e a “lasciarlo andare”. «Dicevano che se fosse stato per loro avrebbero staccato la spina», ha spiegato la ragazza all’emittente Wtoc.

Ma Danielle non aveva dubbi: suo marito non sarebbe morto né di fame e di sete né per mancanza d’ossigeno, ma sarebbe tornato a casa dove lei lo avrebbe curato. Matt aveva appena 26 anni e lei 27, ma era assolutamente certa che «Dio mi avrebbe aiutata ad attraversare questa situazione, non ho pensato che fosse troppo per me». Disse alla madre che anche se Matt fosse rimasto per sempre incosciente avrebbe voluto sistemarlo in una stanza da cui si poteva vedere il panorama: «Se dobbiamo portarlo a casa, almeno facciamo in modo che goda della vista migliore del mondo».

un altro “sì”

Danielle portò il marito in casa, occupandosi di lui 24 ore al giorno, girandolo nel letto per evitare le piaghe da decubito, pulendolo, somministrandogli una ventina di farmaci al giorno e cambiandogli il tubo dell’alimentazione. Qualche settimana dopo, nonostante le basse probabilità di risveglio, ricorda la ragazza, «notammo che Matt cercava di parlare, più che altro era un sussurro, quindi gli misi in mano il suo cappello, chiedendogli di metterselo in testa. Dopo averglielo ripetuto più volte ansimò: “Ci sto provando!”. È stata la cosa più grandiosa che abbia mai sentito!».

Purtroppo, però, ripresa coscienza, Matt non ricordava di essersi mai sposato e nemmeno sapeva chi fosse quella Danielle. L’incidente gli aveva cancellato dalla memoria gli ultimi tre anni di vita. Ma proprio come era accaduto la prima volta che si erano incontrati, Matt vedendo Danielle rimase nuovamente folgorato: «La vidi e mi dissi: “Sì”», ricorda il ragazzo. Certo, ci volle un po’ di tempo perché la donna si convincesse che il marito un giorno sarebbe tornato quello di prima, ma alla fine quella certezza arrivò. Precisamente il giorno in cui Danielle chiese a Matt che cosa desiderasse mangiare e lui, con un sussurro appena udibile, rispose: «Pollo alla buffalo avvolto nel formaggio». Il suo cibo preferito.

il film

Da tre anni la giovane sposa lavora senza sosta sia per il recupero del marito (che da poco è tornato a camminare) sia per mantenere la famiglia. E dato che l’assicurazione ha smesso di coprire i trattamenti, nonostante il fatto che a Matt serviranno più di 10 anni per riprendersi completamente dal trauma, Danielle ha messo in piedi anche una raccolta fondi per lui.

La storia di questi due giovani di Savannah, Georgia, ne ricorda un’altra – vera anch’essa, ma a parti invertite – che ha ispirato un film prodotto nel 2010 (La memoria del cuore). È la storia di Krickitt Carpenter e di suo marito Kim: proprio come Matt, nel 1993, dopo dieci settimane di matrimonio, Krickitt finì in coma in seguito a uno scontro in auto e si risvegliò senza ricordare nulla di quanto era accaduto nei due anni precedenti.

«Una volta che ho accettato di essere sposata a quest’uomo di nome Kim e di aver fatto un incidente, ci sono semplicemente stata», ha detto l’anno scorso Krickitt in un’intervista al Christian Post. «Mi sono assolutamente fidata del disegno che Dio aveva su di me (…). Siamo lieti che Dio usi questa storia per la sua gloria». Anche per Kim, conferma lui stesso, si è trattato di mantenere «una promessa» fatta «davanti a Dio». E quando qualcuno adesso parla della loro storia come un caso «straordinario, unico, eroico», spiega l’uomo, quelle parole «ci rattristano», perché «siamo un uomo e una donna che hanno semplicemente fatto ciò che avevano detto di voler fare». Finché morte non li separi.

http://www.tempi.it

 

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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