Annalisa Colzi
costretta ad abortire

Costretta ad abortire dall’indifferenza degli uomini

Trovai solo la violenza di mio marito e l’indifferenza

così fui costretta ad abortire

Questa testimonianza è terribile. Mi ha sconvolto sentire l’indifferenza e la cattiveria che ha circondato questa donna. E’ stata costretta ad abortire. Per questo motivo, la responsabilità maggiore del suo gesto ce l’hanno tutti coloro che l’hanno spinta a tanto.

La follia dell’aborto ha rubato mio figlio. Io aggiungerei: l’indifferenza ha ucciso mio figlio.

Cara Annalisa grazie per queste testimonianze molto toccanti, specialmente per chi, come me, si è macchiata di questo terribile delitto.

Avevo 31 anni quando restai incinta per la terza volta e fui costretta ad abortire. Mio marito si trasformò in una belva feroce appena lo seppe. Al mio rifiuto di abortire mi massacrò di botte a tal punto che fui portata in pronto soccorso. Non avevo pelle integra; calci e pugni mi avevano ridotto molto male; da un lato della testa non avevo più capelli e quando mi buttò a terra per strangolarmi afferrai un mio zoccolo e lo colpii in fronte, a quel punto finalmente mi mollò.

costretta ad abortire

con disprezzo mi insultò

Fui portata via così. Mi ritrovai a casa di mio fratello che l’indomani doveva partire per il mare con la sua famiglia. Io continuavo a piangere e lui con disprezzo mi insultò dicendomi che dovevo piangere non per l’aborto, unica soluzione, ma dovevo piangere se mettevo al mondo un altro figlio con quell’uomo violento.

E poi, dove sarei potuta andare con 3 figli e senza lavoro? Mio fratello e mia sorella dissero di non potermi aiutare perché avevano una loro famiglia di cui occuparsi. Così, senza modificare i loro piani, partirono per il mare portandosi dietro i miei piccoli che avrebbero poi lasciato dai nonni.

Mi lasciarono sola a leccarmi le ferite, mi lasciarono senza una lira, senza un pezzo di pane.
Come ero uscita di casa così ero rimasta.

costretta ad abortire

mi sarei liberata uccidendo mio figlio

Mi misi in contatto telefonico con l’ostetrica del posto. Anche lei, quando le spiegai la mia situazione, mi disse le stesse parole dei miei parenti.
Ma come è possibile, mi chiesi, anche lei? Ed io che speravo in un suo aiuto, in uno spiraglio di luce.

Mi disse che avrebbe pensato lei a tutto e che nel giro di una settimana mi sarei liberata! Sì, usò queste parole… mi sarei liberata, uccidendo una vita che si stava formando, un miracolo meraviglioso di Dio.

Restai una settimana senza mangiare e con gli stessi vestiti; non riuscivo neanche ad alzarmi dal divano perché le botte si facevano sentire. Ma solo quelle si fecero sentire, fui abbandonata da tutti, mi sentii costretta ad abortire.

Arrivò il giorno tremendo.

Telefonai a mio marito, gli chiesi se potevo prendere il necessario per l’ospedale e se potesse accompagnarmi.

Dio mi aveva abbandonata, pensai

Fino all’ultimo istante sperai in un miracolo.

Mi ritrovai in una stanza da sola a piangere tutte le mie lacrime. Fu la notte più terribile della mia vita. Anche Dio mi aveva abbandonata, pensai. Io avevo sempre pregato il Signore di non permettere nella mia vita un peccato così orribile… Ma, anche Lui, non c’era.

Decisi di buttarmi dalla finestra, meglio morire che uccidere, pensai. Nel momento in cui mi avvicinai alla finestra si aprì la porta ed entrò l’infermiera di turno, mi calmò, mi disse parole d’amore che però non servirono a salvare il mio bambino.

mi svegliai impazzita

costretta ad abortire

L’indomani vennero a prendermi e mi portarono in sala operatoria. La ginecologa mi guardò con occhi gelidi e cattivi; guardò gli ematomi che avevo dappertutto e disse di farmi una flebo.

Mi svegliai impazzita.

Quando uscii dall’ospedale, mio marito mi chiese dove volevo che mi portasse. Portami a casa e andiamo a prendere i bambini, gli risposi. Ormai non avevo più nessuno scopo per rifarmi una vita da separata. Tra tanti aguzzini ho scelto il padre dei miei bimbi.

Ci son voluti anni perché io perdonassi, ho fatto un cammino molto doloroso per poterlo fare.

Adesso ho 61 anni e sono da poco diventata nonna di due bellissimi nipotini. Non nego che ogni volta che li stringo a me è come stringessi il mio angioletto che è in cielo.
Una mamma non può mai dimenticare un figlio!

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

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