Annalisa Colzi
cristianesimo

Cosa avviene alle spalle dei credenti?

Cristianesimo

da dottrina di salvezza a forza propulsiva di un abbastanza indeterminato progresso sociale

Scriveva nel 1978 il filosofo Augusto Del Noce: «Capita di sentire che il compito del partito democristiano sarebbe di adeguare la coscienza politica dei cattolici alla moderna società democratica, dissipando le tentazioni “teocratiche e integralistiche”. O che, alla fine, il partito dovrebbe rinunziare all’aggettivo “cristiano” per risolversi in un partito “democratico” inteso a garantire le migliori condizioni per lo sviluppo produttivo e per la realizzazione “temporale” di ognuno assumendo una pura posizione di neutralità nel campo culturale e nel campo religioso. Ancora un passo e arriviamo all’idea di un cristianesimo che si risolve nella politica, come forza propulsiva di un abbastanza “indeterminato” progresso sociale».

Quanto siano profetiche e attuali queste parole lo dimostra la diffusione a macchia d’olio di concezioni sullo sviluppo sociale e morale della società, promosse da “cattolici impegnati” e spesso supportate dall’autorità di teologi o addirittura di ufficiali organi diocesani, che con la dottrina morale della Chiesa non hanno più nulla a che fare.

contraffazione del messaggio evangelico

Così, nella presentazione del volume Gesù e le persone omosessuali, pubblicato dalle edizioni “La Meridiana”, a cura di Paolo Rigliano, contenente interviste a F. Barbero, S.M. Castillo, M. Fox, E. Green, A. Maggi, V. Mancuso, J. Moight, L. Tomassone, si legge: «Se l’amore è legge suprema dell’essere, se la relazione come benedizione e il dono di se stessi a chi è diverso da sé si concretizza innanzitutto nei confronti di chi è vittima di ostracismo sociale, allora i credenti sono chiamati in causa dal rischio di essere attori o complici di oppressione, concorrendo a determinare la violenza peculiare contro questa forma di amore.

«Il Vangelo di Gesù, infatti, scopre, assume, celebra il senso di ogni persona diversa, anche laddove il potere dominante – clericale o statale o sociale che sia – vede e impone abominio, perdizione, scandalo.

«Perché, altrimenti, cosa vuol dire annuncio di salvezza? Perché, altrimenti, qual è se non questa la scandalosa buona novella? Essa annuncia e opera la rottura di ogni ordine sociale basato sull’esclusione, di ogni opinione pubblica coercitiva e di ogni senso comune che nega dignità integrale a qualunque essere umano. Gesù ha mostrato come e perché essere sempre avanti a tutti per annunciare la liberazione da abitudini, visioni, tradizioni, strutture sociali e mentali che generano espulsione: anche quelle garantite dalle norme religiose o sociali, anche quelle più consolidate e interiorizzate, come l’omonegatività».

indeterminato progresso sociale

In questa affermazioni dovrebbe essere evidente, per chi non abbia l’intelligenza offuscata dall’attuale prevalere dell’immaginazione sulla ragione, la contraffazione del messaggio evangelico, che, da dottrina di salvezza dal peccato, diviene, appunto, «forza propulsiva di un abbastanza  “indeterminato” progresso sociale».

La stessa contraffazione si trova in un altro testo, che ha l’aggravante di presentarsi come comunicazione ufficiale sulle unioni di persone dello stesso sesso, in preparazione al sinodo sulla famiglia, redatta dai coniugi Benciolini – lui medico legale impegnato sui temi della bioetica, lei psicologa e psicoterapeuta – e pubblicata giovedì 22 Maggio 2014 su “La difesa del popolo”, settimanale diocesano di Padova.

la questione omosessuale

Così si legge in detto articolo: «Concordiamo con Giuseppe Trentin (Difesa n. 3/2013 ) sul perdurante rischio di una visione antropologica inadeguata della “questione omosessuale”, che richiede invece di essere inquadrata in “nuove scale di valori, nuovi modelli di vita, ma soprattutto un nuovo modo di impostare un rapporto tra le persone”.

«Tra questi “valori” si colloca certamente anche la sessualità, finora troppo condizionata dal rapporto con la fertilità. Osserviamo che anche il ricorso al termine “omosessualità” può facilitare il rischio di un visione riduttiva del problema e proponiamo di sostituirlo con quello di “omoaffettività”, certamente di più ampio respiro e adeguato a comprendere una estesa gamma di vissuti e interrogativi che non possono essere circoscritti al solo esercizio della sessualità.

da omosessualità a omoaffettività

«Ma sul piano della vita quotidiana e delle esperienze che ci interpellano come credenti che vivono in una società democratica, quali spunti ricavare dall’invito del questionario? Sentiamo che in una chiesa di persone adulte vi deve essere lo spazio per la voce di chi vive esperienze omoaffetive o anche legami più precisi con persone dello stesso sesso. Lo esige in primo luogo il rispetto della dignità di ogni persona, sul quale si fonda la nostra convivenza. In una visione di fede, poi, lo richiede la consapevolezza che condividiamo lo stesso battesimo e la stessa confermazione che ci è stata donata dallo Spirito.

«Va dunque sgombrato il campo da ogni fraintendimento legato a superate classificazioni di ordine patologico, così come da giudizi morali precostituiti, inaccettabili alibi che ancora oggi favoriscono luoghi comuni pesantemente offensivi. Non si tratta, certo, di un impegno che riguarda la sola comunità ecclesiale, anzi. Questi luoghi comuni (che non troviamo solo sulle labbra di chi è facile alle battute da osteria ma anche nelle dichiarazioni pubbliche di personaggi con responsabilità politiche) sono ancor oggi ricorrenti e talora così fortemente incidenti sulla sensibilità di alcuni (specie se molto giovani) da portare alla drammatica rottura del loro fragile equilibrio di vita.

non precisati valori

«Ci piace pensare alla possibilità di scambi preziosi tra le comunità dei credenti e le famiglie al cui interno si vivono in prima persona gli interrogativi che nascono (a volte in modo inaspettato) dalla “scoperta” che un proprio figlio manifesta orientamenti omoaffettivi. La famiglia deve poter trovare luoghi e persone adeguate per poter esprimere serenamente i propri “vissuti” e le domande che essi le stanno proponendo, ma anche la comunità può risultarne arricchita e divenire, agli occhi di tutti, un luogo esemplare di testimonianza, in grado di incidere (e questo sarebbe veramente un grande risultato del lavoro di preparazione del sinodo) anche sul sentire comune.

Una chiesa che sa riconoscere anche questi “segni dei tempi” e che non ha timore che i suoi membri si pongano, nel confronto con tutti gli uomini, in atteggiamento di piena e laicale disponibilità a contribuire alla crescita dei valori umani. Anche condividendo, sul piano delle scelte politiche, soluzioni legislative in grado di tutelare socialmente queste unioni».

La “logica” – per così dire – di questa gravi affermazioni sta nel sostituire al reale dettato biblico, di nuovo, la  «forza propulsiva di un abbastanza  “indeterminato” progresso sociale», nella quale alle esigenze della fede cristiana si sostituisce un riferimento esplicito a non meglio precisati valori di “società democratica” e di “laicale disponibilità”.

un buonismo sofisticato e ingannevole

Quanto questo vago “buonismo”, con il suo appello alla  “crescita dei valori umani”, sia sofistico e ingannevole, possiamo comprenderlo rileggendo le seguenti affermazioni, scritte dal filosofo e pedagogista Friedrich Wilhelm Förster quasi cent’anni fa:

«Come si può spiegare che un uomo così insignificante come Ponzio Pilato sia eternato nel secondo articolo del credo cristiano? Le parole “patì sotto Ponzio Pilato” definiscono tutta la differenza del cristianesimo da ogni altra religione e filosofia. Mentre il primo articolo tratta della completa maestà di Dio, che riempie cielo e terra, il secondo richiama l’attenzione sul come questa forza di Dio parla, agisce e sopporta, quando fa i conti con Ponzio Pilato, cioè con la forza terrena del tutto volgare, che non riconosce alcuna verità eterna, ma è solo l’esecutrice delle umane passioni e dei materiali interessi e sacrifica indifferente le cose più alte, quando esse minacciano di scompigliare le sue leggi materiali (…)

Allora soltanto è chiaramente stabilita l’altissima verità, quand’essa entra nei grandi conflitti fondamentali della vita e incorpora al vivo la smisurata differenza del suo operare da tutto il modo terreno di agire (…) Che cosa significhi questa umanizzazione di Dio, lo comprendiamo solo allora, quando noi ci siamo una volta reso chiaro, quanto rimangono imprecise, confuse e impure tutte le nostre rappresentazioni della vita superiore, se manca quella luce; quanto restiamo molto attaccati all’esterno splendore della forza, quanto riusciamo poco a riconoscere le cose veramente eroiche e distinguerle dalla posa gonfia, quante cose scambiamo per divine, che sono molto terrene».

sballottati dalle onde

Le affermazioni ambigue e sofistiche che abbiamo letto nei due esempi riportati sembrano verificare quanto dice la lettera agli Efesini su «l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore», per farci essere «come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina».

Gli autori di quelle pagine vorrebbero sostituire le affermazioni “letterali” della Bibbia – che certamente non si possono conciliare con le loro proposte – con una pretesa lettura “spirituale” di essa. Analogamente, si fa oggi appello allo “spirito”, e non alla “lettera” del Concilio.

Ma abbiamo visto «quanto», volendo sostituire il nostro criterio umano all’autorità divina, «rimangono imprecise, confuse e impure tutte le nostre rappresentazioni della vita superiore (…) quanto restiamo molto attaccati all’esterno splendore della forza, quanto riusciamo poco a riconoscere le cose veramente eroiche e distinguerle dalla posa gonfia, quante cose scambiamo per divine, che sono molto terrene».

crescita di valori umani non è verità che ci eleva

Alla “crescita dei valori umani” di un Ponzio Pilato ci ridurrebbero gli autori delle pagine che abbiamo riportato, mentre ci può condurre all’elevazione di Cristo soltanto quella «verità che tanto ci sublima», della quale in nessun modo possiamo disporre a nostro capriccio.

Lo stesso Förster, nella sua ultima grande opera, La questione ebraica – pubblicata nel 1960, quando era ormai novantenne – denunciava l’esistenza di una tendenza, da parte del cristianesimo, ad attenuare la forza delle dottrine veterotestamentarie sulla inviolabile legge di Dio, nell’unilaterale accentuazione della rivelazione dell’amore salvifico di Cristo.

Già Hitler avrebbe voluto che la Chiesa rinunciasse all’Antico Testamento, come testo che opponeva ad ogni prevaricazione del potere umano l’intangibilità della legge divina. Allora Pio XI si rifiutò anche di prendere in considerazione una simile pretesa. Ma oggi sembra che non abbiamo più la stessa fermezza e che l’insufficiente assimilazione dell’Antico Testamento da parte del mondo cristiano stia portando i suoi frutti più velenosi.

unicum

La proiezione di tutta la realtà e di tutta la storia del mondo nella luce del Creatore, della sua azione provvidente e della sua legge inviolabile, costituisce un unicum assolutamente proprio di Israele e di tutta la sua storia spirituale, senza il quale tutta la vita del mondo è destinata a precipitare sempre più in un abisso demoniaco. Ciò spiega l’odio di Hitler per il popolo ebraico e per le sue scritture.

Ma non è allarmante vedere come oggi la più diffusa mentalità cristiana abbia finito quasi per staccare il mistero dell’Incarnazione e il patto di amicizia tra Dio e l’uomo che ne deriva dalle severe dottrine della Torah e del profetismo ebraico?

Un cristianesimo che non abbia coscienza di essere un tutt’uno con il suo formidabile fondamento giudaico non è che una debole immagine del vero cristianesimo. E non si può certamente negare che alcune tra le tendenze più diffuse della moderna teologia, della pratica e del sentire cristiano non siano che la rovinosa esasperazione di questa sorta di scissione del cristianesimo dall’ebraismo. Infatti, che cosa rappresentano il rifiuto delle leggi biologiche e morali e la confusione della carità cristiana con la negazione della gravità del peccato e con la ricerca primaria di un benessere per tutti – frutto della modernità e della scienza – se non l’oblio delle dottrine ebraiche della creazione e dell’inviolabile santità della legge divina?

E cosa dire di autorità ecclesiastiche che non vigilano su pagine così discutibili pubblicate sotto la loro autorità, o che addirittura si mostrano con esse conniventi?

 don Massimo Lapponi

 

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

3 commenti

Rispondi

  • Innanzitutto io spoglierei la Chiesa di tutte le sue ricchezze e di tutta questa gerarchia rendendola povera di beni materiali ma ricca di azione apostolica.Non condivido,ad esempio,di dover pagare una somma, da loro stabilita, per i vari sacramenti e anche per la celebrazione della Messa ai defunti ove la gratuità è solo teorica.Poi licenzierei i preti sociali(massoni?) che saranno teologi, filosofi, politici,psicologi ma poi non hanno mai il tempo per dedicarsi coerentemente ai doveri di una vita consacrata.Penso alla confessione cosi’ riduttiva ad esempio.IL discorso delle diverse identità sessuali e/o psicologiche va affrontato con amore, volto al risanamento del soggetto debole senza discriminazioni ma , al contempo, senza una nuda tolleranza . Queste persone soffrono una solitudine interiore che si origina dalla vergogna e dal timore di una condizione condannata dalla società perbenista di cristiani bigotti.Prendiamo coscienza che siamo tutti peccatori e tutti abbiamo necessità del medico spirituale(parole,messe,esorcismi,preghiere).

  • Io credo che un problema dipenda dal significato del verbo “discriminare” che in primis significa distinguere, discernere, solo in senso traslato “emarginare, mettere da parte”. Ora il cristiano deve discriminare ciò che è peccato da ciò che non lo è, ma non emarginare la persona che resta sempre figlio di Dio. La difficoltà nasce quando si pretende la non distinguibilità dell’uno dall’altro dietro la pretesa della “non discriminazione”. Ecco allora che tutto si sfoca e piomba nell’ambiguità; del resto poichè siamo chiamati ad evangelizzare, cioè annunciare il Cristo morto e risorto per tutti gli uomini, non possiamo esimerci dal farlo soprattutto con quei fratelli che vivono una realtà di peccato confondendola con l’egida di un diritto, sancito sì da una legge, ma non da quella divina.

  • 1Pt 1,17 E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio.
    Ap 20,12 Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.
    Ap 22,12 Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.
    Queste citazioni bibliche contraddicono la misericordia di Dio e di Cristo? Senz’altro no! Ma alla disponibilità totale di Dio alla misericordia deve corrispondere la disponibilità alla conversione e al pentimento da parte di noi peccatori. Chi volesse negare la realtà del peccato, o ad ogni modo renderla irrilevante, facendo appello alla misericordia di Dio, certamente andrebbe contro il Vangelo. E’ anche indubbio che dobbiamo accogliere con amore e misericordia tutti gli uomini, considerando anche le disposizioni soggettive che possono rendere per loro difficile una situazione personale. Ma ciò non vuol dire considerare buono e conforme a rettitudine ciò che obiettivamente non lo è. Se condanniamo con tanta poca “misericordia” e comprensione delle situazioni psicologiche personali i vescovi ricconi e i preti affaristi, per coerenza dovremmo condannare allo stesso modo i disordini sessuali. A parte la battuta, ci sono norme divine che vano osservate, e, se si usa misericordia e comprensione, ciò non vuol dire che bisogna per questo abolire la validità della norma. Questo non è né perbenismo, né bigottismo. E’ nell’interesse stesso del peccatore che bisogna aiutarlo a ritrovare la rettitudine di comportamente, dalla quale soltanto può derivare una vita umanamente felice. L’allontanamento dalla verità non può che portare male. Già più di un secolo fa Vladimir Solov’ëv, nella sua “Leggenda dell’Anticristo”, metteva in bocca all’Anticristo queste parole: “Cristo ha diviso gli uomini mediante il bene e il male, io li uinificherò mediante i beni della salvezza che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi. Cristo ha portato la spada, io porto la pace. Egli ha minacciato la terra con un pauroso giudizio universale; ma io sarò l’ultimo giudice, e il mio giudizio sarà un giudizio di grazia”. Il programma dell’Anticristo sarà: “La via aperta alla pace mondiale e al benessere”.

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