Annalisa Colzi
per essere umili bisogna rendersi conto che non lo siamo

Per essere umili bisogna rendersi conto che non lo siamo

E’ possibile essere umili?

Il primo passo per essere umili è rendersi conto che non lo siamo. L’uomo si misura sempre e c’è sempre qualcuno verso il quale ci sentiamo superiori. Tutti i santi partono per essere perfetti, poi si rendono conto che non riescono ad esserlo e vanno in crisi. Allora dopo esserci resi conto che non siamo capaci di essere umili, non dobbiamo fare altro che cercare di metterci alla presenza dell’altro.

I padri spirituali parlano di “esercizio di divina presenza”. Questo lo possiamo fare durante il giorno quando passiamo dall’ufficio parrocchiale alla sala da pranzo, dal garage alla sala di incontro con le famiglie, sempre. Nell’esercizio della divina presenza io riconosco la presenza del Signore in me, l’accolgo, mi riconosco assolutamente immeritevole di tutto, sto in Lui e davanti a Lui con riverenza e riconoscenza. Dio mi vuole comunicare se stesso perché vive in un continuo dono di sé. Dio è amore, Dio è umile, Dio non vuole stare in sé, ma vuole donarsi a me.
Quando io contemplo l’umiltà di Dio, divento umile. Anche per imitazione sentirò il bisogno e il desiderio di essere come Lui.

per essere umili bisogna rendersi conto che non lo siamo

Come diventare umili

Ci sono due modi usati da Dio per farci camminare in questa via.

Il primo è affrontare le tentazioni. Esse tengono umili gli uomini che da soli non sarebbero in grado, come detto, di essere umili. Sant’Antonio eremita afferma perentoriamente: “Togli la tentazione e nessuno sarà salvato”. C’è dunque qualcosa di buono nelle tentazioni, per il fatto che in esse io sento la necessità assoluta dell’aiuto di Dio. Quando veramente le ho provate tutte per liberarmi da un vizio, un difetto, senza riuscirci mai nonostante i tanti buoni propositi, comincerò a volgermi finalmente a Dio supplicando di liberarmi Lui da tale ostacolo. Con le tentazioni in noi recepiamo al tempo stesso la nostra debolezza e il bisogno di Dio. In esse finalmente conosciamo noi stessi.

Il re Davide pensava di essere chissà chi, cadde e fu umiliato per la sua debolezza (è bello constatare che la Bibbia non ci nasconda i grandi santi peccatori). “È meglio un peccatore pentito – dice san Bernardo parlando a un monastero di monache – che una vergine orgogliosa”.

La percezione del proprio nulla è la perla preziosa del campo, che noi non amiamo tanto perché sentire il proprio nulla non è gradevole.

La beata Angela da Foligno afferma che l’anima non può avere miglior fine in questo mondo che contemplare il proprio nulla ed abitare in esso come in una cella. Sapete perché è consolante stare in questa cella? Perché lì il nemico non entra. Se c’è il nulla, il demonio non ha motivo di entrarvi perché non c’è nulla da rapire; “Io sto nel mio nulla, vieni pure… non trovi niente”.

Tisbita

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“NULLA VOGLIO SE NON CHE ARDA”

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