Annalisa Colzi

Dio esce allo scoperto. Un omosessuale si racconta

Dio esce allo scoperto

il film dove un omosessuale si racconta

di Sabino Sabini

Rubén García è un travestito ed è seduto su una panchina davanti ad una chiesa. Proprio mentre la messa sta finendo. Poco dopo la gente inizia ad uscire e vedendolo lì davanti ne resta scandalizzata: “… ma cosa ci fai qui? Questa è una chiesa, non è certo un posto per depravati come te!” esclama un distinto signore con tono molto inquieto. Subito dopo altre persone sopraggiungono ed inveiscono contro di lui: “è una chiesa passano i bambini!!!“, “non hai pudore, sei un degenerato…” e così anche altri che man mano giungono davanti alla panchina..

Un signore, senza scomodarsi, si siede accanto al ragazzo e sembra cercare qualcosa sul tablet. Ad un tratto, tra malumori e mugugni, si rivolge alla gente chiedendo loro se sanno cosa ne pensa la Chiesa degli omosessuali.

“Ma certo, lo sa tutto il mondo” rispondono, come a dire: “la pensa come noi”. “Eppure – prosegue – nel paragrafo 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma: Le persone che vivono un’attrazione omosessuale devono essere accolte con rispetto, compassione e  delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.”

 I presenti, rimasti senza parole, si guardano imbarazzati e vanno via. Il gentile signore si gira verso Ruben chiedendogli “Ti ha mai detto nessuno che Dio ti ama???“.

Inizia così il secondo capitolo (primo in italia) della serie di docu-film “Potrebbe succedere a te” dal titolo  Dio esce allo Scoperto (da Novembre 2015 sarà in proiezione nei migliori cinema italiani),   prodotto dalla Infinito + 1, casa produttrice del film TERRA DI MARIA, e rientrante nell’evoluzione del progetto editoriale di cui abbiamo descritto i dettagli in un articolo-intervista a Cotelo (regista ed ideatore del progetto) pubblicata su LA CROCE quotidiano il 28 aprile scorso.

In questo episodio Juan Manuel Cotelo, affronta un argomento davvero attuale e controverso: Omosessualità e fede. Può un omosessuale aspirare alla santità? Si può liberamente parlare di omosessualità e fede tra persone che la pensano diversamente, senza tensioni e senza preconcetti, rispettosi del parere altrui?

Il film procede con la testimonianza vera del giovane messicano Rubén García, che racconta la sua vita: descrive la difficoltà di relazione con il padre, duro e poco comprensivo, ed il suo rifugiarsi nella madre e nel mondo femminile con il quale si immedesimava sempre di più. Questa situazione esistenziale è comune a molti omosessuali. Prosegue con la sua adolescenza; i problemi di relazione con gli altri; gli scherni ed i soprusi ricevuti per la sua condizione sempre più visibile –spesso si sentiva chiamare “femminuccia”–; i primi rapporti sessuali con uomini, spesso con uomini anziani; la prostituzione. La morte del padre, le difficoltà della madre e l’abbandono della fede.

Descrive poi il periodo della “consapevolezza e dell’accettazione di se” con conseguente allontanamento dalla famiglia e decisione di vivere “liberamente” la sua omosessualità, travestendosi e frequentando ambienti e locali omosessuali.

Quando ormai aveva deciso di operarsi per diventare transessuale, ecco che Dio bussa alla sua porta e lo fa attraverso l’invito di un’amica ad un ritiro spirituale che lo sconvolge. Durante una testimonianza dal pulpito, una donna, guardandolo, gli dice “Dio ti ama”. Ruben resta colpito da questa affermazione. Nei giorni successivi, tornato alla sua vita normale, la sua mente rievoca spesso la possibilità di essere amato da Dio malgrado tutto. Si fa strada in lui un turbamento profondo. “Ma forse questo Dio è cieco, non vede la vita che sto facendo? E allora perché questa donna viene a dirmi che Dio mi ama? Io pensavo che Dio non amasse gli omosessuali!”

Inizia allora per lui un percorso di riflessione, approfondimento, pentimento e infine cambio totale dello stile di vita.

Oggi Ruben serve Cristo e la Chiesa come evangelizzatore laico – è stato consacrato nel 2014 – e gira il suo paese di parrocchia in parrocchia, portando la sua testimonianza di fede a beneficio di tanti, soprattutto omosessuali che trovano pace nel sapere che la loro condizione è compresa dalla Chiesa e che possono anch’essi raggiungere la santità.

Questo punto di vista non è nuovo nella Chiesa; ma da tempo è proposto ed appoggiato anche con l’aiuto di un apostolato come Courage, presente anche in Italia, che aiuta le persone con attrazioni omosessuali a prendere coscienza della loro chiamata alla santità proponendo loro un percorso di accompagnamento spirituale (per maggiori informazioni http://www.courageitalia.it).

Queste proposte, spesso sconosciute ma molto utili, sono scaturite dalla “carità” che la Chiesa opera verso gli omosessuali, mediante le sue strutture e il suo magistero, come ci insegna il catechismo della Chiesa Cattolica ai punti 2357-2358-2358.

Carità tesa ad accogliere sempre e mai a discriminare; come riporta un messaggio ai vescovi per la cura pastorale di persone omosessuali della Congregazione per la dottrina della fede:

Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri; lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. »

Il messaggio che possiamo trarre da questo film e dalla testimonianza di Rubén è: Cristo ci aspetta sempre a braccia aperte, anche se i nostri peccati fossero come scarlatto (Is 1:18). Quando ci pentiamo e ritorniamo umilmente a Lui, ci riversa nella sua infinita Misericordia doni ed intime gratificazioni. Ogni nostra offerta, rinunce – anche pesanti – e sforzi “necessari” alla nostra santificazione, non restano impagati, poiché ci restituisce, già su questa terra, il centuplo in grazie e benedizioni (Mt 19:28-29). 

Accompagniamo allora con la preghiera ma anche con il nostro diretto coinvolgimento nella proiezione presso le nostre parrocchie di questo bellissimo film; contribuendo ad aprire un dibattito costruttivo su questo controverso tema; cercando di costruire ponti e non barriere (come ci ha insegnato Papa Francesco); di aprire le porte a strade possibili verso la santificazione per qualsiasi fratello o sorella che viva questa condizione. Per informazioni sul docu-film contattate INFINITO+1 scrivendo a francesco@infinitomasuno.org.

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Dio esce allo Scoperto. La vera storia di Rubén Garcia. il Film di Cotelo su omosessualità e fede

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

8 commenti

Rispondi

  • Purché questo film non sia una promo per accettare l’omosessualità praticata e premiata con l”Eucarestia come un rapporto d’amore, senza bisogno di conversione totale. Perché conosco bene la prima lettera di S.Paolo Apostolo ai Romani e su questo e altri punti è inequivocabile! D’altronde è naturale e non c’è bisogno di film per sapere che tutti e tutto sarà perdonato se c’è un pentimento sincero. e accertato. “Vai e non peccare più” disse Gesù all’adultera.

  • All’improvviso si scopre quello che da millenni Dio ha affermato per iscritto: «Poiché così dice il Signore: agli eunuchi, che osservano i miei sabati, preferiscono le cose di mio gradimento e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie»; (Is 56,4-5) (cfr Sap 3,14). Cara Annalisa, anche questo argomento è nel mio scritto che ti ho inviato.

  • L’ho lasciato ma se non ti piace dimmi cosa devo scrivere. Ciao

  • Ho letto con molta attenzione l’articolo, il quale è solo condivisibile, una esperienza di grande aiuto a coloro che si trovano nella stessa situazione, ma anche per noi, affinché nel fratello, il quale porta la sua croce della fragilità umana possiamo vedere la nostra fragilità, se a volte tale croce sembra essere più pesante, portandola insieme diverrà più leggera.

    Vorrei approfittare per di questo articolo, per chiarire un punto, il quale a volte può sfuggire, quando Papa Francesco ebbe a dire “Chi sono io per giudicare?” riguardando i gay, tale espressione è esatta, conforme alla dottrina, poiché non è nell’uomo conoscere l’essenza del prossimo, il suo cuore, i suoi sentimenti, questo è possibile solo a Dio, creatore dell’anima.

    Al contrario, gli atti devono sempre essere esaminati, poiché possono essere in antitesi con gli insegnamenti di Cristo, allora possiamo dire che tali atti sono peccaminosi, sono dannosi, errati, e pongono la persona in una posizione pericolosa (per la sua anima) lasciando a Dio di giudicare il cuore di tale persona.
    Francesco

  • Va bene tutto, e sono contento per questo Ruben (SE davvero ha trovato la serenità) ma che c’entra questo con gli omosessuali????
    Questo mi sembra un racconto (zeppo di luoghi comuni) di una persona confusa. Prima di tutto la condizione di rapporti difficili con genitori non è “comune a molti omosessuali”, è comune al mondo intero!
    Secondo Ruben non è omosessuale, è un transessuale! La stragrande maggioranza degli omosessuali non desiderano affatto ‘essere donna”.
    Terzo, qui si descrivono prostituzione, situazioni di profondo degrado. Se è vero che ALCUNI omosessuali vivono la loro vita così,questo non ha NULLA A CHE VEDERE con l’omosessualità. Sarebbe come se io descrivessi l’eterosessualità portando ad esempio i maschi che vanno a prostitute (9 milioni in Italia).
    Tutto questo per dire che il supposto quadro di vita omosessuale (in realtà si tratta di un trans) descritto qui insiste su una condizione misera e disperata. Grazie al cielo ci sono migliaia di omosessuali sereni, realizzati, in relazioni stabili e felici (la mia dura da 10 anni).

  • Per la precisione il Papa ha detto non solo “Chi sono io per giudicare?” riguardando i gay ma anche “se stanno cercando Dio”. Perchè chi cerca Dio arriva alla Verità, all’Amore Misericordioso del Padre: la parabola del figliol prodigo ne è un esempio, tra i tanti…

  • Per Saverio Maratt,i io non sono nessuno per dirti qualcosa ma se permetti i santi (che non volevano affatto esserlo) sono doni del Signore attraverso i quali parla e comunica con noi. Non riesco ad immaginare un padre Pio benevolo nei tuoi confronti, ma sia chiaro solo ed esclusivamente per la salvezza dell’anima che e’ quella a cui si deve ambire!
    http://www.novena.it/catechesi/catechesi05.htm

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